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  |   Pubblicato in Integrazione and Scuola  |11 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

3441371083-corte-europea-crocifisso-in-classe-contro-liberta-religioneStrasburgo, 3 nov. – (Adnkronos) – No al crocifisso nelle aule scolastiche. La Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, esaminando il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi, di Abano Terme, ha stabilito che l’esposizione del crocifisso in classe “e’ contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla liberta’ di religione”.
Il ricorso a Strasburgo era stato presentato il 27 luglio del 2006 da Solie Lautsi, moglie finlandese di un cittadino italiano e madre di Dataico e Sami Albertin, rispettivamente 11 e 13 anni, che nel 2001-2002 frequentavano l’Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre. Secondo la donna, l’esposizione del crocifisso sul muro e’ contraria ai principi del secolarismo cui voleva fossero educati i suoi figli.
Dopo aver informato la scuola della sua posizione, la Lautsi, nel luglio del 2002, si e’ rivolta al Tar del Veneto, che nel gennaio del 2004 ha consentito che il ricorso presentato dalla donna venisse inviato alla Corte Costituzionale, i cui giudici hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso. Il fascicolo e’ quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che il 17 marzo del 2005 non ha accolto il ricorso della Lautsi, sostenendo che il crocifisso e’ il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell’identita’ del Paese, ed e’ il simbolo dei principi di eguaglianza, liberta’ e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione.
Di qui la decisione della donna di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. I sette giudici autori della sentenza sono: Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajo’ (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).




  1. 1 Maurizio Peci 11-3-2009

    Altro che “no comments”! Bisognerebbe evitare che ci fossero ingerenze sulla tradizione e storia di uno Stato, da parte di chiunque, giudice o altro. Mi domando perché la signora non torna al suo paese, così non ha problemi, invece di pretendere che una intera Nazione si adegui al suo, pur sempre rispettato, modo di pensare.

  2. 2 Evita 11-3-2009

    ….e il diritto dei cattolici a vedersi riconosciuta la loro identita’? Non ho parole!!!

  3. 3 Stella 11-3-2009

    Sono cristiana cattolica; francamente la cosa non mi sconvolge più di tanto, visto che mi è stato insegnato che “religiosità” e “fede” sono due cose molto diverse, la prima molto esteriore e la seconda molto interiore…
    Sinceramente mi spezza di più il cuore che ad essere tolti sempre più dalle scuole e dalle classi siano gli insegnanti di sostegno per i ragazzi portatori di handicap o comunque in difficoltà. Con le loro famiglie, loro sì che sono “crocifissi viventi”!
    E non credo che la presenza -ormai mera abitudine- dell’immagine di Cristo in Croce faccia gli scolari o gli studenti più credenti. Per trasformare il nostro “cuore di pietra” in “cuore di carne”, ci sono altre strade più qualificate e vere. E poi Gesù non ha mai costretto nessuno a seguirlo, neppure tra i suoi discepoli… “Misericordia io voglio e non sacrificio”

  4. 4 Giampiero 11-3-2009

    Stella è verissimo quello che dici, infatti in molta parte della Terra, ci sono cattolici perseguitati per i loro simboli….penso però che i simboli hanno una loro importanza, proprio perchè significano qualcosa, che sono costati sacrifici, impegno e magari la vita! Non si spiegherebbe altrimenti perchè ci deve essere una bandiera nazionale o regionale, oppure perchè un prete deve bere del vino e mangiare dell’ostia, oppure perchè tanta gente vuole toccare la bara di Sant’Antonio…
    Che poi ad alcuni questi simboli parlino bene o parlino male o non parlino affatto, non è un motivo per abolirli o nasconderli, soprattutto quando sono parte integrante e fondamentale di una cultura… proprio perchè nessuno costringe “a credere”, nessuno deve costringere a togliere il simbolo di una parte fondamentale di una cultura…

  5. 5 Stella 11-3-2009

    La cosiddetta “cultura” per me è un’altra cosa ed è sempre in evoluzione.
    Probabilmente assomiglia di più alla capacità dell’uomo di interrogarsi sulla vita, sul modo di relazionarsi con gli altri, sul porsi le domande più giuste e più vere che riguardano l’umanità tutta.

    Prima del 313 (Editto di Costantino) la “cultura” dominante era quella pagano-romana (ed il paganesimo è religiosità vera e propria: pensiamo ai simboli ed ai rituali per accattivarsi il favore delle divinità e calmare le ansie). Eppure io non vorrei che le mie radici risalissero all’impero romano.
    E neppure a quello dei popoli che ancora prima abitavano le nostre terre italiane od europee: popoli cosiddetti “barbari”. E prima ancora… chissà…?
    L’unica cosa che mi lascia perplessa in questa faccenda è che siano state spese tante energie, a partire da chi ha posto il problema qui in provincia, per una questione per me non fondamentale.

