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	<title>Giampiero Avruscio</title>
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		<title>Padova: troppe &#8220;ombre&#8221; in APS!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 09:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzettino]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico l&#8217;articolo de Il Gazzettino del 4/9/2010 a firma di Alberto Rodighiero, dal titolo: &#8220;L&#8217;avviso APS, i viaggiatori: Vergogna!&#8221; non senza un doveroso commento. C&#8217;è un problema alcol fra gli autisti dell&#8217;APS? Se il problema non esiste, perchè i carabinieri faranno dei controlli etilometrici? Se esiste o non esiste il problema, perchè l&#8217;APS avvisa i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/09/ombre-rosse1.jpg"><img class="size-full wp-image-760 alignright" title="ombre rosse" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/09/ombre-rosse1.jpg" alt="" width="199" height="286" /></a>Pubblico l&#8217;articolo de <em>Il Gazzettino del 4/9/2010 a firma di Alberto Rodighiero, dal titolo: &#8220;L&#8217;avviso APS, i viaggiatori: Vergogna!&#8221; </em>non senza un doveroso commento. C&#8217;è un problema alcol fra gli autisti dell&#8217;APS? Se il problema non esiste, perchè i carabinieri faranno dei controlli etilometrici? Se esiste o non esiste il problema, perchè l&#8217;APS avvisa i propri autisti che nei prossimi giorni ci saranno dei controlli? I controlli dei carabinieri a questo punto non saranno inutili? Infatti un controllo negativo effettuato con queste modalità non è la prova che gli autisti non abusano di alcol, ma al contrario getta una pesante ombra su tutta la categoria. Il fatto che i controlli si effettuano sugli autisti perchè hanno una grande responsabilità, non regge! Perchè allora non è stato fatto anche sui chirurghi, anestesisti, medici, infermieri e personale sanitario in generale? E gli autisti dei mezzi di soccorso? E i vigili del fuoco? Visto che amministrazione e consiglio comunale hanno una grandissima responsabilità perchè guidano la Città, perchè non fare lo stesso controllo a Giunta e Consiglieri?  E così via con miliardi di esempi! L&#8217;APS  in questo modo non incentiva certo i cittadini a usare i mezzi pubblici. Troppe &#8220;ombre&#8221;! Mentre il Comune si bea delle dichiarazioni doc dei vari Rossi! <span id="more-758"></span>&#8220;L&#8217;AVVISO APS, I VIAGGIATORI: VERGOGNA&#8221; (A. Rodighiero, il Gazzettino 4/9/2010)</p>
<p>È polemica sul caso del volantino di Aps per informare i propri autisti dei possibili controlli anti-alcol da parte dei carabinieri. Infuriati i viaggiatori: «Vergogna, in questo modo non siamo tutelati». Insorge anche il centrodestra. «Davanti a un fatto come questo resto allibito», sottolinea Avruscio del Pdl. E a lui si uniscono Salmaso e Venuleo della Lega Nord. E mentre il vicensindaco difende l&#8217;azienda, il presidente di Aps ringrazia il carabiniere che li ha avvertiti. Protestano anche gli autisti: «Non fateci passare per dei criminali». La politica padovana s&#8217;interroga sul caso del volantino antietilometro dell&#8217;Aps e il centrodestra solleva un dubbio: «Non è che l&#8217;azienda abbia qualcosa da nascondere?». Da palazzo Moroni però arrivano toni rassicuranti. «Tenderei ad escludere nella maniera più assoluta che quei cartelli siano la conseguenza di qualche &#8220;informazione riservata&#8221;». Ivo Rossi sulla questione è chiarissimo: i manifestini affissi dall&#8217;azienda guidata da Amedeo Levorato in cui si avverte che i carabinieri potrebbero sottoporre i conducenti di bus e tram al test dell&#8217;etilometro, non sono il frutto di una &#8220;soffiata&#8221;. «Ci mancherebbe altro &#8211; scandisce l&#8217;assessore alla Mobilità molto semplicemente l&#8217;azienda voleva sollecitare in modo più incisivo il personale su un problema che non può essere sottovalutato». «Anche se in Aps non si sono registrati casi particolarmente preoccupanti che vanno in questa direzione &#8211; aggiunge &#8211; la guardia va tenuta sempre alta». «Non dobbiamo dimenticare che chi guida un mezzo pubblico si assume la responsabilità di trasportare miglia di persone ogni giorno. Quindi utilizzare anche dei messaggi &#8220;forti&#8221; che possano essere dei robusti deterrenti contro la guida in stato di ebbrezza ci può anche stare».<br />
Un ragionamento che non sembra convincere affatto Giampiero Avruscio. «Comecittadino e come medico, davanti ad un fatto come questo rimango allibito» tuona il consigliere del Popolo della Libertà. «Quantomeno mi pongo una domanda: perché Aps ha ritenuto opportuno avvertire i suoi autisti che verranno effettuati dei controlli anti alcol?» si chiede il vicepresidente del Consiglio comunale che poi aggiunge: «Il dubbio che viene a chiunque è questo: non è che si tema che l&#8217;assunzione di alcolici da parte di chi guida bus e tram sia qualcosa di più che un rischio remoto?». «Lungi da me sostenere che si tratti di una consuetudine diffusa tra la maggioranza degli autisti, ci mancherebbe, rimane il fatto che tanta solerzia da parte dell&#8217;azienda nel mettere le mani avanti lascia quantomeno perplessi».<br />
Polemico è anche Alberto Salmaso. «Spero che la faccenda stia come ce la spiega Rossi, diversamente la cosa sarebbe piuttosto grave» dice il capogruppo del Pdl. «Avvertire di un controllo da parte delle forze dell&#8217;ordine non mi pare un comportamento opportuno ed eticamente condivisibile. Che a farlo sia poi un&#8217;azienda controllata praticamente al 100% del Comune è ancora più grave». «In questo modo si rischia di vanificare il lavoro delle forze di polizia spiega invece il leghista Mario Venuleo &#8211; se si applicasse questo comportamento anche con tutti gli altri cittadini, di fatto gli sforzi di carabinieri e polizia diverrebbero inutili». «Così facendo &#8211; conclude l&#8217;esponente del Carroccio non si tutelano neppure i diritti dei cittadini. In linea teorica infatti, sapendo quando ci sono i controlli, gli autisti potrebbero astenersi dagli alcolici solo in determinati giorni per poi bere negli altri».</p>
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		<title>Prato della Valle. La resa dei conti!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico la lettera di Legambiente, Amissi del Piovego e Italia Nostra al Sindaco di Padova Zanonato contro il progetto dell&#8217;Amministrazione di costruire un parcheggio in piazza Rabin e infrastrutture connesse e per la revisione dei progetti riguardanti l’ “Avancorpo” dell’ex Foro Boario e la sistemazione di Piazza Rabin. Ricordo che l&#8217;Amministrazione approvò quel piano l&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/09/Foro-Boario.jpg"><img class="size-full wp-image-756 alignright" title="Foro Boario" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/09/Foro-Boario.jpg" alt="" width="299" height="225" /></a></strong><strong>Pubblico la lettera di Legambiente, Amissi del Piovego e Italia Nostra al Sindaco di Padova Zanonato contro il progetto dell&#8217;Amministrazione di costruire un parcheggio in piazza Rabin e infrastrutture connesse e per la revisione dei progetti riguardanti l’ “Avancorpo” dell’ex Foro Boario e la sistemazione di Piazza Rabin.</strong> Ricordo che l&#8217;Amministrazione approvò quel piano l&#8217;ultimo momento dell&#8217;ultimo consiglio comunale il 22/4/2009, divenuto esecutivo il 9/5/2009. Poi ci sono state le elezioni. Presenti quel giorno a quella discussione che ora infiamma tutta la politica cittadina (e di questo sono ben felice!), <strong>eravamo  in 23  su 40 consiglieri</strong>. Abbiamo partecipato alla discussione in 6 Consiglieri: D’Agostino, Fede, Noventa, Beltrame, Avruscio, Zan, oltre al relatore Assessore Mariani. Questa la votazione finale: <strong>voti  favorevoli n.11</strong> : Naccarato, Boselli, Molinari, Zangrossi, Berno, Italiano, Verlato, Dalla Venezia, Cavazzana, Zampieri, Zanonato. <strong>Voti contrari n. 5</strong> : Beltrame, Zan, Avruscio, Fede, D’Agostino.  <strong>Astenuti n. 5</strong> : Noventa, Di Falco, Di Masi, Faleschini, Vio.  <strong>Non votanti  n.2</strong>: Salmaso, Balduino.  <strong>Assenti n.19</strong> : Mazzetto, Mistrello Destro, Marin, Bordin, Menorello, Riccoboni, Saia, Zanon, Zanesco,  Foresta, Carabotta, Nicolini, Pisani, Lenci, Covi, Zoccali, Vettore, Pipitone. <strong>Considerati i voti di astensione e i voti contrari di una parte della stessa maggioranza, la presenza di tutti i consiglieri di minoranza avrebbe potuto evitare le discussioni di oggi e soprattutto avrebbe potuto salvare la Città dal deturpamento di uno dei monumenti più belli e importanti che ha sempre caratterizzato Padova? </strong> Riporto anche il video del mio intervento, quanto mai in linea con le prese di posizione di oggi, perchè siano i fatti e i documenti ad essere giudicati, più delle parole stesse:  <a href="http://groupware.comune.padova.it/salaconsiglio/video_detail.php?video_indirizzo=22_04_2009+19_09_30_2.wmv&amp;posizione=6976">Avruscio su Prato della Valle 22/04/2009</a><span id="more-755"></span><em>Questa la lettera:</em><br />
In previsione delle decisioni che l’Amministrazione comunale di Padova dovrà prendere per la ridefinizione dei progetti riguardanti  la costruzione di un parcheggio interrato in Piazza Rabin e delle infrastrutture connesse, nonché dell’“Avancorpo” dell’ex Foro Boario e la sistemazione di Piazza Rabin, dopo il parere negativo espresso dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Veneto Orientale, le associazioni Legambiente,  Amissi del Piovego e Italia Nostra illustrano, nel presente documento, le linee di intervento a tutela dell’integrità dell’area monumentale di Prato della Valle.<br />
Innanzitutto sottolineano, come da anni, le associazioni firmatarie abbiano dimostrato quanto il passaggio del traffico d’attraversamento est-ovest a cui l’area è sottoposta, ed il parcheggio a raso già esistente in Piazza Rabin , contrastino con la tutela ed il restauro dell’area monumentale di Prato della Valle, prova ne sia il danneggiamento delle statue dell’isola Memmia, causata anche della vibrazioni e dall’inquinamento atmosferico prodotti dal traffico stesso.<br />
In secondo luogo va evidenziato come le motivazioni sulle quali poggia il parere contrario della Soprintendenza siano pressoché coincidenti con i motivi di contrasto al progetto, che le associazioni ed il comitato hanno in diverse occasioni rappresentato al comune. Questa comunità di vedute porta a concludere che l’approccio progettuale al Sistema del Prato della Valle, quanto meno nel quadrante che ci interessa, relativo  al “sistema unitario” formato dal Prà, dall’area dell’ex Foro Boario e dal complesso di Santa Giustina, deve essere rispettoso di alcuni precisi indirizzi che ne garantiscano la tutela ambientale ed il decoro.<br />
Questi indirizzi, finalizzati alla salvaguardia ed al restauro conservativo di Prato della Valle ed alla riqualificazione urbanistica dell’ex foro Boario, sono:<br />
1) L’abbandono del progetto di costruzione del parcheggio interrato e la progressiva trasformazione dell’area in oggetto in ZTL al fine di garantire, in coerenza con le motivazioni del vincolo ministeriale:<br />
A) la permeabilità visiva e percettiva fra lo spazio del Prato della Valle e lo spazio retrostante il cosiddetto “Avancorpo” dell’ex Foro Boario;<br />
B) La permeabilità pedonale, che permetta di superare le attuali cesure e di ricucire lo spazio tra il Prà, l’ex Foro Boario ed il complesso di Santa Giustina.<br />
C)    Il Pieno restauro dell’Isola Memmia, di tutti i beni architettonici dell’area e lo stombinamento del canale Alicorno<br />
Fatta questa necessaria premessa, Legambiente, Amissi del Piovego e Italia Nostra concordano sulle seguenti ipotesi di revisione del progetto, sulle quali invitano l’amministrazione comunale a volersi confrontare, per poter concordare successivamente una variante che tuteli il “sistema unitario” oggetto dei vincoli diretti ed indiretti imposti dal Ministero per i Beni Ambientali e Culturali.<br />
MOBILITA’ E SOSTA NELL’AREA MONUMENTALE<br />
·        Abbandono del progetto di realizzazione del parcheggio interrato sotto piazza Rabin. Un parcheggio a rotazione a ridosso del Prato della Valle costituisce un attrattore di traffico incompatibile con la conservazione dell’area monumentale. (Va ricordato che il silo previsto prevede molti più posti auto di quelli attualmente disponibili in superfice.) Il traffico che attraversa le aree monumentali, infatti, ne limita fortemente l’apprezzamento, la godibilità e la fruibilità mentre, per contro, ne accentua il degrado (soprattutto a causa degli inquinanti aerei fortemente aggressivi che, nel nostro caso, stanno deteriorando irrimediabilmente le statue dell’isola Memmia).<br />
·        Inoltre gli autoveicoli che cercheranno di parcheggiare nell’autosilo intaseranno ancor più Prato della Valle e via 58° Fanteria, confermando ed aggravando le esistenti cesure tra il Prà della Valle, l’area dell’ex Foro Boario ed il complesso di Santa Giustina. Cesure che, per stessa affermazione della Soprintendenza, sono incompatibili con la tutela ed il decoro dell’area monumentale vincolata. L’accessibilità al Sistema Prato della Valle va risolto ottimizzando il sistema dei parcheggi periferici ed i collegamenti con le linee di forza del trasporto pubblico, attuando un politica tariffaria integrata che favorisca l’utilizzo del mezzo pubblico.<br />
·        Va d&#8217;altra parte sottolineato come la concessione quarantacinquennale ad un soggetto privato della gestione dell’autosilo (che si prevede di realizzare in project financing) inevitabilmente condizionerebbe in senso negativo, per quasi mezzo secolo, ogni futuro piano della mobilità volto a limitare l&#8217;uso dell&#8217;auto privata in centro storico.<br />
·        Si chiede inoltre che il Comune, nell&#8217;ambito di un più generale piano del traffico finalizzato ad eliminare il traffico automobilistico di attraversamento in tutte le aree del centro storico,  assuma la decisione strategica di assoggettare progressivamente a Zona a Traffico Limitato l’intero “Sistema Prato della Valle”, affidando, come detto in precedenza, ad un efficiente e capillare servizio di trasporto pubblico l’accessibilità all’area e garantendo la fornitura degli esercizi pubblici (ma anche il recapito domiciliare degli acquisti ingombranti) ad un sistema di mezzi ecologici, come avviene per le piazze del centro.</p>
<p>RESTAURO E RECUPERO DELL’AREA MONUMENTALE<br />
·        Riapertura del canale Alicorno, garantendone una significativa portata d’acqua, al fine di recuperare il rapporto di mediazione tra l’area del Foro ed il complesso conventuale di Santa Giustina e di collegare il Prà con le mura cinquecentesche secondo il disegno di Andrea Memmo. È inoltre da non sottovalutare l’eventuale funzione dell’alveo del canale come invaso per la raccolta delle acque di prima pioggia, in un’area che si è dimostrata molto fragile in occasione di forti eventi atmosferici;<br />
·        Restauro delle Statue dell’Isola Memmia. Da anni nessun intervento è stato operato sulle statue e 36 su 78 sono vistosamente danneggiate: colpiti soprattutto gli arti superiori, con dita e mani polverizzate o, addirittura, avambracci troncati. E poi teste danneggiate, ali di putti o di angeli mozzate. Sono evidentissime le tracce di erosione e corrosione, depositi di croste nere e muffe su tutti i manufatti dell’Isola Memmia. [1]<br />
