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  |   Pubblicato in Mattino, Personale, Politica and Uncategorized  |1 commento   |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Pubblico un mio intervento uscito domenica 10 maggio 2015 sulle pagine de Il Mattino di Padova. Sono riflessioni ad alta voce sulla marginalizzazione che ormai da anni vive la nostra Città e che offro ai commenti di ciascuno… (Nella foto: Padova, Castello Carrarese. Si estende da Piazza Castello a Riviera Paleocapa e non è visitabile internamente!!!)

C’era una volta Padova, centro del nordest produttivo e politico, della Scienza, della Cultura, con il supporto e la presenza della sua prestigiosa Università, con personaggi che hanno fatto la storia della Medicina e non solo della Medicina di questa città. C’era una volta Padova, ora non c’è più. La crisi ha colpito Padova e il Veneto, ma mentre a Verona per non andare troppo lontano, si aprono cantieri, si cerca di dare benzina al motore dell’economia, Padova viene desertificata. Mentre Verona dal punto di vista commerciale e produttivo attira tutto il mondo con un’attività fieristica internazionale come Vinitaly o Fiera Cavalli, a Padova la Fiera somiglia sempre più ad una sagra provinciale, con la presenza inquietante dell’eternit ancora da bonificare. Mentre a Verona nel complesso sanitario di Borgo Trento si sono costruite le sale operatorie più grandi e più all’avanguardia di Europa e si sta edificando un altro ospedale nel complesso sanitario di Borgoroma, a Padova dopo 10 anni di parole e promesse, soldi pubblici e progetti gettati nel W.C., non si sa ancora dove costruire il nuovo Policlinico e con quali soldi. Persino per la Cappella di Giotto, verso la quale Bitonci stesso prima di diventare sindaco aveva mosso un’interrogazione parlamentare, nel bilancio comunale è stato posto in vendita ai privati una parte di piazzale Boschetti e ancora non è stata avviata nessuna pratica per riconoscere l’Opera di Giotto e il ciclo degli affreschi come Patrimonio dell’Umanità. Dal punto di vista sportivo, la gloriosa Padova calcio che vinceva contro l’Inter, quello che ne rimane oggi è alle stelle per avere battuto il Legnago e riportato la nostra squadra dalla categoria dilettanti a quella Pro (serie C). Se Padova è alle stelle, Verona dovrà per forza essere nell’iperspazio con due squadre in serie A. La Padova sportiva non è altro che lo specchio di Padova nell’Economia, nel Commercio, nella Politica… L’immagine positiva di Padova oggi la si deve da una parte all’Università, anche con il suo Orto Botanico, questo sì riconosciuto Patrimonio dell’Unesco e inserito nei percorsi dell’Expo, dall’altra ai pellegrinaggi religiosi della devozione al Santo. E la Giunta di Padova, con un assessore alle politiche religiose, si permette a solo scopo elettorale di polemizzare e irridere la Curia da una parte e di contrastare i qualificanti progetti universitari dall’altra. La realtà di Padova oggi purtroppo è proprio questa, grazie alla poca lungimiranza dei nostri politici e al corto respiro dei nostri amministratori: periferia del Nord-Est.