    Ci si può anche chiedere se allora mettere un Budda in classe, nel caso della presenza di un alunno buddista o altri cosidetti simboli religiosi (lo spirito di accoglienza è squisitamente cristiano).
    In realtà la parola greca SIMBOLO (sym-ballo) significa unione, mettere insieme anima ,corpo, spirito cioè “unificare noi stessi” – ma è un discorso molto lungo che non si può liquidare con due parole – ha quindi un significato ben più profondo e certamente non esteriore.

    I crociati avevano una croce ben in vista sul petto… e sappiamo quanta gente hanno ucciso! Se non credessi nella Risurrezione, potrei dire che Cristo si sarebbe sicuramente rivoltato nella tomba!!
    Comunque siamo tutti in cammino … e si può riflettere ed imparare dalle riflessioni di tutti…
    Grazie.

  6. 6 Giampiero 11-4-2009

    Stella, gazie a te e alle tue ben appropriate riflessioni!…Come dici tu, siamo tutti in cammino….

  7. 7 Abbadessa Carmelo 11-5-2009

    Ho inviato al direttore del Gazzettino questa nota:
    Egregio Direttore,
    sentita una recente sentenza della Corte europea, devo segnalarle che il suo giornale potrebbe essere incriminato: in ogni pagina, infatti, è riportata la data, e l’anno indicato è 2009. C’è un chiaro riferimento a Cristo, dato che si tratta del 2009 d. C. (p. C. n. – post Cristum natum, in latino) e questo, secondo la Corte europea, è discriminante e quindi illegale.
    La invito pertanto, a sanatoria, a versare 5000 € sul mio Conto Corrente, risparmiando una lunga e costosa trafila giudiziaria.
    Inutile farmi notare che anche la Legge italiana è illegale: prescrive infatti l’obbligo di questo tipo di data su ogni documento ufficiale.
    Altri, non in Europa, utilizzano l’egira (iniziando dal 16 luglio 622 p. C. n., nel ricordo del passaggio di Maometto dalla Mecca a Medina e con mesi lunari anziché solari). In Italia è stato utilizzato anche il conteggio degli anni dalla “marcia su Roma”. Gli Aztechi avevano un diverso calendario; diverso anche quello degli “Indiani d’America”; diverso il calendario cinese; ecc. Unico criterio comune: ognuno conosce e utilizza la sua storia ….. ma forse adesso non più!
    P.S.: forse si tratta di legittima difesa da parte dei magistrati europei? Infatti, se molti seguissero gli insegnamenti di questo scomodo Cristo (ama il prossimo tuo come te stesso, non uccidere, non rubare, ecc.) le liti giudiziarie crollerebbero ed i poveri magistrati, assieme ad avvocati e “dintorni”, sarebbero disoccupati.
    P.P.S.: ma il miglior modo di essere laico non è nuovo: dai a Dio quel ch’è di Dio ed a Cesare quel ch’è di Cesare.
    P.P.S.: povera Europa!
    Venezia, 4 novembre 2009 p.C.n.
    Carmelo Abbadessa

  8. 8 Luca 11-5-2009

    Gentile signora informo lei e il direttore del Gazzettino, per tranquillizzarvi, del fatto che il giornale non sarà tenuto a pagare alcuna multa.
    Difatti la datazione 2009 non si riferisce solo al dopo Cristo (d.C.) ma anche a una forma di datazione storica più politicamente corretta nota come Era Volgare (e.v,).

    Citando da Wikipedia:

    “La locuzione era volgare, spesso abbreviata in e.v., contrapposta ad avanti era volgare, abbreviata in a.e.v. o a prima dell’era volgare, abbreviata in p.e.v., indica il posizionamento temporale di una data relativamente al calendario gregoriano (o giuliano, se specificato). Sono indicati con tale locuzione gli anni 1 e successivi, e con avanti era volgare, o a.e.v. gli anni precedenti.
    La locuzione, che è sinonimo di post Christum natum, deriva da Era Vulgaris, usata per la prima volta nel 1716 dal vescovo inglese John Prideaux, volendo indicare il concetto di “era popolare”.
    Questa terminologia è nata tra i cristiani in Europa già dal 1615 (prima in latino), è stata adottata in diverse culture non cristiane, da molti studiosi di studi religiosi e di altri settori accademici , per non specificare il riferimento a Cristo dal momento che la datazione sarebbe scorretta (Cristo sarebbe nato circa 3 anni prima [sotto Erode] della data convenzionale) e da altri che desiderano essere sensibili ai non-cristiani: con questa annotazione infatti non si fanno esplicitamente uso di titoli religiosi per Gesù, come Cristo e Signore, che sono utilizzati nella notazione avanti Cristo e dopo Cristo.
    Questo sistema è stato quindi definito politicamente corretto”

    Conseguentemente non si preoccupi dal momento che, come sapevano anche gli storici antichi il riferimento alla nascita di Cristo riguarda addirittura un anno sbagliato e quindi in ogni caso non sussiste reato.

