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  |   Pubblicato in Attività  in Comune, Politica and Primarie  |2 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post
Pubblico l’intervista di oggi su “Il Mattino di Padova” a firma di Simonetta Zanetti,  che riporta alcune mie riflessioni sulla politica locale e che ha per titolo: Avruscio: «Questo Pdl è inconsistente». II vicepresidente del Consiglio: «Persa l’occasione per far conoscere alla città il fallimento politico di Rossi e Zanonato». Stanco di una corsa senza traguardi e amareggiato per un partito inconsistente. Dopo una maratona lunga 10 anni, Giampiero Avruscio vicepresidente pidiellino del Consiglio comunale si ferma proprio mentre tutti cominciano a scaldare i muscoli in vista delle comunali. E si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
Dopo dieci anni di opposizione qual è il suo bilancio? «Sono amareggiato nei confronti del mio partito. L’opposizione va sostenuta. Il coordinamento politico è inesistente a Padova, non ci ha mai appoggiato. Mai visto un volantino per sottolineare quello che è sotto agli occhi di tutti: una città più povera, più insicura, senza prospettive, che ha vissuto solo di annunci poi smentiti dai fatti. Malgrado il trionfo della nostra linea sull’Auditorium non risulta alcuna vittoria politica. Niente, come se il centrosinistra facesse e disfacesse da solo. Il partito condivide l’impegno dei suoi consiglieri? Mi dispiace che il Pdl si sia ridotto a un comitato elettorale che si riunisce solo per scegliere il candidato: ma alla città interessa la soluzione dei problemi, non le alleanze».
Eppure tra chi scalpita per candidarsi è stato fatto anche il suo nome.
«Per il momento non mi candido, né nessuno me l’ha chiesto. La scelta del sindaco si fa dopo aver messo sul tavolo i problemi della città».
Quindi cosa intende fare? «Continuo ad impegnarmi, faccio proposte, in futuro farò altro. Se il limite di due mandati proposto dalla Degani avesse un valore etico e universale sarebbe sacrosanto. Se invece vale solo per il Consiglio comunale, mi sembra che si voglia eliminare l’unico vero caso in cui i politici sono scelti dai cittadini. Forse per me è il momento di fare altro, l’impegno civile comporta anche dei sacrifici e dopo un po’ ci si fossilizza. Certo vorrei aiutare a governare questa città. Ma ripeto: nessuno me l’ha ancora chiesto e, per uno che non aveva mai fatto politica come me, restano 10 anni di lavoro di cui vado orgoglioso».
E dopo tutte queste critiche crede che qualcuno lo farà?
«Il partito si chiama Popolo della libertà e io in questa libertà credo. Non si vincono le elezioni perché per definizione si è migliori degli altri, ma con la credibilità».
Ad oggi la candidata più probabile sembra Barbara Degani. Cosa ne pensa?
«Tutti hanno il diritto di candidarsi. Il problema non è lei o Galan, ma il rapporto che si instaura con la città, i programmi e le idee: cosa vogliamo fare dei nostri ospedali? Della mobilità? Persino il bike sharing è stato fatto senza il criterio giusto per spingere la gente a lasciare l’auto. Perché non facciamo la cittadella della musica dove adesso c’è il teatro Geox? Non bisogna confondere l’interesse del partito con quello della città».
Quindi il candidato dovrebbe essere scelto tra i consiglieri comunali?
«Sì perché sono stati eletti, hanno fatto esperienza, conoscono i problemi».
Le primarie non sarebbero una soluzione?
«Andavano fatte prima, adesso è troppo tardi. Ma almeno bisognerebbe allargare la discussione a tutti i politici senza limitarsi al cerchio magico. Per questo poi fioriscono le liste civiche: colmano il vuoto lasciato dal partito».
Con tutte queste tensioni interne si corre il rischio di dimenticare il vero competitor.
«Infatti. Dopo la retromarcia sull’Auditorium, con l’incognita cementificatoria in piazzale Boschetti, Rossi dichiara che anche il progetto di costruire i parcheggi sotterranei in Prato è fallito. Sia ben chiaro: tali fallimenti costituiscono la salvezza della città sia dal punto di vista culturale che della conservazione storico-paesaggistica. Risulta oggi provata la carenza di progettualità di Rossi e Zanonato, gravissima dal punto di vista politico: hanno sprecato soldi dei contribuenti – solo il bando per il progetto dell’Auditorium Kada è costato 350 mila euro – e tempo, in un momento storico in cui la disoccupazione è alle stelle e sulle famiglie grava un peso insopportabile. Il centrosinistra è quello che appalta il Prato della Valle a supermercato, che innalzale barricate contro l’Ikea e poi ne inaugura l’ampliamento. Avremmo dovuto assicurarci che i cittadini lo capissero davvero».



  1. 1 Maurizio 9-2-2013

    Caro Giampiero
    le tue osservazioni critiche al PDL padovano sono sacrosante. Ad esempio, un moderato come me non è mai riuscito a trovare una motivazione per votare, almeno a Padova, il PDL. Non c’è un vero progetto per la città ; mancano forti legami con le fondamentali componenti sociali della città  e della sua area metropolitana. Ho l’impressione che i “maggiorenti” del partito si trovino poco prima delle elezioni amministrative per mettere su uno straccio di programma che poi non è un vero porgramma, ma solo un insieme di slogan elettoralistici. C’è una differenza abissale rispetto, ad esempio, a come si muovevano partiti come la DC, il PCi, il PSI e naturalmente il PRI, prima delle vicende di tangentopoli. Mi riferisco alla esperienza del mio PRI. Da noi si affrontavano, sempre e non solo in occasione delle competizioni elettorali, le princiipali problematiche della città , con studi seri che venivano elaborati da commissioni serie, formate sia da persone del partito che da indipendenti, studiosi ai quali si chiedeva un contributo.Quindi, uscivano documenti che venivano discussi con le forze sociali ed all’interno della sezione. Alcune volte io stesso organizzai su temi economici incontri con i sindacati presso la sede del PRI. Poi si andava al confronto con ila DC, il PCI e il PSI. L’interesse verso persone indipendenti era fortissimo e ci si sforzava di coinvolgerle sia come estensori di parti dei nostri documenti che come persone che rappresentassero, con libertà  di coscienza, il partito in diverse istituzioni pubbliche e in diversi ruoli amministrativi.Nei tempi migliori non poche volte lasciavamo agli indipendenti cariche che erano, seppure in maniera limitata, remunerate. Formammo un gruppo dirigente serio e competente riuscendo ad arrivare, a Padova, ad ottenere il 10% dei voti. Poi il germe del carrierismo e del clientelismo indotto da logiche romane, arrivò anche nel PRI padovano e fu la fine. Comunque, oggi le cose sono diverse, ma certamente peggiori. Il PDL ci ha messo del suo. Cari saluti

  2. 2 Laura 9-3-2013

    Preg.mo Dott. Avruscio, condivido in pieno le sue osservazioni sullo spessore locale del Pdl, inesistente! Il responso elettorale è legge, ma ciò non significa che chi ha perso debba eclissarsi dalla vita della città  salvo riemergere quando gli fa comodo…la città  ha bisogno ASSOLUTO di persone sagge che esprimano dei punti di vista diversi e delle soluzioni alternative: ma sa quanti mie conoscenti non iscriveranno i figli all’Università  di Padova per la nomea che si è fatta in tema di sicurezza? Spero che Lei potrà  prendere in mano la situazione: meno feste mondane ai Castelli di Lispida o altri e più impegno concreto!!! grazie saluti

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