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  |   Pubblicato in Personale, Sanità and Università   |5 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post
Questa la mia analisi pubblicata sulle pagine de Il Mattino di Padova di oggi sabato 2 agosto a proposito della decisione del Comune di Padova di affossare la ricerca…… Il sistema economico-produttivo è in crisi, moltissime aziende chiudono, il commercio langue, la disoccupazione è alle stelle, la sofferenza delle famiglie è palpabile. Padova lo è ancora di più perché a differenza di altre città del Veneto è incapace di “fare sistema”. Il progetto del nuovo policlinico ne è un esempio.
Appartenere alla Città di Padova è sempre stato motivo di orgoglio. Uno dei grandi meriti di questa illustre Città è di aver rivoluzionato il mondo della Medicina. Padova era come gli Stati Uniti, dove non interessa da dove vieni, dove sei nato… ma dove vuoi andare, cosa sei capace di fare. I più grandi nomi della Scienza Medica si sono formati, hanno insegnato a Padova, l’hanno resa grande ed unica. Le strade di questa città parlano di Bruno da Longobucco, Falloppio, Fabrizio d’Acquapendente, Morgagni… persone che con il loro insegnamento e con le loro scoperte, hanno impresso un fondamentale e notevole sviluppo alla Medicina, proprio come ha fatto Galileo Galilei, altro Padovano di adozione, che ha insegnato a Padova per 18 anni, avvalorando la tesi eliocentrica di Nicolò Copernico e rivoluzionando il mondo.
Andrea Vesalio compie 500 anni dalla sua nascita. Un nome sconosciuto ai più, ma non agli studenti e ai professori di Medicina: è un Fiammingo di Bruxelles, il suo nome si latinizza a Padova, dove ha la cattedra di Anatomia. La sua opera “De Humani Corporis Fabrica”, corredata da disegni anatomici su sfondi di paesaggi della campagna Veneta della Scuola di Tiziano, crea scandalo, distrugge le antiche e acquiescenti teorie e pone le basi della Medicina Scientifica Moderna. Padova senza la sua Università è come un albero senza radici: una Storia che gli studenti delle scuole non conoscono, che i padovani stessi ignorano! Non a caso a Padova di recente è stato inaugurato il Museo della Medicina nella sede che fu l’Ospedale Grande in via San Francesco, prima che il vescovo Nicolò Giustiniani pose nel 1778 la prima pietra dell’”Ospitale Nuovo”.
Un esempio storico di quel “fare sistema” tra mondo religioso, laico, economico, istituzionale che ha portato Padova ad essere crocevia di Cultura, di Scienza, di Arte…
Pensare che dal 1778 si fa assistenza, didattica e ricerca clinica ancora nell’ospedale Giustinianeo, non è comprendere la lungimiranza dei nostri Padri, quanto il corto respiro dei nostri amministratori succedutosi nel tempo, che hanno tradito le radici e la storia di questa Città.
Fu scellerata la scelta negli anni 60-70 di costruire entro e sopra le mura antiche di Padova invece di progettare l’area della ricerca, della didattica e dell’assistenza al di fuori.
E’ scellerata oggi la scelta di chi vorrebbe aggiungere ancora cemento in quest’area, assolutamente inidonea e che aggiungerebbe enorme e ulteriore disagio prima di tutto ai pazienti che lo vivono sulla propria pelle e di fatto tarperebbe le ali a quella Medicina Universitaria che ha necessità di volare alto, di competere con il mondo e non di somigliare all’ospedale di Mestre o di Monselice o di qualsiasi altra USSL, che sono vocati ad altra missione. “Fare sistema” ha permesso il primo trapianto di cuore a Padova. “Non fare sistema” ha consentito di perdere il Coordinamento della Scuola di Specialità della Cardiochirurgia a favore di Verona.
I saggi detti popolari respirano la storia di questa Città, quando dicono “Padovani Gran Dottori”, ma oggi Padova sta facendo la gara per togliere a Verona il primato di “Tutti Matti”.



  1. 1 Fernando 8-3-2014

    Approvo decisamente. Padova ha bisogno di respiro nuovo ampliato per ricerca medica e assistenza sanitaria di alta qualità . Non si puo’ conservare dignitosamente ed onorare la tradizione storica della medicina patavina in siti e strutture obsolete di mezzo secolo fa, facendo semplice banale maquillage edilizio a scapito di cinte murarie di ugual gran significato storico. Da condividere appieno le opinioni di Giampiero!

