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Sopralluogo 3 aprile 2013

«In verità spese Giotto minor tempo a creare quella maraviglia dell’arte che è la Chiesetta dell’Annunciata nell’Arena, di quello che noi a venire a capo di un provvedimento che la salvi da minacce di dispersione o di ruina. Poiché al primo bastò una parte del tempo fra il 1305 e il 1306, laddove a noi sinora occorsero a tentarne il riscatto per l’arte e per la civiltà non meno di tredici anni». Questa frase si legge nella relazione che Antonio Tolomei, sindaco di Padova dal 1881 al 1885, fece al Consiglio Comunale del 10 maggio del 1880. Grazie a quel Sindaco e a quell’amministrazione comunale, gli affreschi di Giotto non furono venduti dalla famiglia Gradenigo, proprietaria della Cappella e del palazzo poi demolito e trasferiti al Victoria and Albert Museum di Londra. Veniamo ai nostri giorni. La navata della Cappella di Giotto, patrimonio dell’Umanità, poggia interamente sulla sua Cripta. In molte Chiese la Cripta era un sotterraneo adibito a sepoltura e talora con funzione e aspetto architettonico di Cappella. Non si sa bene se fosse un probabile luogo di servizio inerente il culto, oppure avesse funzione di Sacrestia prima della costruzione della stessa. Le stelle argentee dipinte sul volto della Cripta sono simili a quelle dipinte sul volto della Sacrestia. Nessuno conosce però quali siano le fondamenta della Cripta (con Cappella soprastante) nella sua interezza. In quali condizioni oggi è la Cripta? Queste le parole che usa Chiara Frugoni, che ha insegnato Storia medievale all’Università di Pisa, Roma e Parigi, autrice di numerosi libri, tra i quali: “L’affare migliore di Enrico. Giotto e la cappella Scrovegni”. Scrive anche su Repubblica e Il Manifesto.
La Cripta è ingombra di cassette e oggetti celati da ampie coperture in plastica;impossibile il colpo d’occhio della volta dove sono dipinte le stelle di Giotto, perché, contrariamente alle intenzioni manifestate nel 1995-96, sono rimaste in situ le poderose costruzioni in mattoni ad intervalli ravvicinati che dovevano, durante l’ultima guerra, evitare che l’effetto d’urto delle bombe facesse crollare la Cappella. Tali costruzioni non avevano alcun effetto statico e nel 2002 sarebbero dovute essere tolte, così come già allora doveva essere affrontato il problema del compromesso assetto idrogeologico della Cappella. Il pavimento infatti è una gettata di cemento sconnesso dove costantemente scorre acqua che emerge dalla falda sottostante. I rivoli che scorrono sul pavimento in leggera pendenza conducono, fra pozzanghere e fango, alla parete finale della cripta contro la quale è appoggiato un rozzo vascone – sembra un abbeveratoio per il bestiame – dentro al quale è collocata un’ulteriore vaschetta con due pompe che ad intervalli regolari succhiano l’acqua in eccesso del pavimento e, attraverso un condotto, la riversano in una cisterna esterna che la rimette nella falda, in un giro senza sosta.
Può la cripta della Cappella Scrovegni sopportare un rimedio così ruvido ed antiestetico, per cercare di controllare il continuo afflusso dell’acqua di risalita dalla falda sottostante? E’ proprio così sicuro che l’acqua del pavimento della cripta, che giunge fino ad inumidire la base dei muri perimetrali, non intacchi a lungo andare l’assetto strutturale della Cappella? Chi, avendo la cantina della propria casa sempre allagata, starebbe tranquillo?
Sottolineo che non si tratta di una cantina, come propendono a considerare la cripta gli organi ufficiali, ma di una componente architettonica essenziale del monumento voluto da Enrico Scrovegni.
Dunque il restauro del 2002 è stata una incomprensibile occasione perduta.

