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  |   Pubblicato in Corriere della Sera and Precari  |3 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Pubblico un articolo de Il Corriere del Veneto, a firma di Fausto Pezzato dal titolo: “Bamboccioni e Famiglie”, pag 1 del 22 gennaio 2010.

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La lotta del ministro Brunetta contro i «bamboccioni» imbranati e nullafacenti dovrebbe avere la sua «soluzione finale» nell’espulsione dei giovani dalle loro famiglie appena compiuti i 18 anni. Questa «pulizia anagrafica» non ha precedenti né analogie nella storia nazionale, mancando il pretesto razziale che consentì allora di perseguitare una categoria di cittadini. A meno che non si arrivi a stabilire per via legislativa che avere 18 anni è reato, questa improvvisa ventata di intolleranza calvinistica in un Paese approssimativamente cattolico, la campagna cui si allude sembra destinata solo ad assorbire il surplus di adrenalina del ministro. Le premesse sociali per realizzare le sue buone intenzioni che consisterebbero, par di capire, nel liberare le famiglie dalla prole parassitaria per trasformarla in «popolazione attiva» sono inesistenti. Oltre che sul lavoro, la nostra Repubblica infatti è fondata anche sulla precarietà e sulla disoccupazione: caratteristica evidente soprattutto in periodi di vacche magre come l’attuale. C’è di più. Impegnati come siamo nel mantenimento di un tenore di vita già mediocre, non sentiamo il fascino di un regolamento di conti con i nostri figli. E, di conseguenza, restiamo scettici quando a far garrire questa bandiera sono gli esponenti di una casta assai numerosa e ferocemente conservatrice in tutto ciò che la riguarda. Perchè prima, assai prima, di intervenire sui costumi esistenziali e sulle astuzie dei cosiddetti «bamboccioni» bisogna eliminare i privilegi di chi con la sola politica mette insieme pranzo e cena, si procura il necessario e il superfluo, gode di scorciatoie e facilitazioni e sovente si toglie lo sfizio di impartire lezioni pratiche e morali a coloro che arrivano a fine mese con la lingua di fuori. Non sarebbe certo difficile inanellare qui, seduta stante, una serie di persuasivi esempi sulla necessità primaria: riformare il costume di una classe dirigente che dalla propria missione ricava confortevoli benefici. Questa sì, caro ministro, sarebbe la piattaforma sulla quale costruire un rapporto di fiducia con la gente che ora si sente chiamata in causa solo in prossimità delle urne, quando si accende l’aureola di ogni elettore che viene subito spenta a festa finita e santo gabbato. 1 «bamboccioni» non infestano soltanto la società sottostante affinchè dai pulpiti parlamentari ci si scagli contro di loro, pagliuzze negli occhi della comunità scovate e deprecate dai portatori di travi. «Bamboccioni» si trovano anche nelle istituzioni, nelle stanze del Potere, dove possono fare più danni dei loro simili che ne sono privi. Immaginare, in un simile contesto, che si possa addirittura buttar fuori i diciottenni dalle famiglie come si spinge in acqua un bambino perchè impari a nuotare, beh, è una barzelletta che non fa nemmeno ridere. Riceveremmo dalla classe di cui sopra la comunicazione che la vita privata nell’ambito famigliare è una faccenda che non è più di nostra competenza dal momento che viene «configurata» nelle segreterie dei partiti.




  1. 1 Mary 1-22-2010

    Non posso che condividere quanto è stato espresso, anche perchè direttamente coinvolta: ho un figlio di 35 anni che vive con me, anche se vorrebbe andarsene, ma l’alternativa non c’è, purtroppo, come è stato ben ampiamente descritto!

  2. 2 Renzo 1-22-2010

    Un tempo le sciocchezze non provenivano in maniera così stupida e sfacciata da Ministri della Repubblica, ma purtroppo la deriva in cui viviamo ci costringe a sentire personaggi squallidi tipo Brunetta, professore ma povero di maturità e senso della misura. Che desolazione.

  3. 3 valeria chinaglia 1-23-2010

    Il ministro deve aver studiato la storia del Sud Africa dove, in periodo di apartheid, i bamboccioni negri per legge dovevano lasciare la famiglia al compimento dei 18 anni. Non ci sono altri paesi, tranne la Cina per il numero dei figli, che si inseriscano così pesantemente nella gestione familiare. Sono sconcertata

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