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  |   Pubblicato in Coppie di fatto and Gazzettino  |0 commenti   |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Sulla mozione approvata in Comune di Padova il 4 dicembre, che come ci ricorda il Sindaco riguarda l’applicazione di una norma che risale addirittura al 1954 sulla famiglia anagrafica, c’è stata e c’è molta confusione. Un po’ di onestà  intellettuale che non manca al nostro Sindaco, dovrebbe riconoscere che la confusione e la strumentalizzazione nasce quando si costruisce un castello mediatico per celebrare come un matrimonio la prima coppia omosessuale a cui il Comune rilascia un attestato di coabitazione per vincolo affettivo. Ricordiamo tutti l’abito nuziale, il riso, il bouquet di fiori, il rinfresco al Pedrocchi… Certo, tutti hanno detto che non era un matrimonio, ma i gesti, i segni, parlavano in modo opposto. In quell’Italia del 1954 c’erano ben altri problemi rispetto ad oggi: la miseria, la scarsa scolarizzazione, l’enorme differenza tra la campagna e la città , l’emigrazione… le atroci ferite di un dopoguerra con moltissime vedove e orfani, ma con uno spirito di solidarietà  che pur se con moltissima fatica, ci ha permesso di alzare orgogliosamente la testa. E’ in quel contesto che nasce la famiglia anagrafica per vincolo affettivo, legato cioè al vincolo della solidarietà  e dell’amicizia.
Tre persone normalissime che si prestano assistenza e solidarietà  materiale e morale, legate da un profondo vincolo di Amicizia che vivono alcune fragilità : sono lontane dalle loro famiglie naturali, sono donne, sono extracomunitarie, appartengono ad una fascia economica bassa (a differenza della coppia gay) deve suscitare scandalo se utilizzano una norma di questo Comune? A Padova siamo arrivati al paradosso che diventa provocazione il rispetto delle regole stabilite dall’Amministrazione Comunale? Perché in un percorso sociale aperto alle fasce più deboli, non si considera il fatto che avere un certificato del Comune può costituire per queste ragazze una prova di vera integrazione? Una di loro ha telefonato felice alla mamma per comunicare che a Padova era stata registrata come famiglia anagrafica, come segno di una Città  â€œinclusiva”. Il polverone nasce quando si strumentalizza la norma di famiglia anagrafica per un altro scopo a tutti noto: il riconoscimento delle unioni gay. Non è un caso che Padova ha fatto da apripista ai DICO, che guarda un po’ sull’estensione dei diritti si basano proprio sulla registrazione anagrafica di vincolo affettivo! L’intorbidimento delle acque di cui parla il nostro Sindaco si fa appropriandosi indebitamente del “vincolo affettivo” e trasformandolo in “pseudo-matrimonio”, “coppia di fatto” o “unioni civili”, che sono un’altra cosa e che non riguardano in nessun modo le situazioni previste dalla normativa, che dovrebbe invece interessare altre situazioni, come l’esempio delle tre ragazze o anche gli anziani o altre situazioni analoghe. Prova di questa confusione è il fascicolo del Comune che contiene le registrazioni anagrafiche per vincolo affettivo, intestato come PACS che come si sa sono tutt’altra cosa. Così come crea confusione la determina del Sindaco che al punto 2 scrive: “Nel caso di coabitazione per vincoli affettivi, la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica dovrà  essere sottoscritta da ambedue gli interessati…” In quale norma nazionale, regionale o comunale sta scritto che le persone devono essere due? Il Sindaco al contrario del suo Assessore all’anagrafe Scortegagna, forse pensa che un vincolo affettivo deve per forza essere assimilato al matrimonio, dove per legge non si può essere più di due? Tutto questo non è stato forse provocato ad arte e strumentalmente e senza calcolarne le conseguenze, dal centrosinistra?
Per quanto riguarda i diritti che la registrazione può dare, non sono né più né meno di quelli stabiliti dalla legge per le famiglie anagrafiche, come ad esempio la possibilità  di partecipare al bando del Comune per il contributo dell’affitto delle fasce economicamente più deboli, riservato ai nuclei familiari, dove per nucleo familiare si intende anche quello per vincolo affettivo. Così come può costituire il presupposto per qualsiasi altra situazione in cui venga specificato il termine di famiglia anagrafica…
Le nebbie in cui il centrosinistra naviga e la confusione che provoca, nascono perché a tutti i costi DS e Margherita devono dimostrare che possono diventare un partito unico, anche su temi sensibili come le unioni omosessuali, anche riesumando una legge del 1954 (poi si dicono progressisti e moderni). Ma allora perché non chiamare le cose con il loro nome? Qualunque battaglia che coinvolga idee e valori contribuisce in ogni caso al dibattito e alla democrazia, ma bisogna farla con chiarezza e alla luce del sole, lasciando in pace la famiglia anagrafica.




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