·        Recupero a parco dell’area dell’ex foro boario retrostante l’Avancorpo, con piantumazioni di essenze che consentano la percezione visiva verso la cortina delle mura cinquecentesche ed integrazione di detta area con l&#8217;auspicata formazione di un organico Parco delle Mura cinquecentesche finalizzato non solo al recupero di un bene monumentale essenziale per l&#8217;immagine e l&#8217;identità urbana,  ma anche a dar vita ad un anello verde di connessione tra centro e periferie storiche essenziale per gli equilibri ecologici dell&#8217;intero organismo urbano (anello che dovrà comprendere anche le aree di prevedibile prossima trasformazione edilizia ed urbanistica, quali quelle di piazzale Boschetti, degli ospedali, delle caserme nel settore ovest del centro storico.)<br />
·        Recupero funzionale del cosiddetto “Avancorpo”, purché venga mantenuta la permeabilità visiva e percettiva tra l’area del Prà e quella dell’ex Foro Boario, in conformità con il parere della Soprintendenza, e non vi siano aumenti di cubatura<br />
·        Eliminazione delle gradinate dello stadio Appiani prospettanti via 58° Fanteria e riadattamento del campo da calcio nello stile originario “all’inglese”, con gradinate in legno o su terrapieno erboso. Il campo da calcio dovrà essere destinato prevalentemente alle attività delle società sportive operanti nel quartiere, evitando che vi sia un uso esclusivo da parte di un’unica società;<br />
·         Si chiede, inoltre, che il comune avvii sollecitamente delle contrattazioni con il Ministero della Difesa (anche a fronte del recente decreto attuativo del federalismo sui beni demaniali) per la cessione della caserma Salomone, al fine di acquisirne l’area che fa parte di quell’ insieme unitario” che si intende riqualificare e tutelare.</p>
<p>Le proposte contenute nel presente documento vogliono anche confutare la qualificazione di “partito del non fare” data alle associazioni ambientaliste ed ai comitati. Da sempre sosteniamo, invece, che l’area in questione abbia necessità di una riqualificazione. Riqualificazione, però, che deve essere rispettosa delle caratteristiche di un ambito monumentale che deve essere conservato nei suoi equilibri, architettonici ed ambientali, al fine di essere consegnato con intatta carica suggestiva alle generazioni future. Nella contrattazione con i privati, a cui ormai è affidato ogni intervento di riqualificazione del tessuto urbano, l’amministrazione comunale deve fissare rigorosamente gli obiettivi di carattere funzionale, compositivo e culturale che devono essere conseguiti per garantire il recupero qualitativo degli spazi urbani. Questi obiettivi, per poter affermare che corrispondono ad un interesse di carattere generale, dovrebbero essere largamente condivisi attraverso percorsi di partecipazione dei cittadini. Questo documento, in assenza di un reale processo di partecipazione per la trasformazione dell’area in oggetto, ha la finalità di offrire all’amministrazione comunale il punto di vista delle Associazioni e del Comitato che lo sottoscrivono, per una determinazione maggiormente condivisa delle scelte finali che competono a codesta amministrazione comunale.</p>
<p>[1]           La cause del degrado delle statue è dovuto al  passare del tempo ed ad atti vandalici. Ma agisce anche l’effetto gli agenti atmosferici enormemente potenziato da due fattori: l’inquinamento atmosferico e la mancata manutenzione, che stanno abbreviando la vita della pietra tenera di Vicenza (calcarea) da cui sono state ricavate le statue.</p>
<p>In pratica il traffico ed il relativo inquinamento stanno distruggendo le statue. E la situazione si aggraverebbe ulteriormente con la realizzazione dell’autosilos che con i sui 600 posti auto richiamerebbe ancor più traffico nell’area di Prato della Valle.</p>
<p>I principali fenomeni di degrado rilevabili sulle statue sono di quattro tipi.</p>
<p>Erosione-corrosione</p>
<p>Si tratta dell’azione meccanica della pioggia legata al contemporaneo effetto di dissoluzione chimica del calcare aumentata dall’acidità dell’NO2 (biossido di azoto) della CO2 (anidride carbonica) e del SO2 (anidride solforosa), inquinanti presenti nell’aria di Padova. Si manifesta chiaramente sulle parti esposte delle statue con asportazione di materiale e rugosità superficiali.</p>
<p>Depositi di croste nere</p>
<p>Sono di diverso spessore e tonalità cromatiche, la cui colorazione nera è dovuta prevalentemente alla particelle carboniose -tipiche delle polveri sottili come il Pm10 – spesso associate a microcristalli di gesso, prodotti dai fenomeni d’erosione e corrosione prima descritti.</p>
<p>Esfoliazioni, scagliature, polverizzazioni</p>
<p>Questi danni sono associati tra loro essendo prevalentemente connesse agli effetti della dissoluzione ciclica del gesso prodottosi a causa dell’inquinamento atmosferico e dalle continue vibrazioni dovute al traffico.</p>
<p>Patine</p>
<p>Le patine biologiche sono dovute alla elevata porosità della pietra tenera e quindi al ristagno maggiore delle acque nelle statue. Si presentano sotto forma di aree ricoperte da colorazioni verdi.</p>
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		<title>La &#8220;Ragion di Stato&#8221; è solo a sinistra</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico l&#8217;articolo de Il Giornale 31 agosto 2010 dal titolo &#8220;Quanti fratelli a sinistra per Gheddafi&#8221;, a firma di Felice Manti. Gheddafi viene in Italia e l’opposizione lo copre di fischi. Qualche tempo fa era lui a dirsi «fratello» di Romano Prodi e «amico» di Massimo D’Alema. Succede. È come vedere la tua fidanzata storica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/08/C_3_TopNews_96033_foto.jpg"><img class="size-full wp-image-753 alignright" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/08/C_3_TopNews_96033_foto.jpg" alt="" width="158" height="217" /></a>Pubblico l&#8217;articolo de Il Giornale 31 agosto 2010 dal titolo &#8220;Quanti fratelli a sinistra per Gheddafi&#8221;, a firma di Felice Manti.</em> Gheddafi viene in Italia e l’opposizione lo copre di fischi. Qualche tempo fa era lui a dirsi «fratello» di Romano Prodi e «amico» di Massimo D’Alema. Succede. È come vedere la tua fidanzata storica che si bacia con il tuo rivale. Tutta questa polverosa indignazione che l’opposizione di sinistra ha sollevato in questi giorni altro non è che gelosia. Muammar Gheddafi, fino al 2008, era praticamente «cosa loro». E oggi che il premier Silvio Berlusconi gli ha scalzati la sinistra s’indigna.<br />
Il rapporto tra Muammar e il Professore va avanti del 1996, all’alba del suo primo tragicomico biennio da premier. Anche allora fu stretta di mano nel tendone, danaroso contratto con l’Eni firmato e ciao. «Voglio esprimere la mia gratitudine a mio fratello Romano», disse qualche anno dopo il Colonnello. Era il 27 aprile del 2004, per lui era la prima volta in Europa dopo vent’anni. Tutto grazie a Prodi, che da presidente della Commissione europea gli aveva spalancato le porte di Bruxelles e si era speso, con successo, contro l’embargo dell’Onu alla Libia. «Oggi &#8211; rispose Prodi &#8211; è un grande giorno per l’Europa». In mezzo, in quegli otto anni, ci furono decine di incontri e telefonate riservate.<span id="more-752"></span><br />
La sinistra italiana, dalla Bindi in giù, si spellava le mani dagli applausi per il grande lavoro dell’ex premier. «La stampa straniera &#8211; gongolò il fedelissimo di Prodi Giulio Santagata &#8211; aveva bollato l’apertura di Prodi a Gheddafi come una iniziativa sconsiderata e incomprensibile, un passo falso. Oggi credo che qualcuno dovrebbe rendere merito alla lungimiranza di Prodi». Persino l’allora ministro degli Esteri Lamberto Dini fu ricevuto due volte nella tenda. Lui, il Colonnello, era vestito con camicia e pantaloni verdi militari e un cappellino da ranger. E la prima domanda fu: «Come sta Prodi?». Finì, come sempre, che il titolare della Farnesina tornò in Italia con in tasca un altro accordo da 5,5 miliardi di dollari per la ricerca di gas naturale e un oleodotto da realizzare tra la società nazionale petrolifera libica e ovviamente l’Eni. A sinistra nulla da dire, allora.<br />
