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La Civiltà a 5 centimetri...

La Civiltà a 5 centimetri...

Riporto il testo della mia interrogazione (la terza!) perchè la Giunta Comunale si adoperasse per superare quella distanza tra la Città e le vittime del Terrorismo, simboleggiato dal diniego dei condòmini ad apporre la targa commemorativa sul muro, riportato anche nel libro “Cuori neri” di Luca Telese.

Il 23 gennaio 2006 avevo rivolto un’interrogazione all’asessore Boldrin, in assenza del Sindaco e Vicesindaco. In giugno la stessa interrogazione l’avevo posta anche al vicesindaco Sinigaglia, perché Lei signor Sindaco era assente. Le interrogazioni riguardavano la lapide in via Zabarella al numero 24 posta dall’Amministrazione Destro in ricordo di quel tragico evento, in cui sono stati barbaramente uccisi il 17 giugno del 1974 due persone che rispondevano al nome di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola: è stato quello il primo omicidio compiuto dalle Brigate Rosse, il primo omicidio di quella tristissima stagione , in cui l’odio e la violenza erano utilizzati come strumento politico di destabilizzazione delle istituzioni democratiche.Due giorni fa, appunto il 17 giugno come ogni anno da allora, è stato commemorato quel tristissimo giorno per la città di Padova.
Lei sig Sindaco testimonia con la Sua presenza, che quei brutali omicidi delle Brigate Rosse, sono omicidi compiuti contro i valori e i princìpi fondanti la nostra Costituzione, perché quell’atto premeditato, gratuito e violento è un atto anche contro la democrazia, contro la libertà, contro la Costituzione democratica, quindi contro lo Stato.
Il senso della mia interrogazione è la seguente: durante la commemorazione, era netta la sensazione, proprio per la partecipazione di numerosi cittadini e soprattutto per la presenza delle Istituzioni sia del Comune che della Provincia e di varie forze politiche, che l’avvenimento di quel giorno oltre che le famiglie, riguarda la Città: in avvenimenti del genere, non possono e non devono esistere “appropiazioni indebite” e strumentali.
Quegli uomini, quei cittadini strappati con la violenza alla loro storia naturale e alle loro famiglie, appartengono alla memoria e alla storia della nostra Città, come simbolo di vittime dell’ideologia terroristica, che annichilisce il valore della persona, che sottomette la vita umana a pura strumentalità, a mercificazione: si baratta la vita umana e tutta la sua realtà con l’astrazione di un’idea: questo è il cieco fanatismo ideologico di qualsiasi colore che unisce purtroppo tante vittime di quegli anni e di questi anni.
Per questo ancora una volta , faccio seguito all’interrogazione di 5 mesi fa e di cui, nonostante l’impegno verbale, non è stato fatto nulla, di rispondere all’ appello del figlio di Giuseppe Mazzola, l’avvocato Piero Mazzola, per superare quei cinque centimetri di distanza della targa dal muro, che pesano nella memoria della città come un macigno.
Forse ho pensato che poteva essere un motivo di opportunità, di tranquillità che i condòmini magari volevano conservare, per evitare che il posto fosse meta e oggetto di facinorosi. In tutti questi anni però non mi sembra che i residenti abbiano avuto tanti fastidi, nemmeno lontanamente paragonabili ai fastidi dei residenti delle piazze per il “popolo dello spritz”. E poi cosa cambia per i condòmini, visto che la targa c’è lo stesso ed è posta a cinque centimetri dal muro?!
Quindi io le chiedo  di poter rivedere questo fatto, cioè di superare questi centimetri che – ripeto – non sono legati solo ad un fatto spaziale.
Mi sembra assurdo che la lapide di Moro a Roma, ucciso non in quel palazzo e non in quella via, sia affissa sul muro e sia la cosa più naturale di questo mondo che quella lapide sia proprio lì e a Padova la Civiltà si fermi a 5cm… come se dovesse essere estranea, non riguardare le nostre case, le nostre famiglie, la nostra Storia.”




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