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Il mio intervento sull’attuale situazione politica della Lega, pubblicato sulle pagine de “Il Mattino” di oggi.

Salvini manifesta a Roma insieme al tricolore di “Fratelli d’Italia”, che in quanto a federalismo o secessione hanno un’altra idea. I “fratelli d’Italia” manifestano con la le bandiere della Lega in quella Venezia dove Bossi gridava fra gli applausi : “Signora il tricolore lo metta al cesso”. Qualcosa evidentemente è cambiato. Chi non parla perfettamente la lingua di Salvini-Le Pen, è d’ingombro ad un movimento che sta costruendo altri obiettivi. E’ innegabile infatti il feeling politico tra Marine Le Pen e Matteo Salvini sui molti temi che li accomunano e che ha sugellato il patto tra gli ex MSI orfani di leader (molti sparsi nell’ex pdl ora Forza Italia) e la Lega di Salvini. Il successo elettorale di Le Pen in Francia come per altri versi quello che ha portato Tsipras al governo in Grecia, sono entrambi figli della protesta, della sofferenza, della crescente disoccupazione, della mancanza di risposte politiche credibili, cosi come lo è stato il movimento di Grillo che però non ha saputo far fruttare politicamente il grande e diffuso consenso ottenuto. E’ cosi che si spiega come il Salviniano Bitonci nella nomina dei suoi assessori, ne abbia prediletto ben quattro di area ex MSI. Ma Zaia governatore del Veneto, al di là delle dichiarazioni di facciata, interessa veramente al movimento Salvini-Le Pen? Zaia ha dimostrato di essere uomo di Governo più che di protesta, che si è alleato e ha governato in modo proficuo con l’area dei moderati, così come ha fatto Tosi a Verona e come ha fatto Maroni in Lombardia. Il primo tra i leghisti ad aver messo in difficoltà Zaia è stato proprio il salviniano Bitonci, coni il suo “ospedale immaginario”, trasportato per le varie zone di Padova prima di scoprire che il vero luogo designato era il “Canton delle busie”. Ora è lo stesso Salvini ad aver messo in difficoltà Zaia, alienandogli alleanze preziose, decidendo la composizione delle liste, di fatto limitando l’autonomia dello stesso Zaia nelle scelte di uomini e ruoli e dando il benservito a Tosi. Se Zaia verrà eletto governatore, la vittoria sarà intestata a Salvini. In caso contrario la colpa, secondo gli accoliti del Salvini pensiero, ricadrà sul “traditore” Tosi. Intanto un obiettivo di Salvini-Le Pen è raggiunto: eliminare (politicamente s’intende) uomini dal respiro governativo come Tosi (e domani potrebbe essere Zaia), non proprio aderenti in tutto e per tutto al corso della nuova Lega, che sventola la bandiera di San Marco insieme al tricolore dei “fratelli d’Italia” e il cui ruolo ed autorevolezza possono fare ombra al novello duce. E la stessa sorte potrebbe capitare a Maroni! L’anti-Europeismo di Salvini-Le Pen, in assenza di una compatta forza moderata, rappresentata fino a poco tempo fa da Berlusconi, lega di più dell’ormai tramontato federalismo e di “Prima il Veneto” della vecchia Lega. E intanto la sinistra gode…. sperando che a Venezia, invece del “Moro”, vada in scena la Moretti!




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