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  |   Pubblicato in Attività  in Comune  |3 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post
Pubblico l’articolo de Il Mattino di Padova di giorno 11 luglio 2013, a firma di Ernesto Milanesi. Dopo il mio intervento sulle falsità scritte in Bilancio sui soldi a disposizione della Fondazione Cassa di Risparmio sull’Auditorium in Piazzale Boschetti e il repentino cambiamento di rotta di Ivo Rossi, con la dichiarazione che i soldi della Fondazione (quanti?) ci sono ma solo se l’Auditorium sarà costruito lontano dalla Cappella degli Scrovegni, dichiarazione che ha di fatto sbugiardato il programma di 10 anni della  Giunta Zanonato e del suo Vice ora reggente, ho presentato una Mozione per trasformare l’area Boschetti in area verde, in quanto area dal delicato equilibrio idrogeologico vicina alla Cappella degli Scrovegni e quindi da preservare da qualsiasi cementificazione. Su questa proposta c’è stata una levata di scudi del centrosinistra che con il capogruppo del Pd Gianni Berno ha dichiarato che i consiglieri che voteranno la mia proposta, depauperano la Città di Padova e che ne risponderanno personalmente in solido. Pericolo verde! Facile il sillogismo di questo centrosinistra: meno verde c’è, più ha valore la città anche se si costruisce in un’area delicata, a ridosso della Cappella di Giotto! L’urbanista Piccinato è un criminale agli occhi del Pd e New York avrebbe molto più valore senza Central Park! Su questo non ho sentito commenti e prese di posizioni di Legambiente, Italia Nostra… Intanto il Pd si spacca al suo interno… E chi risarcisce i padovani di tutti i danni economici, morali e materiali di un progetto fallito già in partenza?
Dieci anni dopo, l’Auditorium (in piazzale Boschetti con il progetto di Klaus Kada) è di fatto archiviato. In compenso, potrebbe «traslocare»: insieme all’essenziale finanziamento della Fondazione Cassa di risparmio oppure nella rigenerazione del quartiere fieristico. L’ora della verità.
È Giampiero Avruscio a portare fin dentro al “cuore” della maggioranza la battaglia, personale e politica, sull’Auditorium. «Ho depositato la richiesta di “autoconvocazione” del consiglio comunale» spiega il vice presidente Pdl dell’assemblea di palazzo Moroni, «Esauriti i margini della propaganda, si tratta di dire finalmente la verità ai padovani. E di indicare, di conseguenza, come e dove si intende procedere». Insomma, giunta (e maggioranza) con le spalle al muro.
La richiesta è già stata sottoscritta dall’intero gruppo della Lega (Vunuleo, Littamè e Mariella Mazzetto), dal civico Aliprandi, da Terranova e Cruciato (Udc) e da altri tre consiglieri Pdl (il capogruppo Foresta con Marchioro e Cavalla).
Capolinea. Sarà l’addio alla Grande Opera del decennio Zanonato. Un concorso internazionale di idee (subito disertato da Massimiliano Fuksas); lo scambio patrimoniale con la Provincia; il passaggio di testimone dal vincitore Cecchetto al progetto Kada; fino a «scoprire» l’impatto gestionale (evidenziato da Sinloc) insieme alla non allocazione effettiva dei 35 milioni di euro della Fondazione Cariparo. Adesso non ci sono più margini di manovra: sipario sull’Auditorium in piazzale Boschetti di cui non si è mai vista nemmeno la prima pietra. Ritorno al futuro?
Si torna a parlare di verde, come in origine, per l’ormai ex terminal dei bus. Il disegno urbanistico degli anni ‘90 era nitido: un parco urbano collegato direttamente con i giardini dell’Arena romana, ma anche connesso all’ansa del Piovego. E molto più di una suggestione, soprattutto in tempi di default per la città delle gru, dell’immobiliarismo e della rendita in cemento.
Alternative. E l’Auditorium? Potrebbe «ripartire» altrove. Da sempre, c’è chi – fuori e dentro il Comune – lo vuole all’ex Foro Boario di Prato della Valle. E nel frattempo, perfino l’Università ha realizzato il suo centro congressi fra il Portello e la Stanga.
L’iniziativa di Avruscio mira proprio a mettere Ivo Rossi con le spalle al muro. A ridosso delle Comunali 2014, occorre una sorta di piano B rispetto agli ultimi due programmi elettorali. Il bivio appare secco. Da una parte, l’intesa (e un vero “accordo di programma”) con Antonio Finotti e la Fondazione Cariparo. Dall’altra, la “rimodulazione” del centro congressi in Fiera. Auditorium agli Eremitani con la ristrutturazione dell’ex Tesoreria e le risorse necessarie all’operazione meno ambiziosa ma più sostenibile. Oppure un nuovo e diverso bando per trasformare l’ex palazzo delle Nazioni in sintonia con la musica. Un’opzione ridisegnerebbe il comparto culturale fra Giotto e Mantegna. L’altra risolverebbe l’impasse del progetto originario di Zanonato, Macola e Furlan con una “ripartenza” assai simile a quella del nuovo ospedale.
Rischio politico.Insistere ancora sull’Auditorium di Kada esporrebbe giunta e maggioranza al rischio di un clamoroso flop.
Non è un mistero che più di un assessore sia «incompatibile» con il progetto. Giuliano Pisani, presidente della Commissione Cultura, incarna il “dissenso democratico” su piazzale Boschetti. E anche fra i consiglieri comunali iscritti al Pd è ormai sdoganata la libertà di coscienza. Sel, Rifondazione e dipietristi non farebbero troppa fatica ad archiviare definitivamente l’auditorium rimasto sulla carta.



