30
lug
1 Stella2 Stelle3 stelle4 stelle5 stelle (24 voti, media: 5 su 5)
Loading ... Loading ...
  |   Pubblicato in Politica, Scuola and Università   |16 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

galilei1I professori dovranno superare un test «nel quale emerge la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare». E’ la proposta della Lega Nord per eliminare la sperequazione che si crea dando esclusivo peso alla valutazione dei titoli scolastici, perché come sappiamo ci sono università più ‘generose’ e università più ‘rigorose’. Il tutto si supererebbe attraverso l’istituzione di albi regionali degli insegnanti, o con il «Reclutamento regionale del personale docente».
Mi viene da pensare all’ “Alto Adige”. In quella parte d’Italia i cittadini, tutti con passaporto Italiano, per il 70% circa parlano il dialetto sud-tirolese e per circa il 5% il ladino. In quella parte d’Italia ci sono leggi secondo le quali un cittadino italiano non può lavorare se non ha il “patentino”: una certificazione di conoscenza approfondita della lingua tedesca. In quella parte d’Italia un Italiano non può accedere ai concorsi pubblici perché riservati agli “indigeni” del luogo.
In quella parte d’Italia queste ed altre leggi similari sono definite di “autodeterminazione”, di protezione della Cultura, della Storia, delle Radici e della Lingua di quel popolo. A qualche chilometro di distanza le stesse leggi, ove ci fossero, sarebbero definite discriminatorie e razziste, come è in effetti definita da qualche parte la proposta della Lega Nord.
Se ciò che si propone per le varie Regioni è razzista, vuol dire che c’è una parte d’Italia (l’Alto Adige) che è razzista, in cui la Costituzione Italiana è sospesa e non ha lo stesso valore, con il beneplacito di tutti.
In Alto Adige come in Veneto se ci fossero state le stesse norme il prof. Galileo Galilei pisano di nascita e di cultura, con grande conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto toscano, non avrebbe certo potuto insegnare. Lo stesso dicasi per il fiammingo Vesalio (anatomista), l’inglese Harvey (scopritore della fisiologia della circolazione), il viterbese D’Acquapendente (scopritore delle valvole delle vene), il calabrese Bruno di Longobucco, primo docente della Scuola Chirurgica padovana… e così via con tutti quei professori e scienziati che hanno reso Padova unica nel mondo e di cui a giusta ragione la città si vanta!
Penso che se si voglia uscire da qualunque polemica strumentale si dovrebbe lasciare il passo a una considerazione più realistica: ogni regione ha una scuola diversa, come ha una sanità diversa, sia nell’organizzazione, nell’efficienza come nella qualità. Questo non vuol dire che tutto è meglio al nord, o che tutto è peggio al sud. L’istruzione, la formazione, la cultura non possono avere barriere ideologiche. Il nodo del problema a cui bisogna dare risposte concrete è: come scegliere i professori più capaci? Il “modello” Alto Adige sicuramente dà occupazione agli “indigeni”, ma non dà garanzie e risposte al problema posto.




  1. 1 Fernando 7-30-2009

    L’Italia piu’ ricca,piu’ fulgida nella storia indubbiamente e paradossalmente,a mio modesto parere,fu l’Italia dei Comuni,di cui ancor oggi ne custodiamo gelosamente le testimonianze,citta’ per citta’,comune per comune appunto. La lingua mai pienamente realizzata,nonostante gli sforzi trecenteschi d’un certo Alighieri, subpadano anche lui e i mille dialetti e gerghi e vocalita’ diverse da luogo a luogo,tutte certamente ricchezze da non sprecare in questa terra unica al mondo. Questo e’ fatto serio,altamente culturale,anche di nicchia se vogliamo,ma che c’entra poco con la scuola di Stato. Quella deve armonizzare,unificare lessichi e tradizioni per arricchire tutti da nord a sud,in ottica di cultura di base che riguarda ragazzi e giovani,non certo intellettuali di nicchia. Non sia un espediente confinante,selettivo con alibi “regionale”,perche’ solo un ignorante potrebbe esclamare che in Italia ogni regione ha una cultura “regionale” unica. Negherebbe la bellissima diversita’ tra comune e comune,provincia e provincia. Dunque la Scuola,maestra di sapere primario e non specialistico,la Scuola istituzione statale che combatte l’ignoranza e distribuisce rudimenti di critica allo scolaro allo studente,libera Scuola libero studente. Ci riconoscono globalmente come grande quel fenomeno del Risorgimento Italiano che porto’ gli italici diversi a darsi uno Stato,seppur sofferto,in appena 40 anni (1815-1860),meno degli anni del recente regime post-bellico. Vi pare poco? “Fatta l’Italia,bisogna fare gli Italiani” disse qualcuno, certo ma…. siamo ancora la’? Daccordo semmai di ampliare ab origine la preparazione degli insegnanti,ma a livello universitario in tempo di corso di studi,per farla comprendere e meglio trasfonderla poi la nostra Storia e le differenti origini culturali di ogni contrada,ma non certo vagliarla a posteriori quella preparzione col filtro di qualche commissione regionale…e formata da chi? scusate. Abbiamo perso il senso pratico di cos’e’ in effetti la Scuola?

