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  |   Pubblicato in Integrazione and Politica  |7 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Un punto di vista interessante che prende spunto da alcuni fatti di realtà  quotidiana, quello espresso da Michele Brambilla nel fondo “Intolleranza alla rovescia” de Il Giornale di oggi 30 agosto 2008, che sottopongo all’attenzione dei visitatori del mio blog.

Il consiglio di amministrazione del Museion di Bolzano ha deciso che, nonostante le proteste di molti cattolici e una richiesta del Papa in persona, la «rana crocefissa» dell’artista tedesco Martin Kippenberger resterà  dov’è, cioè esposta alla mostra che si chiuderà  il 21 settembre. Per singolare coincidenza, la decisione segue di poche ore il quasi-licenziamento (scampato solo all’ultimo momento) del custode di un altro museo, Ca’ Rezzonico di Venezia, colpevole di aver impedito l’ingresso a una donna musulmana resa irriconoscibile dal velo.
Quando il povero custode (povero perché è stato seppellito dalle critiche e s’è perfino preso dello stupido dal sindaco di Venezia, Cacciari) è finito in prima pagina su tutti i giornali per la sua irremovibilità  nell’applicare il regolamento, qualcuno ha parlato di «spirito dei tempi». Lo spirito dei tempi sarebbe l’islamofobia, o più in generale la xenofobia e il razzismo imperanti in questa Italia di leghisti e di fascisti.
àˆ possibilissimo che ci sia un diffuso sentimento di ostilità  nei confronti degli stranieri e dei musulmani in particolare, ed è senz’altro vero che una società  moderna e matura (ma più in generale ogni società  di ogni tempo) deve sapere accogliere chi viene da oltre confine e capire che le diversità  possono arricchire. E poi il mondo è proprietà  di tutti (o di nessuno: è la stessa cosa).
Tuttavia, «spirito dei tempi» è anche – e forse soprattutto – quello che ben è stato rappresentato dalle due diverse reazioni dei musei di Venezia e di Bolzano. Nel primo caso ha prevalso la difesa della libertà  di espressione e di culto: se la donna si vuol vestire così per una scelta religiosa è liberissima di farlo, si è detto. Nel secondo caso ha prevalso la difesa della laicità : la religione non deve mettere becco nell’arte.
Credo che la «rana crocefissa», sulla cui qualità  artistica non mi esprimo anche se mi pare identica alle sorpresine dell’ovetto Kinder, debba restare dov’è: esposta al giudizio dei visitatori del museo. Lo credo soprattutto perché una sua rimozione non farebbe che il gioco dell’autore, un perfetto sconosciuto che ha ottenuto facile pubblicità  seguendo una tattica stra-abusata, quella di creare il caso per passare poi da vittima dell’oscurantismo clericale. Non auspico alcuna censura, quindi, e anzi i cattolici farebbero meglio a non protestare per non prolungare lo spot.
Ma credo anche che nessuna persona di buon senso, e di retta coscienza, possa fare a meno di notare l’evidente differenza tra i casi di Bolzano e di Venezia. A Bolzano s’è esposta un’opera che i cattolici hanno ritenuto offensiva, ma dei loro sentimenti non è fregato niente a nessuno. A Venezia il custode ha semplicemente applicato non solo il regolamento del museo, ma anche due leggi dello Stato (la seconda delle quali confermata da referendum popolare) che impedisce a chiunque di circolare completamente travisati. Si badi bene: nella decisione del custode di Venezia non c’era nulla di religioso; solo un’esigenza di ordine pubblico. Per lo stesso motivo, nessuno sarebbe potuto entrare nel museo con un passamontagna o un casco integrale. In sintesi: i cattolici devono piegarsi alla laicità  dello Stato; ma le leggi dello Stato laico devono piegarsi alla libertà  di culto dei musulmani. Questo è lo spirito dei tempi, forse (anzi, sicuramente) non prevalente tra il popolo, ma dominante nei giornali, tra gli intellettuali, nel mondo dell’arte, nelle direzioni dei musei, insomma in quel milieu culturale che, alla fine, forma e plasma le coscienza di una nazione.
Questa è l’Italia, e più in generale l’Occidente di oggi. Un mondo in cui guai se nella mensa di una scuola c’è una fettina di prosciutto cotto, ma guai anche se c’è il pesce il venerdì. Un mondo in cui guai a far vignette sugli islamici, ma guai anche a eccepire sulle Madonne che piangono sperma, sulle Ultime Cene sadomaso, sui presepi con le pornodive al posto della madre di Gesù. àˆ un mix di debolezza culturale, vergogna delle proprie radici, complessi di inferiorità  e livori anticattolici. Uno «spirito» che non ha niente a che fare con il rispetto degli stranieri e il dovere di accoglienza, ma proprio niente.




