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  |   Pubblicato in Corriere della Sera and Precari  |1 commento   |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Dall’articolo de Il Corriere della Sera-Veneto, a firma di Michela Nicolussi Moro

Il dubbio è legittimo. Come mai nel settembre 2006 e nel febbraio 2007 le aziende sanitarie venete chiedevano alla Regione la stabilizzazione di 849 dirigenti medici e veterinari precari e ora ne rivendicano solo 235? Guarda caso, in mezzo c’è la manovra con la quale la giunta Galan ha risanato i conti in rosso delle Usl, mettendoci una pezza da 290 milioni di euro. Il sospetto nasce in seno ai sindacati degli ospedalieri, che mercoledì a Palazzo Balbi si sono rifiutati di sottoscrivere i piani di stabilizzazione presentati dalle aziende. In effetti i numeri lasciano pochi dubbi. L’Usl di Belluno ha ridimensionato la richiesta da 22 a 2 precari da trasformare in dipendenti a tempo indeterminato; Feltre è scesa da 27 a 10; Bassano da 34 a 4; Thiene da 18 a 2; Arzignano da 32 a 9; Vicenza da 25 a 13; Pieve di Soligo da 50 a 17; Asolo da 31 a 1; Treviso da 81 a 16; San Donà  da 56 a 20; Venezia da 3 a 1; Mirano da 18 a 8; Chioggia da 32 a 7; Cittadella da 24 a 2; Padova da 50 a 20; Este da 40 a zero; Rovigo da 16 a 7; Adria da 20 a 2; Verona da 14 a 5; Legnago da 29 a 3; Bussolengo da 66 a 38; l’Azienda ospedaliera di Padova da 107 a 16; l’Azienda ospedaliera di Verona da 24 a 2. «La scusa addotta per il gioco al ribasso è che molti dei soggetti interessati erano supplenti di colleghi in maternità  o malattia, altri svolgevano meno delle 38 ore curriculari e diversi non avevano i requisiti richiesti” spiega Salvatore Calabrese, segretario regionale dell’Anaao”. Ma i numeri non tornano lo stesso, anche perchè la maggior parte dei medici coivolti copre le 38 ore. La realtà  è che al problema non è stata riservata adeguata attenzione da parte delle Usl, che hanno boicottato i piani di stabilizzazione. Per loro è molto più comodo avere personale non dipendente: costa meno ed è ricattabile, anche perchè non essendo tutelato dal contratto nazionale non si può iscrivere a un sindacato».
«La Regione è riuscita a coprire il buco della sanità  grazie al sottorganico di medici e infermieri” aggiunge Stefano Biasioli, segretario nazionale e veneto della Cimo — ma un servizio sanitario decente non può investire su precari, che devono pagarsi da sè la formazione, oltre a mensa e assicurazione. Senza forze fresche non si va avanti e poi nel 2007 si è verificato un massiccio pensionamento, quindi spazio per nuove assunzioni ce n’è eccome». I sindacati hanno convenuto con la Regione di mandare avanti la stabilizzazione dei 235 precari «riconosciuti» e nello stesso tempo chiedere alle Usl un nuovo conteggio. Dovranno spiegare, nome per nome, dove sono finiti gli altri 614 dirigenti non fissi. Dopotutto il 30 ottobre 2007 l’assessore alla Sanità  Francesca Martini e le sigle citate avevano sottoscritto un accordo per la stabilizzazione di 849 soggetti, ratificato dalla giunta Galan il successivo 7 novembre.
Accordo che invece aspettano da un anno i 540 dirigenti precari non medici, cioè tecnici, amministrativi, biologi, chimici, psicologi. Per loro la situazione è più problematica a causa del pasticcio combinato in Regione: la I commissione ha approvato un emendamento che prevede la stabilizzazione di tutti i dirigenti, ma l’assessorato alla Sanità  lo ha inteso riferito solo ai camici bianchi, costringendo il consiglio ad approvare un ordine del giorno che specifica l’estensione globale del provvedimento. Peccato però che lo stesso consiglio non abbia trasformato tale volontà  in legge, per l’opposizione di parte della Lega, cui appartiene la Martini. I precari, coordinati da Giampiero Avruscio, hanno deciso di chiedere spiegazioni a Franco Manzato, capogruppo del Carroccio. E il 13 marzo incontreranno i dirigenti regionali. Ottimista Leo Padrin, consigliere regionale di Fi, ieri a Padova a confronto con i precari: «Vale la pena cercare un consenso unitario, visto che parte della Lega è già  d’accordo».
( Immagine da: http://forum.mondoxbox.com/lofiversion/index.php/t17534.html)




  1. 1 Pierluigi Policastro 3-2-2008

    Un pò alla volta si delineano scenari abbastanza preoccupanti…
    Se è vero, come è stato detto da più voci nell’incontro del 29 febbraio u.s., che l’aggiustamento dei conti della sanità  veneta è collegato all’utilizzo di un così alto numero di dirigenti precari e cioè di 849 tra medici e veterinari (credo anche odontoiatri) e 540 tra psicologi, farmacisti, biologi, chimici, fisici e amministrativi – che peraltro sono tutti estremamente ricattabili e non possono neanche essere tutelati più di tanto dai sindacati -, allora bisogna farsi e fare ai responsabili politici e tecnici anche qualche altra domanda: quanto costano adesso questi 1389 dirigenti (questo stesso discorso vale per tutti, anche per il comparto) e quanto costerebbero se fossero stabilizzati? E’ possibile fare un piano triennale o anche quinquennale per colmare la differenza economica tra quello che attualmente già  costano e quello che costerebbero gli attuali precari una volta stabilizzati? E’ possibile bloccare le continue nuove assunzioni precarie impegnandosi a rinnovare quelle esistenti almeno fino a quando non siano stabilizzate quelle che già  lo sono? E’ possibile che le Direzioni Generali su richiesta esplicita del Governatore Galan che li ha nominati possano comunicare con trasparenza l’elenco nominativo dei precari per cui potrebbero impegnarsi in tal senso? E ancora, visto che ad aprile dovremo andare a votare, quale o quali forze politiche s’impegnano nero su bianco in un’apposita conferenza stampa pubblica ad affrontare e risolvere questa tematica in modo strutturale e cioè senza inventarsi scuse giocando sulle procedure o su altri percorsi di frammentazione interna tra le diverse Azinde ULSS venete o tra le diverse categorie professionali interessate? E ancora, visto che tutti i sindacati si dicono impegnati a sostenerci, perchè non s’impegnano nero su bianco a collaborare tra loro in modo unitario sottoscrivendo un documento unico – e cioè che non miri solo a dire poi che sono stati l’uno o l’altro a favorire il processo di stabilizzazione necessario – a firma di tutti i sindacati di categoria di medici, veterinari, biologi, psicologi, farmacisti, confederali (CGIL, CISL, UIL) e quant’altri, senza frammentarsi o farsi frammentare anche loro? E’ vero che gli imperatori conoscevano bene la strategia del “dividi et ìmpera”, ma allora ammettiamo anche che questi governi sono obsoleti e non meritano di essere votati perchè mirano ad imperare e non a Governare le necessità  di chi li sostiene, anche giustamente, ma con il proprio quotidiano lavoro altamente specializzato!
    Sono sicuro che gli spazi di mediazione e risoluzione dei conflitti ci sono sempre ma a patto che se ne possa parlare chiaramente nelle sedi opportune e che non si dicano continue bugie consapevolmente e per scopi manipolativi peraltro alla lunga anche miopi!

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