  2. 2 FRA DIAVOLO 8-4-2014

    CARISSIMO GIAMPIERO
    NON SONO I PADOVANI AD ESSERE MATTI, MA TUTTA LA REPUBBLICA DELLE BANANE! ORMAI SIAMO UN PAESE DI COGL….IONI!!!

  3. 3 gianni 9-21-2014

    Ciao Giampiero
    fa sempre piacere leggere le tue riflessioni.
    In merito alla sanità te ne mando una mia ed essendo veronese puoi tranquillamente pensare che sono matto, però la provocazione per il pagamento mi attira.indubbiamente la sanità padovana ha necessità di riflessioni per la sua evoluzione poichè la situazione è alquanto complessa e non risponde compiutamente sul piano pratico ai bisogni della popolazione.
    Infatti da un lato vi sono due aziende, U.l.s.s. 16 e Azienda Ospedaliera con Università, dall’altro vi sono gli assistiti che come persone fisiche devono avere contiunuità terapeutica e diagnostica con prestazioni sanitarie di vario livello e tipologia indipendentemente dal numero di aziende.
    In particolare per quanto riguarda le prestazioni di ricovero si può osservare che la medicina, fortunatamente, evolve con una velocità crescente e, pertanto,
    1. la durata media della fase acuta diventa sempre più breve;
    2. la degenza pre e, soprattutto, post acuzie in un ospedale per acuti costa molto di più del suo valore;
    3. bisogna poter gestire al meglio la qualità della cura (efficacia) e i costi (efficienza);
    4. bisogna avere strutture agili per essere facilmente convertibili;
    5. le strutture devono essere opportunamente distribuite nel territorio per essere facilmente raggiungibili;
    6. l’attuale struttura ospedaliera(S. Antonio, Civile, Busonera), spartita tra le due aziende, è funzionalmente e logisticamente superata. Basta pensare, ad esempio, che al Civile per portare un ricoverato a fare determinati esami è necessaria l’ambulanza perché non vi sono spotterranei di collegamento mentre il traffico che ne consegue è di circa 10.000 auto al giorno con problemi di accesso e di inquinamento;
    7. la ricerca e la formazione devono avere il suo spazio.
    L’organizzazione mondiale della sanità (W.H.O.) da anni afferma che un ospedale per essere gestito al meglio di efficacia ed efficienza non deve superare i cinquecento posti letto mentre il Governo ha stabilito che il numero di posti letto per mille abitanti è tre per gli acuti e 0,7 per i post acuti.
    In estrema sintesi, allora, su questi dati si può individuare il bisogno di posti letto per acuti e post acuzie e costruire strutture di circa 500 posti letti l’uno, tecnicamente e tecnologicamente proiettati nel futuro, ai poli opposti della città e al confine tra città e provincia valutando anche le vie di accesso.
    In questo contesto bisogna tener conto anche della diagnostica di elevata specializzazione per i pazienti esterni.
    Tutto ciò premesso si devono fare, allora, alcuni calcoli per valutare il fabbisogno, decidere le strutture e la dislocazione e trovare, chiaramente, i soldi.
    In conclusione per avere più servizi e meno costi tra accentrare e decentrare l’obiettivo deve essere concentrare tenendo conto della popolazione (numerosità per sesso ed età) e dei tipi di bisogni conseguenti.
    Senza risorse non si fa niente ed allora una soluzione che minimizza i costi potrebbe essere di valutare a quanto ammonta il patrimonio edilizio delle due aziende (ospedali, sedi varie socio-sanitarie e amministrative) e, quindi, predisporre un capitolato di gara in cui vengono indicate le strutture da realizzare, ricomprendendo in queste anche quelle direzionali e amministrative, ed il cui pagamento verrà effettuato con la cessione del patrimonio a lavori finiti.
    Solo per l’eventuale differenza tra patrimonio ceduto e costi di realizzazione dovranno essere trovate ulteriori risorse economiche.
    In questo modo salvaguardando il livello della scuola padovana nelle sue componenti di ricerca, cura e formazione, vi sarebbe certamente una spesa molto contenuta, non vi sarebbe un giro enorme di soldi con relativi rischi e nemmeno un indebitamento pesante pluriennasle per la sanità e non nascerebbe il problema di come gestire le strutture obsolete.
    Gianni Puppini Martini

  4. 4 gianni 9-25-2014

    ben trovato Giampiero
    vorrei solo dirti che c’è qualche incompatibilità tra il mio “gentium basic” e il tuo.
    che caratteri preferisci?
    gianni

  5. 5 Giampiero 12-17-2014

    Grazie dei commenti e della disamina approfondita sull’ospedale che non è solo ospedale…. credo che non se ne uscirà fuori se non dopo le elezioni!

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