E Massimo D’Alema? Ah, D’Alema, D’Alema. Uno che andava sotto braccio a Hezbollah tra le macerie di Beirut figurarsi se si è mai imbarazzato di fronte al leader libico. I due si dicono «amici», e Baffino in passato non ha nascosto di aver fatto al Colonnello un sacco di moine. Quando si decise di far processare in Olanda da un tribunale scozzese i due libici accusati dell’attentato contro il jumbo della Pan Am del 1998 (270 morti) a Lockerbie, fu un D’Alema raggiante a chiamarlo nella tenda per complimentarsi. E nel 1999, prima di rotolare rovinosamente per la debacle alle Regionali, si precipitò a invocare una pietra tombale sul passato colonialismo italiano in Libia «per rafforzare la cooperazione tra Tripoli e l’Italia» in chiave anti immigrazione e per portare un po’ di soldi libici in Italia. Insomma, quando si tratta di affari la sinistra tutti questi scrupoli sui diritti umani non se li è mai posti.<br />
Della metamorfosi dalemiana al tempo si accorse persino il New York Times: «La visita di D’Alema in Libia evidenzia una recente priorità della politica estera italiana: proiettarsi, in fretta e per prima, verso i paesi petroliferi del Nord Africa e del Medio Oriente. Sembra molto probabile &#8211; aggiunse ilNyt &#8211; che il Colonnello Muammar Gheddafi visiterà l’Italia». «È presto», replicò Baffino a favore di telecamera mentre scendeva dal Falcon di ritorno dalla Libia con in braccio Anisa e Amira, le due bambine italiane figlie di Abubaker Sharif, un libico che le aveva avute da due donne di Pisa. Le bimbe erano bloccate in Libia dal ’96 perché senza permesso d’espatrio. Il regalino del Colonnello non bastò a far restare D’Alema a Palazzo Chigi, ma i due continuarono a sentirsi.<br />
Nel 2006 scoppiarono le violenze a Bengasi dopo la maglietta con le vignette anti-Islam mostrate dal leghista Roberto Calderoli al Tg1. Gheddafi, saggiamente, disse che quell’incidente non avrebbe compromesso i rapporti tra i due paesi. Parole apprezzate subito da un altro dei leader della sinistra di allora, Francesco Rutelli: «Un possibile governo di centrosinistra, guidato da Romano Prodi, sarà in grado di rendere credibili e concreti i progetti di cooperazione e di contribuire a chiudere ogni contenzioso e divergenza bilaterale». In effetti il Professore vinse per 20mila voti, Gheddafi lo chiamò per fargli gli auguri e Romano corse subito a incassare l’abbraccio del Colonnello. Era l’otto settembre di quattro anni fa, sembra passato un secolo. Lui e Muammar a cena: menù a base di montone e altre specialità locali, il tutto innaffiato con thè alla menta, coca cola e birra analcolica, raccontano le cronache dei giornali. E quando l’anno dopo scoppiò un piccolo giallo sulla sua salute, e si ipotizzò che il Colonnello fosse morto, chi sciolse l’enigma? Prodi. «Mi ha chiamato Muammar, sta bene». Detto da uno che quando vuole (vedi seduta spiritica durante il rapimento Moro) coi morti ci parla davvero fa ridere, ma questa è un’altra storia.<br />
Con Prodi premier D’Alema si mise addosso la casacca della Farnesina. E il pensiero tornò a sette anni prima, al grande «gesto riparatore» solo sfiorato nel ’99: la costruzione dell’ormai famosa autostrada costiera da sei miliardi di euro tra Egitto e Tunisia da appaltare alle aziende italiane in cambio del mea culpa sui tragica deportazione dei libici in Italia nel 1911-12. «È stata una pagina tragica e vergognosa», disse subito D’Alema, con la mano tesa. Miele per le orecchie di Gheddafi. Il problema è che però quell’accordo lo firmò Berlusconi, il 30 agosto 2008, aprendo definitivamente la cassaforte libica alle imprese italiane. È allora che il Pd Marco Minniti s’infuriò. Con Gheddafi? No, con Silvio l’ingrato: «Fu il governo Prodi il primo a dialogare con Gheddafi. E il primo ministro europeo a fargli visita ufficiale nel 1999 fu D’Alema». E pensare che dopo lo storico accordo l’ex premier Ds aveva bofonchiato ai suoi durante un comizio ad Alessandria, schiumando di rabbia: «Ci chiese un sacco di soldi e gli dissi di no, Berlusconi invece glieli ha dati subito. Tanto sono vostri». Era appena l’anno scorso, e già allora il Colonnello era fuori moda. Ultima chicca: uno dei figli di Gheddafi, Saif al-Islam, qualche tempo fa rivelò a Panorama: «Mi piace molto Berlusconi ma politicamente sono di sinistra: un socialista e non un conservatore. Quindi, solo per questo, preferisco D’Alema». E poi uno si stupisce perché si arrabbiano&#8230;</p>
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		<title>Il &#8220;male italico&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 11:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Libero 19/08/2010, a firma di Chiara Buoncristiani, dal titolo: &#8220;Assenteisti da record&#8221; - Quarantatrè anni,  agente della polizia provinciale di Latina a 1300 euro al mese di stipendio, Carlo P. ha collezionato in sei anni oltre 400 giorni di assenza per malattia. Con un particolare decisivo: tutti i certificati medici sono arrivati via fax [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/08/cuba.jpg"><img class="size-full wp-image-747 alignright" title="cuba" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/08/cuba.jpg" alt="" width="279" height="185" /></a>Da Libero 19/08/2010, a firma di Chiara Buoncristiani</em>, <em>dal titolo: &#8220;Assenteisti da record&#8221; </em>- Quarantatrè anni,  agente della polizia provinciale di Latina a 1300 euro al mese di stipendio, Carlo P. ha collezionato in sei anni oltre 400 giorni di assenza per malattia. Con un particolare decisivo: tutti i certificati medici sono arrivati via fax direttamente dall’Avana. Nell’isola di Fidel  l’agente passa regolarmente i suoi trenta giorni di ferie. Poi ci pensano timbro e firma  dell’autorità sanitaria cubana a garantire che Carlo sia impossibilitato a riprendere un volo diretto in Italia  per venti, quaranta o anche  sessanta giorni. Come dire, per ogni epidemia c’è un vaccino, il problema nasce solo se il virus muta. Per l’assenteismo endemico degli impiegati statali c’è stata la cura  Brunetta, con le visite fiscali e i controlli incrociati, terapia buona per costringere all’effecienza un bel numero di fannulloni.  Poi però è arrivato Carlo P. e ha messo in crisi il sistema con le sue malattie “cubane”. <span id="more-746"></span>Per i colleghi della Provincia pontina l’agente P. è ormai il nemico pubblico numero uno.<br />
C’è chi lo immagina sdraiato al sole con sigaro nella destra e bicchiere di rum nella sinistra e chi, più concretamente, ha cominciato a raccogliere “prove” da sottoporre all’attenzione del presidente della Provincia Armando Cusani. Nel 2004 sono stati 40 i  giorni di assenza forzata dal lavoro. Un centinaio tra il 2005 e il 2006. Una settantina nel 2007 e altri cento tra il 2008 il 2009. Creative le cause di malattia: si va dalla rottura di un dito all’infezione, dal colpo ricevuto alla nuca fino all’influenza esotica. Una salute così fragile e cagionevole che lo scorso anno, al ritorno dai Caraibi, Carlo P. fu sottoposto a visita collegiale &#8211; quella cui sono chiamati i  dipendenti che per due anni di seguito si  ammalano per più di un mese &#8211; per verificare se fosse ancora  idoneo a fare l’agente. Risultò  idoneo.<br />
Il massimo però è stato raggiunto quest’anno, quando sulla scrivania di Cusani è arrivato il secondo certificato consecutivo per ipertensione arteriosa.  «Ho dovuto scegliere se invocare  l’intervento di qualche luminare della medicina per evitare che il dipendente si ammali sempre», commenta Cusani, «o far scattare tutti i possibili meccanismi di verifica. Ma visto che le sue malattie non sono mai né gravi, né cronico-regressive ho scelto la seconda strada».<br />