  1. 1 gianni 8-30-2008

    trovare una definizione per i due casi è quasi impossibile ma, nel contempo, ache inutile.
    senza fars trascinare da orgasmi mentali direi che
    -per il caso “venezia” e similari sarebe ora di far rispettare le leggi italiane agli italiani e agli stranieri:cacciari, neanche a casa sua, può fare
    quello chevuole se contrario alla legge e quindi va un plauso al custode;
    per il csso “bolzano” vale lo stesso disacoso e precisamente se vi è un’infrazione “l’artista ” deve risponderne,in caso contrario sarà  il pubblico a decidere se è arte o un tentativo di scoop supportato da progressisti da strapazzo
    gianni

  2. 2 Arianna 8-30-2008

    Condivido il tuo commento Giampietro, sarebbe ora che cominciassimo, dalla famiglia e dalla scuola a recuperare un pò di valori dellaa nostra cultura e si comiciasse ad aprire le menti delle persone. Purtroppo i giornalisti non contribuiscono molto alla diffusione della culura e nella maggioranza dei casi cercano solo di fare l’articolo d’effetto.
    Mi unisco al plauso del custode di Gianni e mi auguri che il buon gusto abbia il sopravvento.
    Arianna

  3. 3 nico 8-30-2008

    Io credo invece che noi abbiamo delle leggi o regole che sono vecchie e inadegutate per il tipo di società  che ci circonda ,che indubbiamente sta cambiando
    Forse sarebbe il caso di affrontare il problema pensando anche all,evoluzione della nostra società  in modo da risolvere i problemi ,non ad incrementarli ,questo non solo nel caso del custode, ma mi sono accorta anche in altri problemi di vita .
    Nico

  4. 4 Mary 8-31-2008

    Una ‘leggera ‘ confusione, in giro. Vogliamo essere liberisti, tolleranti e cosmopoliti e non sappiamo nemmeno proteggere chi rispetta, x lavoro, le regole che noi stessi abbiamo dato.La rana non l’ho vista, ma dev’essere porcheria di cattivo gusto e il povero custode ha solo applicato il regolamento.E se, sotto il velo da musulmana, ci fosse stata una terrorista ? Ha ragione il giornalista.

  5. 5 Mary 9-1-2008

    Ho appena visto la rana, ma non xchè l’abbia cercata, ci sono inciampata x caso, girando in internet.
    Poverelli, l’artista e i dirigenti del museo: secondo me non è neanche da considerare come blasfema. Sarebbe darle troppa importanza. Penso che l’autore, a parte cercare di fare un pò di rumore attorno a se stesso, non avesse nemmeno
    coscienza di altri significati.

  6. 6 Valeria 9-2-2008

    Non posso che condividerel’articolo e rattristarmi per questa ulteriore prova di miopia. A Venezia la notizia del custode del museo ha avuto grande risonanza sulla stampa locale, ma la gente non ne ha parlato. Anche questo non è positivo, tutto succede nella massima indifferenza. E’ incredibile doversi difendere per aver applicato la legge! Adesso al museo le signore velate avranno una stanza apposita per farsi riconoscere, ci vorrà  un’impiegata donna per controllare che sono ciò che dichiarano. In tutta la vicenda ancora mi colpisce il vergognoso silenzio delle nostre femministe, e che la battagliera Emma Bonino non abbia mai preso posizione. Come possono accettare che anche in occidente si avvalli la visione della donna che ha ragione di esistere solo come oggetto di piacere, che può suscitare solo pensieri collegati al sesso, e quindi va nascosta a tutti tranne che all’uomo che la possiede? Per noi nell’Islam niente cervello né cuore!

  7. 7 Perla 9-24-2008

    E’ interessante il confronto che l’autore stabilisce tra i due avvenimenti, specie quando sottolinea “l’evidente differenza” tra i due casi. In uno stato laico, democratico la libertà  di culto e di espressione è garantita dalla legge, ma lo è anche la sicurezza dello Stato e dei cittadini. In Italia, una legge del 1975 impone, a pena di sanzioni, di rendersi riconoscibile nei luoghi pubblici…e le leggi in vigore vanno rispettate, anche a Venezia! I poteri di ordine pubblico affidati alle autorità  locali dal recente decreto-sicurezza non possono essere esercitati arbitrariamente. La libertà  personale, si sa, trova i suoi limiti laddove mette in discussione e minaccia la libertà  e la sicurezza altrui… E ha ragione l’autore a criticare la società  italiana e, più in generale, quella occidentale. L’indifferenza, la “debolezza culturale”, la “vergogna delle proprie origini”, i “complessi di inferiorità ”, ed i “livori anticattolici” sono fenomeni che, a lungo termine, favoriranno la diffusione delle culture integraliste e la conseguente sopraffazione di altre culture, meno radicate nella coscienza individuale e collettiva. “L’intolleranza alla rovescia” di cui parla l’autore, si riverserà  allora sui più deboli, su coloro che, per indifferenza o per bonismo, hanno lasciato correre… Ed è proprio questo l’obiettivo dichiarato dei musulmani: l’islamizzazione dell’Occidente….

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