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Ho letto con molto interesse gli interventi del Vicepresidente del Consiglio Regionale del Veneto Giampietro Marchese (Partito Democratico) e di Pietro Lavorato (Segretario Regionale UIL-Fp Veneto), rispettivamente pro e contro la stabilizzazione dei “portaborse”. Una piccola sintetica premessa indispensabile.
La Legge Finanziaria Nazionale poneva le basi per la stabilizzazione del personale sanitario NON dirigente. La Regione Veneto attraverso una propria legge andata oltre, prevedendo la stabilizzazione anche dei Dirigenti. In un primo momento, questa Legge era stata interpretata dall’Assessorato alla Sanit in maniera restrittiva, a favore solo dei medici e veterinari. Finalmente dopo molte traverse, incontri, manifestazioni, si giunti all’autentica interpretazione, includendo nel piano di stabilizzazione anche biologi, farmacisti, psicologi… tranne l’area dirigenziale tecnica e amministrativa, che conta in tutto meno di venti persone in tutta la Regione.
Dei 50 lavoratori di cui parla Marchese, impropriamente chiamati “portaborse”, almeno 30 sono stati scelti nominalmente dal politico eletto, con un rapporto fiduciario, “ad personam”, in cui generalmente si condividono valori e appartenenza partitica. Vorrei uscire dalla logica del “caso umano” che sicuramente ogni storia porta con s, ma a cui i gruppi politici hanno dato una risposta secondo me impropria e inopportuna.
Un rapporto fiduciario di questo genere nella sua natura e per definizione un rapporto “a tempo”, che dura quanto dura la legislatura a cui legato il politico o il gruppo. Mischiare la realt dei dirigenti precari della sanit con questa tipologia di lavoratori di “appartenenza”, che pur svolgono delicate e importanti funzioni, ma orientate in senso partitico, mi sembra un’operazione alquanto fuorviante.
L’esigenza della stabilizzazione dei Dirigenti Precari della Sanit nasce dalla necessit di impedire l’interruzione del Pubblico Servizio e di garantire la continuit assistenziale oltre al mantenimento dell’eccellenza di cui la Regione va fiera. I concorsi vedranno un numero di domande sicuramente superiore al numero dei posti disponibili.
Per i lavoratori di “appartenenza” invece il criterio base la nomina “ad personam”, con una assoluta coincidenza tra concorrenti e posti disponibili: tante teste per quanti sono i posti. Dal punto di vista dell’etica politica, non mi sembra un’operazione di buona amministrazione che con i soldi di tutti i cittadini si trasformi in posto fisso un rapporto politico fiduciario, nominale e a termine. Se questa la logica, cosa dovranno fare i futuri gruppi politici eletti in Regione?Avranno ancora diritto alla nomina di propri fiduciari? Oppure Pinco del futuro partito di “Veneto uber alles” deve collaborare con il fiduciario di Pallo, da cui stato scelto come rappresentante di “Romagna mia”? Oppure diventeranno tutti dipendenti regionali a tempo indeterminato? Forse non basterebbe un esercito! Ma se cos non fosse, non si opererebbe una discriminazione di questi “fiduciari” stabilizzati verso i futuri “fiduciari” di appartenenza? L’aver escluso poi dal piano di stabilizzazione i pochi tecnici e dirigenti amministrativi della Sanit, acuisce lo stridore provocato da questa paradossale stabilizzazione a favore dell’appartenenza partitica. Invito solo a riflettere su quanti casi di malasanit siano dovuti alle carenze tecniche di determinate strutture. Il fatto che questa Regione non abbia avuto gravi problematiche di questo genere forse la dice lunga su quanto questa categoria di professionisti abbia fatto e continui a fare bene, nonostante la “clandestinit” a cui sono relegati.

Il Gazzettino, 10 luglio 2008




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