Per niente semplice mandare una visita fiscale ai Caraibi. La legge Brunetta prevede che il controllo per certificati inviati durante le ferie sia immediato con tanto di ispettore  nel luogo della vacanza, ma non arriva a contemplare che la località da visitare si trovi oltreoceano. E allora la Provincia di Latina, che per ironia della sorte fu la prima a firmare il protocollo Brunetta per le pubbliche amministrazioni sta cercando di agire su due fronti. «Come prima azione abbiamo reiterato all’ambasciata italiana presso Cuba la richiesta per la visita fiscale. Lo avevamo fatto anche lo scorso anno, ma le autorità dell’Habana  si sono dimostrate “refrattarie”  a causa dei rapporti non troppo buoni con l’Italia che da sempre denuncia il mancato rispetto dei diritti umani a Cuba», spiega Cusani. Che nel frattempo ha presentato un esposto alla Procura e depositato alla magistratura un dossier con la sequenza di richieste di ferie e certificati di malattia.  «Quando rientrerà dai Caraibi lo convoco subito perché sono molto curioso», conclude il presidente della Provincia, «vorrei davvero capire se ha bisogno della benedizione di qualche santo o se è solo molto furbo».</p>
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		<title>Il Comune di Padova fuorilegge!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 23:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando un cittadino non rispetta il Codice della Strada, oltre che spesso mettere in pericolo se stesso e gli altri, viene sanzionato. Ma quando è il Comune a non rispettare le norme del Codice della strada? E&#8217; il caso dei cosiddetti &#8220;rallentatori del traffico&#8221; che tappezzano le strade di Padova, percorse con maggiore frequenza dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Dosso.jpg"><img class="size-full wp-image-739    alignleft" title="Dosso" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Dosso.jpg" alt="" width="258" height="184" /></a></strong><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Dosso-macchina.jpg"><img class="size-full wp-image-740   alignright" title="Dosso macchina" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Dosso-macchina.jpg" alt="" width="222" height="179" /></a>Quando un cittadino non rispetta il Codice della Strada, oltre che spesso mettere in pericolo se stesso e gli altri, viene sanzionato. <strong>Ma quando è il Comune a non rispettare le norme del Codice della strada?</strong> E&#8217; il caso dei cosiddetti &#8220;rallentatori del traffico&#8221; che tappezzano le strade di Padova, percorse con maggiore frequenza dai mezzi di trasporto pubblico, di soccorso ed emergenza. Rallentatori sono anche gli attraversamenti ciclo-pedonali rialzati, che sono veri e propri &#8220;Dossi&#8221; in quanto non rispettano le Linee Guida del Ministero dei Lavori pubblici, poichè la lunghezza dell&#8217;innalzamento del piano stradale è inferiore ai 10-12 metri previsti (senza contare le altezze più disparate): la maggiorparte corrisponde invece a circa la metà e tutti comunque inferiori agli 8 metri. <span id="more-738"></span>Inoltre, secondo le Direttive del Ministero, &#8220;In ogni caso <strong>si suggerisce di non installare i manufatti</strong> di che trattasi in prossimità delle sedi di organi di Polizia o di istituzioni che operano anche in condizioni di emergenza, o lungo i consueti percorsi dei veicoli di trasporto pubblico o di emergenza al fine di non ostacolare o rallentare la loro attività&#8221;. L&#8217;Art 179 del Regolamento di attuazione del Codice della Strada al comma 5, recita espressamente, in relazione ai Dossi, quali appunto sono gli attraversamenti rialzati di Padova, che:<strong>&#8220;Ne è vietato l&#8217;impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento&#8221;.</strong><br />
La Direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici del 24 ottobre 2000,  <strong>proprio in relazione ai Dossi</strong> (quali sono appunto gli attraversamenti rialzati di Padova), dice: &#8220;quelli eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, <strong>devono essere rimossi</strong>.&#8221; Quanto costerà ai cittadini l&#8217;imperizia del Comune? Le irregolarità sono state documentate nel parere espresso dal Compartimento della Polizia stradale del Veneto -Sezione di Padova, a cui il Comune è rimasto sordo, come è rimasto muto ai richiami e alle richieste del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti&#8230;<br />
I &#8220;rallentatori di velocità&#8221; sono uno strumento che deve essere utilizzato non in maniera indiscriminata come sta facendo il Comune di Padova, ma deve essere oggetto di grande attenzione e la loro installazione deve avvenire con le modalità e nei limiti previsti dal Regolamento, per la sicurezza stradale e dei trasporti pubblici.<br />
Un ulteriore particolare: il Comune di Padova è ancora sprovvisto del Piano di Protezione Civile. Piano di emergenza che tutti i Comuni sono obbligati ad adottare per Legge&#8230;.<strong>Padova ancora non  è provvisto di un Piano di Emergenza funzionale ed efficace in caso di grandi calamità!</strong></p>
<p><strong>Questa la richiesta-denuncia inviata:<br />
</strong></p>
<p>Padova li, 26/07/2010<br />
Alla cortese attenzione:<br />
sig Sindaco di Padova<br />
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti<br />
Compartimento Polizia Stradale per il Veneto – Sezione di Padova<br />
Direttore settore infrastrutture Nordest<br />
Presidente della Regione Veneto<br />
Presidente della Provincia di PadovaCorte dei Conti di Venezia<br />
<strong>0ggetto : richiesta di rimozione immediata degli attraversamenti pedonali e/o ciclabili rialzati dalle vie percorse con<br />
maggior frequenza dai mezzi di trasporto pubblico, di soccorso ed emergenza.</strong><br />
Il sottoscritto Giampiero Avruscio, Vice-Presidente del Consiglio Comunale di Padova,<br />
- dopo aver ricevuto numerose lamentale da parte di cittadini nonché di autisti di mezzi di soccorso,<br />
- dopo aver preso visione del parere del Compartimento della Polizia Stradale per il Veneto, Sezione di<br />
Padova, del 19/11/2009, secondo il quale in relazione al divieto di posizionamento dei rallentatori di velocità<br />
lungo gli itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso, “non vi è dubbio che, in molti casi, tale divieto non<br />
sia rispettato” dal Comune di Padova<br />
- dopo aver preso visione dell’inadempienza del Comune di Padova a quanto richiesto dal Ministero<br />
delle Infrastrutture e dei Trasporti in data 10/6/2010, ovvero “di chiarire espressamente che nessuno degli<br />
attraversamenti pedonali rialzati installati si trova su percorsi frequentemente utilizzati da veicoli di trasporto<br />
pubblico, di soccorso o emergenza e quindi non si creano intralcio o rallentamento all’espletamento di tali<br />
attività, ovvero, in caso contrario, provvedere alla loro rimozione”.<br />
- Dopo aver preso visione della missiva da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella quale<br />
si incarica il “Provveditorato Interregionale di voler esperire gli opportuni accertamenti in merito,<br />
di riferire a questa Direzione circa l’esito degli stessi, sollecitando altresì l’ente proprietario a sanare le<br />
eventuali irregolarità qualora le stesse risultino confermate”.CHIEDE<br />
che si proceda a quanto in oggetto, al fine di risanare la situazione di irregolarità come già accertata dal<br />
Compartimento della Polizia Stradale per il Veneto, Sezione di Padova, ottemperando così alle normative del<br />
codice della strada.Il sottoscritto fa presente inoltre che il comma 14 dell’art 38 del Codice della strada, recita<br />
espressamente che “in caso di inottemperanza nel termine di 15 giorni dall’ingiunzione, provvede il<br />
Ministero dei Lavori Pubblici ponendo a carico dell’Ente proprietario della strada le spese relative, con<br />