  1. 1 Sandro 7-21-2013

    Questa la posizione di Legambiente di febbraio 2013. Unità  d’intenti sembra ;) !

    Il convegno internazionale che si svolgerà  domani (lunedì) al Kunsthistorisches Institut si Firenze, curato da a cura di Chiara Frugoni, Alessandro Nova e Salvatore Settis riapre la questione delle fragilità  statiche e idrogeologiche della Cappella degli Scrovegni, e conseguentemente dell’opportunità  di realizzare l’auditorium a breve distanza.
    Legambiente ricorda di non essere mai stata contro la realizzazione dell’auditorium ma è contro la sua sbagliata localizzazione in piazzale Boschetti. Prima di tutto per motivi urbanistci. Infatti si blocca la possibilità  della ricostruzione di un sistema integrato fiume-verde-mura urbane nella fascia compresa tra le Porte Contarine ed il Roncajette, così come previsto dal Piano Regolatore di Piccinato, e dal progetto, a suo tempo commissionato dal Comune a Roberto Gambino, per il recupero e la valorizzazione della rete fluviale e del verde pubblico.
    Per questo Legambiente ha sempre chiesto che Piazzale Boschetti venisse destinato a verde pubblico in quanto potenziale sistema connettore tra i residui spazi aperti della città  densa ed il verde periurbano: un sistema in cui è essenziale il recupero ad area verde di piazzale Boschetti.
    Poi ci sono i possibili danni che la realizzazione dell’Auditorium e le Torri del PP1, a sconsigliare le costruzione di grandi opere a così breve distanza dal capolavoro di Giotto.
    Da anni fioccano dubbi e perplessità  da ampi settori della società  e della politica padovana sulla costruzione dell’auditorium in quell’area, e sono note le possibili localizzazioni alternative, anche meno costose. Ma per i Sindaco sembra si debba andare avanti a tutti i costi. C’è dell’ostinazione in tutto ciò. L’Auditorium sta diventando, in scala locale, il nostro Ponte sullo Stretto. Una bandiera che non sventola più. Un ripensamento dell’Amministrazione può e deve essere ancora possibile. Un pronunciamento dei candidati alle elezioni, del 24 e 25 febbraio, e ancor più di chi vuole diventare Sindaco di Padova nel 2014, è doveroso.

  2. 2 Giampiero 7-23-2013

    Anche oggi il Vice Sindaco Reggente Ivo Rossi ha dichiarato su Reteveneta, al pari del capogruppo del Pd che lo sostiene, che l’area Boschetti non si può trasformare a verde, perchè ci sarebbe un danno erariale. I consiglieri dovranno pagare di persona se voteranno la mia Mozione!
    Hai ragione Sandro: il pronunciamento di chi vuole candidarsi a Sindaco di Padova nel 2014 c’è stato! Io vado avanti…la mia battaglia non è stata contro l’Auditorium, ma contro qualsiasi cemento in un’area dal delicato equilibrio idrogeologico, a ridosso della Cappella degli Scrovegni… e come anche tu dimostri, è una battaglia per un nuovo modo di concepire la Città  e la Vita di questa Città …

  3. 3 Fernando 7-28-2013

    Comunque sia, ce n’è abbastanza da chiamare a referendum i cittadini di Padova. E poi vediamo se è la democrazia dei tanti a prevalere su certa “pdemocrazia” dei padroni del potere. Se ci fosse stata magari un agenda digitale legalizzata e funzionante si coglierebbe presto la volonta’ dei cittadini, e si risparmierebbero i costi di gestione dell’obsoleto referendum.

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