  1. 1 Spinelli Loredana 5-12-2015

    Il degrado di questa città ,ormai,salta agli occhi; le attività  commerciali chiudono,i negozi si svuotano persino nel nostro centro storico. la UPIM, il primo grande magazzino di Padova,aperto nel lontano 1929,non esiste più; la COVA ,storico ristorante rinomato di Padova è stato ceduto ai cinesi; Galleria Borromeo,centro dell’alta moda si è svuotata;il colosso TRONY ha chiuso più punti vendita; il Mercatone Uno cede l’attività ,lasciando senza lavoro tutti i dipendenti. Una vera ecatombe senza fine. I padovani stentano a riconoscere la loro città; i gestori autoctoni cedeno agli stranieri attività  e servizi. La pizza,orgoglio del “made in italy” in tutto il mondo,cede il passo al kebab; i negozi di parrucchiere/a sono per lo più gestiti da cinesi; i negozi di abbigliamento sono per lo più cinesi; le bancarelle al mercato sono sempre più gestite da stranieri,persino il mercato ortofrutticolo sta cambiando volto. La stazione di Padova è gremita di individui poco raccomandabili che si assiepano a gruppi di comune etnia,ma che ,sembra, tutto facciano fuorchè lavorare onestamente . Si ha “paura”,paura di camminare per le nostre strade a piedi ,paura di essere aggrediti e scippati,
    paura di tornare a casa e trovarla saccheggiata,paura di dormire a casa propria,perchè non si sa mai,che succeda ancora,come è successo a me, di aprire gli occhi alla mattina e vedere il finimondo,la casa svaligiata; si ha paura di “vivere” in questa città ,in questa italia,che somiglia sempre più ad un girone infernale dantesco,dove,con arroganza qualcuno vuole importi il lavaggio del parabrezza dell’auto,mentre sei fermo al semaforo, altrimenti ti senti apostrofare che sei una puttana (è successo a me), dove ai giardini pubblici non ci si può andare perchè pericoloso; persino andare in cimitero a pregare sulla tomba del caro estinto è diventato pericoloso,qualcuno potrebbe aggredirti alle spalle vigliaccamente,bastonarti e derubarti. E’ pericoloso correre sugli argini dei fiumi meglio chiudersi in casa e non uscire più. Ma lo Stato dov’è ? lo Stato c’è solo quando è ora di pagare le tasse e si ha paura anche di quelle,perchè non si sa mai che possano essere aumentate oppure,che ne abbiano inventata una nuova .Lo Stato non c’è quando è necessario aggiornare le pensioni o per gli esodati; eppure,lo Stato c’era quando furono erogati 4 miliardi di euro per sostenere il Monte dei Paschi di Siena. Qui viene meno , il senso profondo dello Stato Sociale che dovrebbe garantire ai cittadini la sicurezza pubblica, l’equità ,l’assistenza ,il lavoro in cambio delle imposte che il contribuente è tenuto a versare in maniera equa in rapporto ai propri proventi. Questo Welfare state di cui tanto si discute non sembra esistere nella nostra vita quotidiana è retorica ,qui tutti stanno male . Nel Veneto c’è il più alto tasso di suicidi,soprattutto tra gli imprenditori e questo non fa molta notizia,fanno più notizia le morti dei profughi. Questo paese si sta abbruttendo inesorabilmente. I nostri ragazzi,le menti più eccelse fuggono all’estero; e la cultura che fine fa ? La bellezza di un grande paese come l’Italia che ha dato i natali a personaggi illustri ,poeti,scultori,inventori ,scienziati ,architetti ,scrittori di raro talento che fine fa ? Di questo passo,
    tra qualche decennio l’Italia sarà  un paese popolato da bassa manovalanza che si compra a buon mercato,la lingua madre,il lessico forbito saranno solo un antica memoria,la mescolanza indiscriminata e incontenuta di così variegate etnie senza un adeguato programma di accoglienza e di formazione,inquinerà  il tessuto sociale ,tenendo conto che ,in alcuni casi, il processo di integrazione è praticamente utopico e senza coesione sociale viene meno anche la possibilità  di legittime rivendicazioni dei diritti umani; ci saranno guerriglie tra poveri,faide,disordini,micro e macro criminalità ,degrado ambientale.Penso ai nostri politici che vivono fuori dalla realtà ,che viaggiano con la scorta,come D’Alema che porta il suo cane a fare la pipì con 3 guardie del corpo; ecco a questi ultimi il futuro dell’italia non fa paura perchè le loro case somigliano a dei bunker. Ai nostri politici non fa paura nemmeno la crisi,perchè per alzata di mano si aumentano lo stipendio,quando lo ritengono opportuno,infatti,dopo l’avvento dell’euro i loro stipendi sono raddoppiati (per l’adeguamento),però i nostri si sono dimezzati (sempre per l’adeguamento); certo la crisi è solo del Popolo Sovrano un popolo che non riesce più nè a vendere nè a comprare casa perchè le banche non fanno le banche e non erogano prestiti,fatta eccezione per i Tronchetti Provera che,nonostante i sequenziali fallimenti imprenditoriali (Telecom,Pirelli etc…) vieni finanziato da Unicredit e Banca Intesa con 280 milioni di euro; certo un imprenditore di tale portata deve restare sulla cresta dell’onda,un’onda che travolge e soffoca l’intero paese, l’Italia,un’onda che profuma di logiche spietate ,di multinazionali,di holding senza scrupoli,che non sono interessate al destino delle persone comuni, nè al benessere delle future generazioni. Però “gli Italiani stiano pure sereni”

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