ordinanza-ingiunzione che costituiscono titolo esecutivo”<br />
In attesa di Vostro gentile riscontro, porgo distinti saluti.<br />
Allegati:<br />
- Parere del Compartimento della Polizia Stradale per il Veneto – Sezione di Padova (prot n 16829) del<br />
19/11/2009<br />
- Richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al Comune di Padova (Prot 0050854 – 10/06/<br />
2010)<br />
- Incarico al provveditorato Interregionale Opere Pubbliche Nordest<br />
- Elenco strade del Comune di Padova più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso ed emergenza</p>
<p>_______________________<br />
Indirizzo: Via del Municipio, 1 &#8211; 35100 Padova<br />
Email: avrusciog@comune.padova.it</p>
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		<title>Il giudizio di Oriana Fallaci su Fini&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 21:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblico l&#8217;articolo de Il Giornale, del 23 luglio 2010. Nel 2004 Oriana Fallaci dedicò alcune pagine di un libro pubblicato da Rizzoli, La forza della ragione , a Gianfranco Fini. Il giudizio era drastico e in qualche misura preveggente. L’attuale presidente della Camera, paragonato a Togliat­ti, era già pronto a passare con la sinistra. Allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/gianfranco_fini.jpg"><img class="size-full  wp-image-736 alignright" title="gianfranco_fini" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/gianfranco_fini.jpg" alt="" width="163" height="226" /></a>Pubblico l&#8217;articolo de Il Giornale, del 23 luglio 2010</em>. <strong>Nel 2004 Oriana Fallaci dedicò alcune pagine di un libro pubblicato da Rizzoli, La forza della ragione , a Gianfranco Fini. Il giudizio era drastico e in qualche misura preveggente. L’attuale presidente della Camera, paragonato a Togliat­ti, era già pronto a passare con la sinistra. Allora nessuno ascoltò</strong><br />
«Signor Vicepresidente del Consiglio, Lei mi ricorda Palmiro Togliatti. Il comunista più odioso che abbia mai conosciuto, l’uomo che alla Costituente fece votare l’articolo 7 ossia quello che ribadiva il Concordato con la Chiesa Cattolica. E che pur di consegnare l’Italia all’Unione Sovietica era pronto a farci tenere i Savoia, insomma la monarchia. Non a caso quelli della Sinistra La trattano con tanto rispetto anzi con tanta deferenza, su di Lei non rovesciano mai il velenoso livore che rovesciano sul Cavaliere, contro di Lei non pronunciano mai una parola sgarbata, a Lei non rivolgono mai la benché minima accusa.<span id="more-735"></span><br />
Come Togliatti è capace di tutto. Come Togliatti è un gelido calcolatore e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato ponderato vagliato per Sua convenienza. (E meno male se, nonostante tanto riflettere, non ne imbrocca mai una). Come Togliatti sembra un uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, ligio alle sue idee, e invece è un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirige un partito che si definisce di Destra e gioca a tennis con la Sinistra. Fa il vice di Berlusconi e non sogna altro che detronizzarlo, mandarlo in pensione. Va a Gerusalemme, con la kippah in testa, piange lacrime di coccodrillo allo Yad Vashem, e poi fornica nel modo più sgomentevole coi figli di Allah. Vuole dargli il voto, dichiara che “lo meritano perché pagano le tasse e vogliono integrarsi anzi si stanno integrando”.<br />
Quando ci sbalordì con quel colpo di scena ne cercai le ragioni. E la prima cosa che mi dissi fu: buon sangue non mente. Pensai cioè a Mussolini che nel 1937 (l’anno in cui Hitler incominciò a farsela col Gran Muftì zio di Arafat) si scopre «protettore dell’Islam» e va in Libia dove, dinanzi a una moltitudine di burnus, il kadì d’Apollonia lo riceve tuonando: “O Duce! La tua fama ha raggiunto tutto e tutti! Le tue virtù vengono cantate da vicini e lontani!”. Poi gli consegna la famosa spada dell’Islam. Una spada d’oro massiccio, con l’elsa tempestata di pietre preziose. Lui la sguaina, la punta verso il sole, e con voce reboante declama: “L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta, vuole dimostrare al mondo la sua simpatia per l’Islam e per i musulmani!”. Quindi salta su un bianco destriero e seguito da ben duemilaseicento cavalieri arabi si lancia al galoppo nel deserto del futuro Gheddafi.<br />
Ma erravo. Quel colpo di scena non era una reminiscenza sentimentale, un caso di mussolinismo. Era un caso di togliattismo cioè di cinismo, di opportunismo, di gelido calcolo per procurarsi l’elettorato di cui ha bisogno per competere con la Sinistra e guidare in prima persona l’equivoco oggi chiamato Destra.<br />
Signor Vicepresidente del Consiglio, nonostante la Sua aria quieta ed equilibrata Lei è un uomo molto pericoloso. Perché ancor più degli ex democristiani (che poi sono i soliti democristiani con un nome diverso) può usare a malo scopo il risentimento che gli italiani come me esprimono nei riguardi dell’equivoco oggi chiamato Sinistra. E perché, come quelli della Sinistra, mente sapendo di mentire. Pagano-le-tasse, i Suoi protetti islamici?!? Quanti di loro pagano le tasse?!? Clandestini a parte, spacciatori di droga a parte, prostitute e lenoni a parte, appena un terzo un po’ di tasse! Non le capiscono nemmeno, le tasse. Se gli spiega che servono ad esempio per costruire le strade e gli ospedali e le scuole che anch’essi usano o per fornirgli i sussidi che ricevono dal momento in cui entrano nel nostro paese, ti rispondono che no: si tratta di roba per truffare loro, derubare loro. Quanto al Suo vogliono-integrarsi, si-stanno-integrando, chi crede di prendere in giro?!?<br />
Uno dei difetti che caratterizzano voi politici è la presunzione di poter prendere in giro la gente, trattarla come se fosse cieca o imbecille, darle a bere fandonie, negare o ignorare le realtà più evidenti. Più visibili, più tangibili, più evidenti. Ma stavolta no, signor mio. Stavolta Lei non può negare ciò che vedono anche i bambini. Non può ignorare ciò che ogni giorno, ogni momento, avviene in ogni città e in ogni villaggio d’Europa. In Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, ovunque si siano stabiliti. Rilegga quel che ho scritto su Marsiglia, su Granada, su Londra, su Colonia. Guardi il modo in cui si comportano a Torino, a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma.<br />
Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani. Nessuno. Perché Maometto la proibisce, l’integrazione. La punisce. Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano. Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono. Intanto gliene riporto un paio. Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”. Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli”.<br />
In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci. Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia. Signor Fini, ma perché come capolista dell’Ulivo non si presenta Lei?».<br />
New York, gennaio 2004</p>
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		<title>Lite in Consiglio Comunale di Padova&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 17:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima di illustrare i video, la premessa. Lunedi 28 giugno 2010 viene convocato il Consiglio Comunale. Nell&#8217;occasione viene consegnato il sigillo della Città al Prof. Franco Venturella, Dirigente dell&#8217; Ufficio Scolastico Provinciale di Padova dal dicembre 2006 ad aprile 2010. La Presidente del Consiglio Daniela Ruffini dimentica di fare l&#8217;appello nominale entro 15 minuti dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Comune-padova.jpg"><img class="size-full wp-image-733 alignright" title="Comune padova" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/07/Comune-padova.jpg" alt="" width="167" height="240" /></a>Prima di illustrare i video, la premessa. Lunedi 28 giugno 2010 viene convocato il Consiglio Comunale. Nell&#8217;occasione viene consegnato il sigillo della Città al Prof. Franco Venturella, Dirigente dell&#8217; Ufficio Scolastico Provinciale di Padova dal dicembre 2006 ad aprile 2010. La Presidente del Consiglio Daniela Ruffini dimentica di fare l&#8217;appello nominale entro 15 minuti dalla convocazione del Consiglio dalle ore 18 come prevede il Regolamento, facendolo dopo 45 minuti. Nè il vicepresidente di maggioranza Cavazzana presente ai fatti (il sottoscritto,vicepresidente di Minoranza quel giorno è arrivato a cose ormai già avvenute) nè i funzionari, nè la Maggioranza si accorgono dell&#8217;errore.<br />
