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  |   Pubblicato in Gazzettino, Personale and Università   |3 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

L’Università  di Padova, che ha il primato della prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, laurea in Filosofia, il 25 giugno 1678, parla al maschile. Su 733 professori di prima fascia (i cosiddetti Ordinari) solo il 15%, cioè 111 sono donne. Ben 25 Dipartimenti sono diretti solo da uomini, senza professori donne di Prima fascia. Da questo elenco spicca il Dipartimento di Scienze ginecologiche e della riproduzione umana, Pediatria, Scienze Farmaceutiche, dove da anni la maggioranza degli allievi sono donne.
In 17 Dipartimenti c’è la presenza di una sola donna come professore ordinario. Il Dipartimento con la proporzione peggiore è quello di Fisica “Galileo Galilei” con una donna su 36 professori di prima fascia. A metà  si pone Biologia con 8 donne su 15. L’unico dipartimento a superare (di poco) il numero dei maschi è quello di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione, con 13 donne professori ordinari su 24 totali. La percentuale, anche se bassa, migliora nella categoria dei professori di II fascia (i cosiddetti Associati), dove si raggiunge quasi il 30%. Decisamente meglio la fascia dei ricercatori, dove la percentuale femminiile, sempre minore a quella maschile, si iinnalza alla vetta del 44%. Tra gli assistenti invece la percentuale precipita all’11%°. In totale le donne che occupano un ruolo universitario sono il 30% rispetto agli uonnini.
Se si va a vedere invece il numero di immatricolati e laureati, la presenza universitaria parla invece al femiminile, con il 57% di immatricolati e il 58,5% di laureati donne. Chi si è laureato con i voti migliori? La donne o gli uomini? In riferimento ai dati relativi all’anno solare 2007, le donne che si sono laureate con un voto superiore a 99 sono state 7.104 su 7110, cioè quasi la totalità , contro appena 1236 uomini su 5507. In assoluto il voto medio di tutte le donne laureate è più alto di 3 punti rispetto a quello ottenuto dagli uomini, dimostrando di fatto che sono più brave!
Si consideri poi che nel mondo della Cultura padovana per eccellenza è sconosciuto il termine di Rettore al femminile: infatti in 63 anni, cioè dal 1945 ad oggi, sono stati eletti 10 rettori e tutti maschi, per cui non si è mai posto il problema se conservare il termine di “Magnifico Rettore” nel caso dell’ipotetica elezione di una donna o cambiarlo in “Magnifica Rettore o Rettrice”.
Se a tutto questo si aggiunge l’autoreferenzialità  della nostra Università , il basso numero di immatricolati e di laureati rispetto all’elevato numero di professori: rispettivamente 4,3 e 5 per ogni professore, l’età  avanzata e la “sacralità ” degli ordinari che sbarrano la strada ai non più giovani ricercatori che ormai hanno un’età  media superiore ai 50 anni, un autogoverno incapace di aprirsi alla società  e al nuovo, si capisce come questo tipo di sistema sia lo specchio del Paese che in verità  si riflette in altri settori, dalla gestione degli ordini professionali alla Sanità  pubblica, alla Politica: un sistema chiuso, misero di opportunità  per i giovani e per le donne, teso alla conservazione dei privilegi più che alla scommessa nel futuro.
La differenza sostanziale tra le società  di Civiltà  Occidentali e la nostra, consiste proprio nella qualità  e nel numero delle opportunità . Per fare un esempio, è molto più facile per il governo più potente del mondo avere eletto un nero a Presidente, che eleggere una donna o un giovane a Rettore della nostra Università  o a Professore Ordinario per soli meriti!




  1. 1 Arianna 11-22-2008

    non c`e` che dire le donne hanno una marcia speciale, il fatto che e` che troppo spesso sono le donne stesse a non rendersene conto e a non riconoscere il valore dell`essere donna nella societa`. La diversita` e` un valore.

  2. 2 Ilaria 11-22-2008

    Sono anni oramai che nelle aule di medicina si registra un maggior numero di donne. C’è stato un sovvertimento nei decenni, che non può non far riflettere e far pesare quanto sia “strano” che poche siano le donne ad arrivare a sedere dietro importanti cattedre. Non parliamo poi dei reparti chirurgici!!! Lì l’ostruzionismo è ancor più manifesto.

  3. 3 Perla 12-2-2008

    In Italia, come anche in altri paesi occidentali, sono prevalentemente gli uomini ad occupare le cattedre universitarie ed altri posti di prestigio. E ha poca rilevanza la maggiore o minore bravura delle donne rispetto agli uomini, sebbene confermo che generalmente le ragazze sono più studiose dei maschi.
    Le ragioni del fenomeno sono in parte di natura culturale: diversamente da altre società  occidentali, la nostra conserva tuttora una forte impronta maschilista che penalizza le donne, escludendole tendenzialmente da posizioni di responsabilità  e di potere. Il motivo principale, però, mi sembra più di natura pratica e anche politica. Conciliare lavoro e vita privata è relativamente semplice per gli uomini, anche laddove la carriera richiede mobilità ; non lo è altrettanto per le donne, alle quali tradizionalmente è affidata la gestione della famiglia. Ora, nei paesi nordici dove l’occupazione femminile è più radicata e diffusa, lo Stato sostiene le famiglie attraverso degli interventi concreti di natura economica e sociale, i quali permettono alle donne di non dovere rinunciare a lavoro e carriera. Una politica di sostegno alle famiglie deve però essere strutturale e non si deve esaurire nella concessione di incentivi tampone che non cambiano la situazione. Servono piuttosto degli interventi intelligenti, quali contributi permanenti per i figli minorenni, posti assicurati all’asilo nido per tutti, congedi triennali di maternità  (o, in alternativa, di paternità ) con mantenimento del posto di lavoro, contributo allo studio, ecc…
    Dice bene un proverbio: “Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare tutto”….

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