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  |   Pubblicato in Gazzettino, Integrazione and Sicurezza  |2 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Da Il Gazzettino di domenica 27/7/2008, a firma di Matteo Bernardini

Halima, una donna marocchina, accusa l’associazione Rahma di volere rappresentare tutti gli immigrati magrebini
«Sono integralisti, e io ho paura»
«Non fatevi ingannare. ln via Longhin non costruiranno mai una vera moschea»
Racconta Halima, un nome che nella lingua dei suo paese, il Marocco, significa “la sognatrice”, e lo fa perché, dice, «qualcuno deve avere il coraggio di rompere il muro di omertà  che circonda quel piccolo gruppo che fa riferimento all’associazione Rahma e che vorrebbe avere la pretesa di rappresentare tutti gli immigrati padovani che provengono dal Maghreb».
Lei, Halima, che con il nostro giornale aveva già  parlato dell’associazione Rahma e della futura moschea in una prima intervista rilasciata più di un mese fa, quel coraggio ce l’ha, ma ancora a metà , e per questo il suo nome vero non vuole rivelarlo.
«Perché ho paura – ci spiega perché le persone di cui stiamo parlando non sono tolleranti. Appartengono ad un integralismo islamico radicale. La loro apertura è solo “di facciata”. Vi prego, non fatevi ingannare dai loro modi apparentemente amichevoli e disponibili. Rappresentano solo una finzione».
Però le persone di cui parla, ovvero i rappresentanti dell’associazione Rahma, hanno firmato la Carta dei Valori voluta dall’ex ministro Amato e parlano di voler aprire in via Longhin un luogo di culto aperto a tutti.
«La Carta-Amato? Le faccio solo un esempio. Le donne che oggi frequentano la moschea di via Anelli usano il velo iraniano. Forse non tutti sanno cosa significa questo, ma vi posso garantire che una cosa del genere non è concepibile nei Paesi in cui si professa l’islam moderato. E quella di via Longhin non ha e non avrà  mai nulla a che vedere con un luogo di preghiera».
Ovvero? ,«Significa che li non verrà  costruita una moschea, ma uno spazio di ritrovo ad uso esclusivo dell’associazione Rahma. Punto e basta. E questo molti fedeli che frequentano la sala di preghiera di via Anelli ormai l’hanno capito e di tutta questa storia ne hanno le tasche piene. Sono stanchi di finire ogni giorno sui giornali e di essere per questo umiliati. E sono anche stanchi dì dover ascoltare richieste assurde». A cosa si riferisce? «Al fatto che qualche settimana fa i fedeli sono stati riuniti in moschea e i rappresentanti dell’associazione Rahma hanno chiesto loro almeno uno stipendio a testa per cominciare i lavori in via Longhin. Una richiesta alla quale praticamente tutti hanno risposto andandosene».
Lei insomma sostiene che il numero di quanti frequentano la comunità  gestita da Malek Abderrahim e Ahmed Talibi è sempre più esiguo?
«Dico solo che tanti cominciano a non vederci più chiaro. Qualcuno di loro, per esempio, ha chiesto che fine avessero fatto 130 mila euro raccolti durante le “Uscite di Dio”, che si svolgono in giro per l’Italia, tra le varie comunità  islamiche per raccogliere fondi a favore delle moschee. Di quei soldi infatti non c’è più alcuna traccia. Spariti. Le casse di Rahma sono vuote».
E allora, come faranno a raccogliere un milione di euro per ristrutturare l’immobile di via Longhin?
«Le richieste ai fedeli e le raccolte nelle “Uscite di Dio” sarebbero comunque una goccia, perché il grosso dei finanziamenti arriverà  da fuori. Dai veri capi che controllano l’associazione Rahma, il cui leader non è Malek Abderrahim, ma Ahmed Talibi». Insomma lei è scettica su tutta l’operazione, che da quanto racconta sembra essere avvolta da grandi zone d’ombra?
«Sono semplicemente curiosa di vedere come andrà  a finire tutta questa vicenda. E soprattutto spiace per i padovani, perché non hanno la minima idea di quello a cui stanno andando incontro. Un’ultima cosa. Da qualche settimana l’associazione ha cambiato anche il suo portavoce. Dei veri motivi per cui il signor Khalil Boussoni abbia lasciato c’è il silenzio più assoluto. Anche questo non è un bel segnale, specialmente per chi ripete, in ogni occasione, di agire sempre e comunque nella trasparenza. Di non avere nulla da nascondere».




  1. 1 Perla 7-29-2008

    Alcune domande:
    1) Perchè la ristrutturazione di un edificio di proprietà  del Comune e ad uso comunale
    (la destinazione dell’area rimane “per servizi di carattere generale”),come si legge nella Delibera deve essere approvata dal settore edilizia privata?
    2) La fideiussione che dovrebbe fungere da garanzia per l’ente pubblico è di appena 10.000 euro e quindi sproporzionata rispetto al valore dell’mmobile ristrutturato…
    3) Il punto relativo al canone di affitto è piuttosto vago…Quando verrà  stabilito l’ammontare dello stesso?
    4) La trasparenza dei finanziamenti per la ristrutturazione e per la gestione del centro sarà  garantita? Oppure “il grosso dei finanziamenti arriverà  da fuori”, come sostiene Halima nell’intervista?
    5) La testimonianza di Halima si commenta da sola…

  2. 2 Arianna 7-29-2008

    Purtroppo questa dichiarazione non mi stupisce. Questa è la dimostrazione che non è un problema di convivenza di diverse religioni, ma è una questione di potere. La cosa preocupante è che l’Istituzione che dovrebbe accogliere le persone di altri Paesi, culture e religione, dovrebbe pretendere, chiedere e far rispettare le proprie regole, tradizioni, cultura e religione. Qui non è un problema di tolleranza e di accoglienza, il cittadino italiano dovrebbe cominciare a domandarsi dov’è l’identità  dello Stato e il sentire la sua appartenza, e i valori che ne conseguono!

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