  2. 2 Sandro 7-31-2009

    Ciao Giampiero,
    ho appena letto il tuo articolo in merito alla proposta della Lega e non posso che appoggiare in pieno il tuo pensiero. Anzi, chiederei alla Lega di sostenere un altro progetto, che molto probabilmente potrebbe dare una concreta possibilità ai nostri figli ITALIANI di essere più competitivi nel mondo del lavoro, il quale non si può più pensare di trovarlo necessariamente a qualche chilometro da casa, ma bisogna abituarsi all’idea di spostarsi. La proposta è quella di insegnare la lingua inglese, utilizzata per poter comunicare con la maggior parte dei paesi stranieri, come se fosse una lingua madre !!!!!
    Ovviamente senza nulla togliere ai docenti e alla popolazione di ogni Regione di conoscere la propria storia e cultura.

  3. 3 Giampiero 7-31-2009

    Qui o si fa l’Italia, o si muore!

  4. 4 Giovanni 7-31-2009

    Caro Giampiero,
    se non ricordo male “quì si fa l’Italia o si muore”fu detto alla battaglia di Calatafimi.
    Garibaldi,Nino Bixio…che illusione colossale!

  5. 5 Giampiero 7-31-2009

    Hai ragione…. la Storia dovrebbe essere riletta alla luce di alcune nefandezze di quegli anni…ma se non si fa l’Italia, c’è poco da sperare…con l’Italia federale secondo me si è imboccata la strada giusta!

  6. 6 Perla 7-31-2009

    Il “modello” Alto Adige rappresenta una vergogna per il nostro paese. Sono cnvinta che in nessun’altra nazione le minoranze abbiano gli stessi diritti di cui godono gli altoadesini in Italia! Mi chiedo se il nostro Governo ha commentato l’assurda proposta avanzata da alcuni esponenti del parlamento austriaco di annettere il Sudtirolo all’Austria?!

  7. 7 Chiara 7-31-2009

    Credo che nell’idea della lega ci fosse un pensiero: dare più opportunità agli “indigeni” di lavorare a casa loro! Solo che come al solito si usano strategie pessime. Credo anche, che le regioni da te citate siano “troppo regionalizzate” se non “statalizzate” e penso anche alla differenza di salario degli insegnanti .
    Ritengo che il merito sia importante, ma anche la diversità di cultura come di pensiero è un arricchimento nelle scuole, certo è vero che ci sono “università” con pesi diversi e su questo si potrebbe discutere.
    Se poi, ci mettiamo a discutere su un test di “conoscenza culturale”, mi sembra ridicolo a questo punto non pensare a tutti i bambini stranieri presenti nelle classi, per cui ci dovrebbe essere una materia “dedicata” alla nostra cultura.E si potrebbe proseguire…..

  8. 8 Michele 7-31-2009

    Queste proposte leghiste hanno l’innegabile merito di suscitare un complesso di superiorità in chi le legge.
    Discuterne significa legittimarle: meglio abbandonarle all’oblio che meritano.
    Un caro saluto.

  9. 9 Dorian 8-1-2009

    La proposta non mi sembra né fattibile, né la soluzione migliore per il problema sollevato. Al massimo si potrebbe fare un concorso in cui si sondino le competenze, anche se sarebbe comunque un tappabuchi e un’ammissione della nullità dell’università italiana nel suo complesso (e non è che Padova sia necessariamente meglio di Palermo). Meglio lavorare sul sistema universitario.
    Quanto alla questione delle tradizioni eccetera. Si pongono, mi pare di aver capito, tre questioni. Portare avanti delle specificità locali in un contesto nazionale e il tutto in un orizzonte mondiale. Credo che la soluzione migliore per tutte e tre le questioni sia un’aumento della complessità più che una (auto) ghettizzazione. Cioè mantenere vivo il locale, accettando delle relazioni sia con altri locali, sia con il nazionale che col globale. Se ad esempio io sono qui da 15 anni e se non sono fuori di testa ho colto e fatto miei molti modi d’essere che ho trovato a Padova. Lingua inclusa presumo, quanto meno in 15 anni o la capisco o la parlo. Contemporaneamente ne ho portato altri di cui ho fatto esperienza altrove. Ciò che nasce da questa relazione da un lato permette di mantenere entrambe le componenti in gioco (che poi non sono solo due: molti veneti andranno in giro per l’Italia, all’estero, eccetera: il processo si ripete, non c’è mai una staticità o un purismo). D’altro lato però c’è anche un qualcosa che è maggiore della somma delle componenti originarie e nasce dall’interazione. A me sembra che complessificando un po’ si possa mantenere ciò che si ritiene buono e, contemporaneamente, creare dell’altro.
    Per questo non mi spaventerebbe che alcuni corsi universitari fossero tenuti totalmente in inglese. Ciò non toglierebbe il legittimo spazio alla lingua Veneta ma sarebbe un ulteriore arricchimento.