  9. 9 Abbadessa Carmelo 11-6-2009

    Caro Luca,
    hai spiegato benissimo che con il termine “era volgare” si indica, per il nostro calendario, un conteggio degli anni che parte sempre dalla presunta data della nascita di Cristo; quindi la sostanza di quanto ho prima scritto non cambia. Ci sono anche autorevoli teorie di un errore di sei o sette anni per quel conteggio (e resta fermo che sulla data esatta non c’è certezza) ma questo è irrilevante per il concetto del nostro calendario; .
    E questo, ovviamente, è un argomento storico e non religioso.
    In realtà il termine “era volgare” (che tu stesso, giustamente, dici che è sinonimo di “post Cristum natum”) è recente (pochi secoli, appunto) e oggi desueto (ho chiesto a molti ragazzi e quasi nessuno lo conosceva); fra l’altro risponde anche al Comandamento “non nominare il nome di Dio invano”. Io non ne ho parlato, nella mia precedente nota, perché …. evito tutto ciò ch’è volgare.
    Per ringraziarti dell’attenzione e della conferma che mi hai dato, ti regalo l’idea di chiedere un rimborso di ….. 4000 €.
    AVE.
    Carmelo

  10. 10 IL BRIGANTE MUSOLINO 11-6-2009

    Caro Giampiero
    che quest’europa fosse un coacervo di debosciati, truffatori, senza Dio, pederasti, comunisti, non c’era alcun dubbio. Che fosse anche contro Cristo non me lo sarei mai aspettato. Che poi anche debosciati acquisiti che nulla hanno a che spartire con la nostra vita quotidiana ci vengano a dire come dobbiamo comportarci a casa nostra, francamente mi disgusta. Continuando di questo passo, questa accozzaglia europea non farà molta strada. Quello che mi rammarica, è che un’adesione a questa cialtroneria delle curvature dei cetrioli, non è passata attraverso un referendum, e questa è una colpa grave dei politicanti di casa nostra. prenderemo nota di questo. Un asluto a tutti i Cristiani.

  11. 11 Perla 11-10-2009

    Ricordo che, a metà agosto, Magdi Allam, giornalista e uomo politico convertitosi al cristianesimo e perseguitato per questo, ha pubblicato un articolo su “Libero”, dove sostiene che il vuoto ideologico che caratterizza il mondo occidentale rischia di essere colmato con simboli e pensieri di altre culture e tradizioni, estranee alla nostra e ben più radicate. Gli integralisti islamici sono, infatti, molto organizzati in tal senso, perché possiedono il fanatismo della fede e l’appoggio finanziario e morale dei governi dei loro paesi di origine, i quali non sono laici ma si identificano appunto con la religione ufficiale. Da noi, invece di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche e di vietare le recite di Natale per non offendere la sensibilità dei musulmani, dovrebbero eliminare le moschee, luoghi non semplicemente di culto, ma covi di terroristi! La signora di Abano che si era rivolta alla Corte Europea appartiene ad una associazione italiana di atei. Si tratta, quindi, di una rivendicazioe strumentale. Il suo scopo non è solo quello di fare rimuovere il crocifisso dalla aule della scuola frequentata dai figli, ma è spinta da motivi ideologici personali. La motivazione della sentenza dell’UE é che la presenza dei crocifissi nelle classi costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”, in quanto “segno religioso” che potrebbe condizionarli “incoraggiando” i bambini già cattolici (!) e “disturbando” quelli atei o di altre religioni. L’art. 8 della Costituzione Italiana parla chiaro in proposito:”Tutte le confessionei religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.” Ovviamente, la sentenza non è vincolante per il nostro Governo, in quanto la questione rientra negli affari interni del nostro paese e, giustamente, il Parlamento, con un orientamento bipartisan, ha già preso le distanze. I modelli culturali di uno stato sovrano non possono essere stabiliti a Bruxelles o a Strasburgo, nemmeno se le decisioni della Corte di Giustizia Europea si basano su delle norme approvate da tutta l’Unione. Poiché di cultura si tratta, oltre che di religione. L’esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici, poi, non è in contrasto con il principio di libera Chiesa in libero Stato. Il principio di laicità non significa privarsi di simboli e tradizioni che fanno parte della storia di un popolo. Un paese senza simboli è un paese decadente. La stessa Natalia Ginzburg, intellettuale, scrittrice e deputata del PCI al parlamento italiano, ne sottolineò l’importanza. Ora, simbolo della religione ufficiale dello Stato Italiano è il crocifisso, così come simbolo della Repubblica Italiana è il Presidente della Repubblica e simbolo dell’unità nazionale è la bandiera tricolore. A nessuno verrebbe in mente di chiedere la rimozione delle foto di Giorgio Napolitano dagli uffici pubblici per non urtare la sensibilità di coloro che non condividono il suo orientamento politico oppure di sostituire la bandiera italiana con quella europea o con quella della pace. Sono tutti simboli della nostra civiltà; la libertà di esporli nei luoghi pubblici non ce la può togliere nessuna minoranza linguistica, etnica o religiosa che sia!

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