Quanti  sono a conoscenza che la Cripta è perennemente allagata dall’acqua che proviene dalla falda sottostante? Quando è stato fatto il progetto delle torri che dovrebbero sorgere sul PP1 (ex area gasometro), del parcheggio ex Cledca e dell’Auditorium, nessuno si è mai posto il problema se si potevano creare danni al già delicato equilibrio idrogeologico, come definito dagli esperti, dell’area su cui sorge la Cappella?
I Consiglieri del Comune di Padova hanno posto  il problema, formulato una proposta in Commissione Cultura poi  approvata  in Consiglio nel 2010 di  chiedere alla Giunta e al Sindaco di istituire una Commissione Tecnico Scientifica indipendente per la valutazione della situazione idro-geologica nell’area allargata attorno alla Cappella degli Scrovegni. I professori incaricati dello studio: Luigi D’ALPAOS, Paolo SALANDIN, Paolo SIMONINI
nel Novembre 2011 consegnarono la loro Relazione.
Nel febbraio 2013 inoltre, è stato organizzato un Simposio internazionale a Firenze sulla Cappella di Giotto in cui sono intervenuti i maggiori esperti, come il prof. Ing. Giorgio Macchi, già Preside della della Facoltà di Ingegneria a Pavia, esperto di Restauro statico di edifici monumentali (facciata di S. Pietro a Roma, Torre di Pisa, campanile di S.Marco). Del Comune di Padova gli unici presenti erano Giuliano Pisani, Presidente della Commissione Cultura e il Geometra Forese. Queste le basilari emergenze emerse nel Convegno che sono state riassunte in una lettera inviata al Sindaco di Padova, firmata dalla prof.ssa Chiara Frugoni, dal prof. Alessandro Nova, dal prof Salvatore Settis:la preoccupazione per il continuo ingresso di acqua nella cripta e i rischi statici nel caso di terremoti (il legno del tetto, a seguito dell’intervento degli anni 1961-1963, è stato sostituito da strutture rigide in acciaio e cemento armato, che accentuano la vulnerabilità sismica delle compagini murarie della cappella).
Ricordo a tale proprosito come il terremoto in Friuli del 1976 arrecò danni agli affreschi di Giotto, poi riparati. E anche se Padova è a basso rischio sismico, non si deve dimenticare che lo sono anche Ferrara, Modena e Reggio Emilia, dove si sono verificati terremoti che hanno provocato ingenti danni.
Di seguito pubblico il testo della Mozione che è stata sottoscritta e condivisa da 18 consiglieri appartenenti sia alla minoranza che alla maggioranza. Ho costruito la mozione, tenendo presente i rilievi tecnoscientifici rilevati dai professori incaricati dello studio e le preoccupazioni espresse dagli esperti in tutta la stampa nazionale e internazionale. Pur avendo già da tempo costruito questa proposta e raccolto le firme necessarie, ho aspettato
per la sua presentazione la fine delle elezioni politiche perché si potesse ragionare e discutere con pacatezza senza alcuna velatura strumentale, senza il rischio di fare della Cappella di Giotto una battaglia di parte. Così non è e così non deve essere!

Ordine del Giorno con valore di Autoconvocazione:

“Salviamo Giotto: mettiamo in sicurezza la Cappella degli Scrovegni”

IL CONSIGLIO COMUNALE

Alla luce dell’approvazione della mozione consiliare che istituiva una commissione “di saggi”, esperti in materia idrogeologica, con lo scopo di verificare le caratteristiche del sito identificato dall’Amministrazione per la costruzione dell’Auditorium (Piazzale Boschetti);

Evidenziato che tale commissione ha terminato da tempo i lavori e ha presentato una relazione tecnica, in possesso della Giunta Comunale;

Constatato che le conclusioni degli esperti così come illustrate in III Commissione dimostrano il delicato equilibrio strutturale dell’area su cui insiste la Cappella degli Scrovegni (punto 25 delle conclusioni)

Rilevato altresì che, oltre alle considerazioni conclusive degli esperti:
•    al punto 13 delle Conclusioni di tale relazione gli esperti ipotizzano perdite consistenti del sistema fognario che interessa l’area, in particolare il lato Boschetti
•    al punto 14 che esistono oscillazioni cicliche della falda probabilmente indotte da utilizzazioni di acqua di falda non note agli stessi esperti
•    al punto 22 gli abbattimenti piezometrici nella zona Scrovegni a seguito di potenziali emungimenti nella zona Boschetti hanno indicato valori di diminuzione della pressione dell’acqua nel terreno relativamente modesti (dell’ordine dei 40 cm), che potrebbero peraltro essere significativi ai fini dell’equilibrio locale dei terreni di fondazione della Cappella
Appresi i risultati e le vive preoccupazioni degli esperti emersi nel recente convegno di studio organizzato dal Kunsthistorisches Institut – Max Plank a Firenze il giorno 11/2/2013, sul tema “Problemi e questioni aperte riguardanti la Cappella degli Scrovegni e Cripta di Padova” per alcune basilari emergenze, non solo inerenti il problema della falda idro-geologica e sulle costruzioni nell’area della Cappella di Giotto, ma anche i rischi connessi al terremoto, con la richiesta formalizzata in una lettera ufficiale al Sindaco di Padova

IMPEGNA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

•   a sensibilizzare sul Tema gli Organi Istituzionali preposti (Ministero dei Beni Culturali e Sovrintendenze Regionali)
•    a organizzare quanto prima a Padova un Convegno Scientifico di approfondimento con esperti nazionali e internazionali sul tema della salvaguardia della Cappella degli Scrovegni, propedeutico ad un auspicato Concorso Internazionale per la realizzazione di opere di massima salvaguardia della Cappella degli Scrovegni e relativa cripta (o cenobio), che preceda le realizzazioni di  altre opere in area Boschetti o zone limitrofe, quali Piazza Eremitani.
•    ad individuare  con urgenza da cosa dipendono le perdite consistenti del sistema fognario che interessa piazzale Boschetti, come evidenziato al punto 13 dalla Commissione degli esperti;
•    di individuare altresì in quali mesi dell’anno si verificano le oscillazioni cicliche della falda non direttamente riconducibili a forzanti naturali e probabilmente indotte, durante le prove nei Piezometri lato Boschetti, da utilizzazioni di acqua di falda non note ai tre docenti (punto 14 delle conclusioni), che potrebbero avere qualche ripercussione sul “delicato equilibrio strutturale della Cappella degli Scrovegni”, come affermato nel punto 25 delle Conclusioni e di cui si è trattato in Commissione Cultura del 10/1/2012
•   a rispondere al Consiglio Comunale nel merito entro 90 giorni dall’approvazione del presente Ordine del Giorno.




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