  10. 10 Cosimo 8-1-2009

    Giusto valorizzare la cultura e le tradizioni locali per non disperderne la memoria e mantenere il dialetto come espressione di lingua viva in un mondo globalizzato che tutto tende ad omogeneizzare. Ma questo non può avvenire se non nella consapevolezza del valore e nel rispetto delle altrui culture e tradizioni. Si leggano pure in classe testi in dialetto veneto, ma uguale spazio alle poesie in romanesco ed alla letteratura siciliana. Un modo per essere uniti seppure nel legittimo orgoglio della propria identità .Quale essa sia, senza distinzioni di provenienza geografica, di etnia o religione.

  11. 11 Francesco 8-2-2009

    Credo che bisogna conoscere l’italiano, anche se i dialetti hanno il loro fascino. Se la proposta leghista mira ad una emigrazione di ritorno, vorrei proprio sapere chi e cosa insegnerà qualcosa al nord. Sono di Destra ma certe cose campate in aria fanno ridere e sono da comizio elettorale.

  12. 12 Giampiero 8-2-2009

    In diversi commenti leggo un denominatore comune: la preparazione universitaria…secondo me è uno dei nodi fondamentali! Nessuno nasce “imparato”. Abbiamo un sistema scolastico completamente slegato da quello universitario nel metodo, nell’organizzazione, nel percorso… Ad esempio il sistema statunitense dalle elementari all’università segue lo stesso modello. Lo studente acquisisce la stessa metodologia… Il punto è: nel nostro sistema scolastico, al centro dei percorsi formativi abbiamo lo studente o il sistema stesso?

  13. 13 Fausta 8-5-2009

    Caro Gianpiero, sono daccordissimo con te. Purtroppo credo che attualmente ci sia un rigurgito di razzismo regionale sostenuto da pochi deficienti. Faccio parte di AFS Intrcultural Programs e mi domando come si possa accettare nelle nostre scuole e famiglie studenti provenienti da tutto il mondo pieni di voglia di conoscere nuove culture, quando poi noi stessi Italiani siamo così limitati. A questi signori che sostengono questa tesi farei leggere la commovente storia dei barellieri americani (tra cui Hemingway) che durante la I guerra mondiale andarono in Francia in soccorso di tutti i combattenti , dando speranza nella nascita di un nuovo mondo… Cari saluti e complimenti per il tu impegno…

  14. 14 Giampiero 8-5-2009

    Cara Fausta, come giustamente dici il mondo e anche la nostra Storia è ricca di sacrifici, incroci e ricchezze culturali… una cosa è la preparazione e la selezione di un corpo docente all’altezza, con criteri di merito e di controllo…un’altra è dividere la comunità in cittadini di serie A e di serie B sulla base della provenienza! Tale classificazione ha generato conseguenze disastrose per l’Umanità: gli Armeni, gli Ebrei ne sono una atroce testimonianza!
    Ritengo invece quanto mai opportuno dare la possibilità di conoscere la storia, letteratura locali… chi conosce fra gli studenti calabresi Gioacchino da Fiore? Se non fosse nominato da Dante nella Divina Commedia forse sarebbe dimenticato…
    Il nodo vero del problema è la “rivoluzione” della “funzione pubblica”, che è attualmente rigida, in cui il merito è sacrificato alla massificazione….

  15. 15 Andrea 9-26-2009

    Solo alcune annotazioni tenendo a parte la simpatia e la coesione che deve intercorrere in tutta l’Italia:
    1- Se il modello del sud-tirolo è una vergona come possiamo definire il modello calabrese o siciliano ?
    Faccio solo due esempi: Scuola e Sanità
    2- Penso che Galileo sarebbe emerso rispetto agli altri in ogni modo. Ricordo che la Santa Inquisizione ha provato a fermare le sue idee.

    P.S.: Non sono un sud-tirolese ma apprezzare il lavoro degli altri è anche imparare a fare meglio il nostro.

  16. 16 Giampiero 9-30-2009

    Andrea, non è vergognoso il modello sud-tirolo. E’ una vergogna quello delle Regioni che non sono a “statuto speciale”, che devono pagare anche per le altre! C’è differenza tra solidarietà e parassitismo! O anche le altre Regioni possono decidere e fare come il sud-tirolo o il sud-tirolo come le altre…

Per lasciare un commento inserisci nei campi seguenti Nome, E-Mail (non verrà pubblicata) e un indirizzo web (facoltativo). ATTENZIONE: Avruscio.it non è responsabile per il contenuto dei commenti, i quali appartengono esclusivamente a chi li ha scritti. Mi riservo comunque di eliminare eventuali commenti non pertinenti con l'articolo o dal contenuto offensivo. Gli indirizzi IP degli utenti vengono memorizzati automaticamente e in caso di violazione di legge verranno comunicati all'autorità competente.

cerca