Se ne accorge Cavatton (PDL) e lo fa presente. Per fortuna se ne accorge, perchè secondo quanto prevede il regolamento, se il Consiglio fosse stato ritenuto valido, tutto ciò che si deliberava quel giorno, mozioni e delibere, sarebbe stato successivamente invalidato! La Presidente, consultatasi con il Funzionario Negrin, dichiara deserta la seduta e riconvoca in seconda convocazione la seduta per il giorno successivo martedi 29 giugno alla stessa ora, come è prassi quando manca il numero legale.<span id="more-732"></span><br />
Il 29 giugno però ci si accorge che il Regolamento non è stato rispettato. Infatti vale la seconda convocazione per il giorno successivo solo quando all&#8217;appello nominale non risulta il numero legale. Ma il giorno prima il numero legale c&#8217;era. Non è stato solo fatto l&#8217;appello nei tempi previsti. Quindi non si trattava di seconda convocazione, bensì di prima convocazione. La prima convocazione del Consiglio però ha le proprie regole: si deve riunire l&#8217;Ufficio di Presidenza insieme alla Conferenza dei capigruppo, si decide il giorno e l&#8217;Ordine del giorno del Consiglio e viene data comunicazione ai Consiglieri almeno tre giorni prima.<br />
Tutto questo non è stato fatto e la questione viene sollevato dal Consigliere Cavatton (PDL). Effettivamente anche in questo caso, se la seduta fosse continuata con l&#8217;approvazione delle delibere, sarebbero state  successivamente invalidate! Di fronte a tale evenienza, la Presidente Ruffini confortata anche dal parere dei Funzionari, dichiara non valida anche la seduta del 29 giugno!<br />
Ne sono successe di tutti i colori&#8230; riporto solo un assaggio dell&#8217;intervento di Berno (capogruppo PD) contro la leghista Mazzetto e l&#8217;intervento di quest&#8217;ultima&#8230;</p>
<p><a href="http://groupware.comune.padova.it/salaconsiglio/video_detail.php?video_indirizzo=29_06_2010+18_19_33_1.wmv&amp;posizione=738">Berno contro Mazzetto (Vuvuzelas)</a></p>
<p><a href="http://groupware.comune.padova.it/salaconsiglio/video_detail.php?video_indirizzo=29_06_2010+18_19_33_1.wmv&amp;posizione=1207">Mazzetto contro Berno (straccio delle vesti)</a></p>
<p><a href="http://groupware.comune.padova.it/salaconsiglio/video_detail.php?video_indirizzo=29_06_2010+18_19_33_1.wmv&amp;posizione=3904">La Presidente Ruffini legge scoraggiata il comunicato con l&#8217;esito finale</a></p>
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		<title>Ecco perchè ho proposto un Referendum per l&#8217;Auditorium!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 19:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Zanonato &#38; Comp. vogliono costruire un Auditorium su Piazzale Boschetti. Per questo nel 2006 la Giunta di centrosinistra ha bandito un concorso internazionale per il progetto di costruzione in quel sito, prima ancora che fosse di proprietà del Comune. Infatti c&#8217;è stato uno scambio di proprietà tra il PP1 del Comune e Piazzale Boschetti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/auditorium_new.jpg"><img class="size-full  wp-image-725 alignright" title="auditorium_new" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/auditorium_new.jpg" alt="" width="204" height="146" /></a><strong>Zanonato &amp; Comp. vogliono costruire un Auditorium su Piazzale Boschetti.</strong> Per questo nel 2006 la Giunta di centrosinistra ha bandito un concorso internazionale per il progetto di costruzione in quel sito, prima ancora che fosse di proprietà del Comune. Infatti c&#8217;è stato uno scambio di proprietà tra il PP1 del Comune e Piazzale Boschetti della Provincia solo 6 mesi dopo. E ancora più tardi la maggioranza che sostiene Zanonato ha effettuato la variante del Piano Regolatore che identificava il sito di Piazzale Boschetti per l&#8217;Auditorium. Zanonato &amp; Comp. hanno deciso che quello doveva essere il sito di costruzione di quest&#8217;opera: senza consultare prima il Consiglio Comunale, senza prevedere quali spese di gestione che gravano sulle tasche dei cittadini, senza nessuno studio ambientale e idrogeologico del terreno, senza calcolare i rischi verso la vicina Cappella degli Scrovegni. Inoltre in quella sede non c&#8217;è un parcheggio dedicato all&#8217;Auditorium. <span id="more-724"></span>E&#8217; vero che c&#8217;è il Park Eremitani, ma è un parcheggio della città, per coloro che vogliono parcheggiare per andare in centro. Ci saranno parcheggi prenotati, riservati, venduti ai privati, oltre che parcheggi per il normale turnover di coloro che vanno in centro. Con l&#8217;Auditorium in quella sede, quando verranno 1500 persone per un concerto importante di musica classica, dove parcheggeranno? C&#8217;è la stazione vicina, ma possiamo immaginare che le persone da Rovigo e provincia, Treviso e provincia, Vicenza e Provincia&#8230; arrivino in treno e poi verso mezzanotte, alla fine del concerto migrino verso la stazione per aspettare chissà quale treno che le porti a casa?<br />
I costi di gestione di una &#8220;casa della musica&#8221; sono necessariamente alti e non verranno coperti sicuramente dai 25-30 concerti all&#8217;anno che I Solisti Veneti, l&#8217;Orchestra di Padova e del Veneto possono produrre. Un&#8217;attività convegnistica associata in Piazzale Boschetti, quando è stata espressa la volontà di costruire il Centro Congressi alla Fiera, è fallimentare oltre che non idonea per un progetto che non la prevede e per gli stessi motivi riferiti prima.<br />
L&#8217;idea che ho espresso, insieme alla squadra di Consiglieri del PDL, è quella di un Auditorium che sia polifunzionale: sala concerti, danza, sala di registrazione, torre scenica, centro congressi, almeno per 1800-2000 posti. Per questo il sito di PIazzale Boschetti non è idoneo. Costruire da una parte il centro congressi e dall&#8217;altra l&#8217;auditorium solo per la concertistica, costerebbe di più che una sola struttura che funziona tutto l&#8217;anno, sia come spese di costruzione che di gestione per le casse del Comune, soprattutto in questo periodo di crisi per le famiglie, per la crescente disoccupazione, per i tagli agli Enti Locali.<br />
La Fondazione Cariparo, Presidente Finotti, finanzierà l&#8217;opera per 35 milioni di euro, solo se Provincia e Comune saranno d&#8217;accordo e solo quando avrà a disposizione il progetto esecutivo, che ancora non c&#8217;è! L&#8217;opera si prevede costerà 50 milioni di euro, ma sappiamo che i costi aumentano sempre di circa il 20% se non di più. Se la crisi investe anche la Fondazione, allora vuol dire che un simile notevole investimento per l&#8217;Auditorium e altri soldi che arriveranno per il Castello dei Carraresi, da come si legge sui giornali, necessariamente taglierà drasticamente le donazioni per le strutture socio-sanitarie di Padova. Il chè vuol dire meno donazioni per la pediatria, l&#8217;oncologia, la ricerca&#8230;.a meno chè la Fondazione del Presidente Finotti, che moltissimi meriti ha sempre avuto per le generose donazioni in questo settore, non risenta di questa crisi che ci attanaglia tutti.<br />
