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  |   Pubblicato in Gazzettino, Precari and Università   |3 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

L’Italia è una Repubblica non più fondata sul lavoro, ma sugli stages formativi e i masters, organizzati dalle più svariate associazioni e società  private e pubbliche, le quali ricevono a loro volta finanziamenti privati e pubblici. Ci sono stages di tutti i tipi, forme e contenuti e si rivolgono a giovani diplomati, laureati, specializzati. Generalmente durano massimo un anno, con una quota d’iscrizione spesso anche salata. Molti di questi corsi sono visti illusoriamente come l’anticamera di un impiego, che per la maggior parte non avviene.
àˆ recente la notizia che la Regione Calabria ha stanziato sei milioni di euro, metà  provenienti dal bilancio regionale e metà  dal fondo sociale europeo, per un “Programma stages” residenziali (circa 500) riguardanti i migliori laureati calabresi di età  non superiore ai 37 anni, a cui andrà  per due anni un “voucher formativo” di 1000 euro mensili. Gli stages sono organizzati dalle Università  calabresi sulla base di apposita convenzione con l’Ufficio di Presidenza della Regione. Lo scopo dello “stage” è di far acquisire ai giovani interessati “capacità  di amministrazione innovativa”, presso amministrazioni pubbliche calabresi, che come è noto di tale innovazione non posseggono né il know-how né alcuna esperienza. Inoltre una tale durata è del tutto abnorme: infatti secondo le norme di legge uno “stage” di 24 mesi è previsto solo per i portatori di handicap e i “migliori laureati calabresi” non risultano essere tutti portatori di handicap. E se ancora non bastasse, l’accesso ai fondi europei è possibile solo quando i fondi erogati sono in relazione alla creazione di nuovi posti di lavoro effettivi, che invece mancano non esistendo alcun nesso tra questi stages e lo sbocco occupazionale. L’effetto non è solo l’illusione dei giovani e la disincentivazione alla ricerca seria da parte loro di un’occupazione produttiva. Iniziative come questa creano i presupposti per una rivendicazione, al termine del biennio, di “sanatorie” con stabilizzazione in soprannumero rispetto agli organici delle amministrazioni pubbliche ospitanti, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro improduttivi.
Discorso diverso quello dei Masters. L’organizzazione è solo dell’Università  che può avvalersi di collaborazioni esterne. Nell’anno accademico 2007/2008 solo a Padova sono stati banditi 73 Masters. Il numero minimo per l’attivazione di un Master di Medicina è di 5 persone. Il corso può essere annuale o biennale, con un costo d’iscrizione che varia da un minimo di 2000 euro ad un massimo senza limite. Il Master di giornalismo di cui si sta molto parlando in questi giorni costa al discente 10.000 euro. Il Master non costituisce un titolo spendibile ed è considerato solo un “accrescimento culturale”. Se alla fine del Master un giovane trovasse uno sbocco occupazionale, penso che quei soldi sarebbero ben spesi, anche se non si capisce come mai tale esigenza formativa, se di esigenza formativa si tratta, non sia garantita alla stregua del diritto allo studio per una laurea o una specialità . Ma se così non è, la domanda vera che bisogna porsi, si tratti di “Stage” o di “Master”, se non ci sia una speculazione sulla pelle dei nostri giovani e delle loro famiglie, soggiogati dal peso di una società  â€œgerontocratica”, statica, narcisista e illusoria che ha al centro altri interessi che costruire opportunità  reali, non solo per i nostri giovani, ma per il nostro futuro di Paese Civile.

(Immagine da: jobtalk.blog.ilsole24ore.com)




  1. 1 Eugenio 1-18-2009

    Sono totalmente d’accordo con te. Si tratti di “Stage” o di “Master” sono quasi sempre imbrogli per far fare soldi a persone senza scrupoli.
    “Povera Nazione mia!!! “

  2. 2 Giampiero 1-19-2009

    Riporto la notizia:
    ANSA GIORNALISTI:SINDACATO VENETO,RIFLESSIONE ACCESSO PROFESSIONE

    (ANSA) – VENEZIA, 19 GEN – Il Master di giornalismo organizzato dall’Universita’ di Padova con l’Ordine dei Giornalisti, diventato un ‘caso’ per l’assunzione del figlio del Rettore come tecnico fonico di laboratorio, ripropone con forza ”la necessita’ improrogabile di una riflessione sulle modalita’ di accesso alla professione”.
    Lo sottolinea il Consiglio direttivo del Sindacato Giornalisti del Veneto che ora attende l’esito del chiarimento in corso fra gli enti organizzatori. Il Sindacato ripropone il dubbio se il Master nasca per soddisfare l’esigenza di formazione dei giornalisti o per soddisfare esigenze altre. Il Sindacato
    veneto, sebbene veda bene per l’accesso la strada universitaria, e’ ”contrario all’ utilizzo del Master biennale – costo 12 mila euro a candidato – come strumento principale”, ad un accesso ”per censo a fronte di un crescente numero di disoccupati, sottoccupati e precari e a un aumento esponenziale degli aspiranti (1.600 all’anno)”, l’ 80% dei quali consegue il titolo di giornalista professionista. I Master, per il Sindacato veneto, creano ”disparita’ nell’opportunita’ di accesso alla professione”.(ANSA).

  3. 3 dorian 1-23-2009

    In buona sostanza concordo, c’è da stare molto attenti. I master di per sé non garantiscono nulla. Paradossalmente una delle poche strade percorribili mi sembrano quei master che “costano poco” ma perché finanziati da ditte private. A volte se una ditta privata finanzia un master è perché ha bisogno di trovare qualcuno capace. In tal caso il può essere un luogo da cui pescare coloro che poi, dopo aver dimostrato di essere capaci durante lo stage all’interno delle ditte finanziatrici, potranno forse avere l’opportunità  di essere remunerati per contribuire alla crescita dell’azienda. In questi casi vedo un uso sano sia dei master che degli stage.
    Il resto rischiano di essere bufale pagate a caro prezzo.

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