Zanonato &amp; Comp. solo dopo aver speso soldi pubblici per un Bando di gara internazionale, dopo aver escluso le funzioni consiliari da qualsiasi decisione, dopo non aver interessato la Commissione Cultura del Comune, l&#8217;unica idonea a valutare le funzioni dell&#8217;Auditorium, dopo aver nominato una Commissione esterna al Consiglio di cui non esistono i verbali, dopo aver scambiato l&#8217;area del PP1 con grande svantaggio economico del Comune, dopo 5 anni, grazie alla Mozione che con grande difficoltà per l&#8217;ostruzionismo del centrosinistra ho presentato in Consiglio Comunale, la Giunta ha deciso di valutare lo stato idro-geologico del terreno. Ma questa valutazione, insieme alle spese di gestione, ai parcheggi, all&#8217;impatto ambientale&#8230;non sono cose che vanno valutate prima?<br />
Il Progetto che aveva vinto il bando internazionale era quello dell&#8217;Architetto Cecchetto di Venezia, che prevedeva un Auditorium in parte &#8220;sotterraneo&#8221;, con lavori di circa oltre 20 metri sotto. Zanonato &amp; Comp. attraverso quella che si chiama &#8220;propaganda istituzionale&#8221; (cioè con i nostri soldi), aveva pubblicizzato tale progetto come il migliore, quello più idoneo. Il Progetto però viene escluso per un ricorso al TAR. Allora viene giudicato vincitore il secondo arrivato, quello dell&#8217;Architetto Kada che è quello attuale. Un Progetto che l&#8217;Amministrazione giudica ancora una volta il migliore, completamente diverso da quello di Cecchetto, con un impatto volumetrico notevole. L&#8217;Architetto però per lo sviluppo del Progetto pretende un onorario più alto. L&#8217;Amministrazione allora dichiara che se l&#8217;Architetto Kada non si accontenta dell&#8217;onorario pattuito, allora si sarebbe passati al terzo progetto&#8230;Questo per dire che per Zanonato &amp; Comp. non ha importanza quale tipo di Auditorium costruire, di quale forma, funzionalità, volumi, impatto ambientale: l&#8217;unica cosa che interessa è che venga costruito in Piazzale Boschetti. Perchè questa &#8220;testardaggine&#8221; amministativa?<br />
Zanonato &amp; Comp. dicono che l&#8217;Auditorium in Piazzale Boschetti è scritto sul loro programma, per cui i cittadini li hanno portati alla vittoria anche per questo.<br />
A parte che nel corso del tempo le priorità possono cambiare, come la storia odierna dimostra: basta pensare per esempio che ad ogni pioggia interi quartieri di Padova si allagano! E questa è anche una questione di sicurezza! Ma se Zanonato &amp; Comp. si sentono investiti dall&#8217;autorità del voto popolare per costruire l&#8217;Auditorium in Piazzale Boschetti, risulta fondamentale che i cittadini possano esprimersi su questo specifico punto, riportato solo in un paio di righe del Programma di Zanonato &amp; Comp.  Cittadini che nessuno ha mai informato su costi, gestione, rischi idrogeologici, tipologia di un&#8217;opera così importante.<br />
Ecco allora l&#8217;invito che ho rivolto al PDL, alle Associazioni e ai cittadini, di un REFERENDUM se l&#8217;Auditorium deve essere costruito su Piazzale Boschetti oppure no. Un Auditorium che ripeto, per me deve essere non solo sala di concerti, ma integrato con altre funzioni, quindi con torre scenica e centro congressi. Cementificare in modo così invasivo Piazzale Boschetti non risponde ai miei intenti di Consigliere eletto per fare l&#8217;interesse dei cittadini. Per questo mi rivolgo a chi mi ha votato perchè possa esprimersi su questa delicata e importante questione che modificherà l&#8217;impatto della nostra Città!</p>
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		<title>E che caspita!!!&#8230;non c&#8217;è pace per Marrazzo!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 17:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Libero 10/6/2010

Ci si mette anche la toponomastica. Impietosa, a dir poco. Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio travolto dallo scandalo-trans, ha deciso di ricominciare da zero e lasciarsi alle spalle le turbolenze del passato. Nuovo look, con una spruzzatina di biondo sulla chioma, e nuova casa-ufficio nel pieno centro della capitale. In Vicolo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Da Libero 10/6/2010</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/RM028.jpg"><img class="size-full wp-image-722  aligncenter" title="RM028" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/RM028.jpg" alt="" width="333" height="233" /></a></p>
<p>Ci si mette anche la toponomastica. Impietosa, a dir poco. Piero Marrazzo, ex governatore del Lazio travolto dallo scandalo-trans, ha deciso di ricominciare da zero e lasciarsi alle spalle le turbolenze del passato. Nuovo look, con una spruzzatina di biondo sulla chioma, e nuova casa-ufficio nel pieno centro della capitale. <strong>In Vicolo delle Palle</strong>. Avete letto bene, nessun refuso. Un agente immobiliare con poco tatto e un destino decisamente beffardo hanno stabilito la residenza del politico in un vicolo che &#8211; visti i suoi trascorsi &#8211; è tutto un programma. Buttarsi tutto alle spalle, di questo passo, sarà difficile.</p>
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		<title>Precari: lasciate una Città, una Regione, un Paese che non vi considera!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 23:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampiero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività  in Comune]]></category>
		<category><![CDATA[Precari]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicata la graduatoria per l&#8217;assegnazione dei fondi del Comune per i disoccupati ex dipendenti, con un reddito di 1700 euro mensili.
L&#8217;Assessore al Sociale Sinigaglia, ora Consigliere Regionale, era stato molto chiaro: la delibera era frutto di un accordo sindacale. Alla richiesta di considerare i disoccupati senza distinguere se avevano perso il lavoro da dipendenti o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/E_2051.jpg"><img class="size-full wp-image-717 alignright" title="E_205" src="http://www.avruscio.it/wp-content/uploads/2010/06/E_2051.jpg" alt="" width="177" height="241" /></a>Pubblicata la graduatoria per l&#8217;assegnazione dei fondi del Comune per i disoccupati ex dipendenti, con un reddito di 1700 euro mensili.<br />
L&#8217;Assessore al Sociale Sinigaglia, ora Consigliere Regionale, era stato molto chiaro: la delibera era frutto di un accordo sindacale. Alla richiesta di considerare i disoccupati senza distinguere se avevano perso il lavoro da dipendenti o da precari,  la rispsota è stata che i precari non potevano essere considerati beneficiari di nessun contributo comunale, perchè non si sa chi sono, quanti sono, dove sono! (Ma soprattutto perchè non hanno un sindacato che possa fare accordi con  l&#8217;Amministrazione!) E così 250.000 euro sono stati assegnati per il 60% a stranieri con un reddito di 1700 euro mensili, che hanno perso il lavoro dipendente.<br />
Certo per chi perde il lavoro è una tragedia. Ma i veri &#8220;ultimi&#8221;, chi soffre più di ogni altro la crisi economica, sono proprio coloro che nessuno vede: i precari, discriminati due volte. Prima per la tipologia del contratto precario, che li rende fragili nei diritti e insicuri nella vita. Poi quando perdono il lavoro precario, perchè non è previsto nessun ammortizzatore sociale nei loro confronti!<br />
Esclusi dalla graduatoria per l&#8217;asilo comunale. Esclusi dalle graduatorie dei bambini per i soggiorni estivi. Ora esclusi per la graduatoria dei fondi del Comune per i disoccupati. E sempre perchè il Comune non li conosce, non li sente, non li vede&#8230;o meglio non vuole sapere, sentire e vedere! A Padova i precari non rappresentano un&#8217;emergenza sociale. Così è scritto negli atti formali e nei comportamenti di Zanonato &amp; Comp. Bisogna proprio emigrare?</p>
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