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Policlinico Umberto I di Roma
Policlinico Umberto I di Roma

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. L’ospedale, vecchio o nuovo che sia, si identifica come il luogo della cura e dell’ assistenza sanitaria. Quello che si vuole costruire a Padova invece è un nuovo Policlinico universitario, inteso come luogo dove l’assistenza è finalizzata alla didattica, allo studio e alla ricerca. Solo così si spiega come mai a qualunque livello e a qualunque tavolo di concertazione, gli “attori” principali dell’assistenza sanitaria, come per esempio i medici ospedalieri e l’azienda ULSS che come propria “mission” ha l’assistenza, non sono stati minimamente interpellati, né in fase preliminare, né in fase di progettazione, né in fase di discussione e approvazione.
Ben venga un nuovo Policlinico Universitario, dove l’Università investa proprie risorse, trovi finanziamenti e ne guidi finalità e gestione. Un nuovo policlinico con un proprio “campus” ha solo da guadagnarne in efficienza ed eliminazione di costi e di sprechi. Fino a qualche tempo fa infatti esistevano due centri di trapianto per il fegato ed ancora oggi non si conta il numero di chirurgie e di medicine, con altrettanto “sparpagliamento” di personale medico e non. Se non altro, senato accademico permettendo, si potrebbe razionalizzare al meglio il numero di posti letto  in rapporto al personale e alla didattica, con ambienti più confortevoli e dignitosi per gli studi dei formatori, le aule degli studenti, i laboratori e le stanze di degenza. Un esempio in Italia di Policlinico a gestione e guida universitarie l’abbiamo: il Policlinico Umberto I di Roma. L’Ospedale è un’altra cosa. Non solo perché l’Assistenza al cittadino è il punto focale, il “primum movens”, ma anche perché questa non si svolge solo dentro le mura dell’Ospedale. Pensiamo alle residenze sanitarie assistite, ai protocolli assistenziali, alla terapia domiciliare, alle case di riposo, ai Distretti, all’Hospice…
Oggi circa 500.000 cittadini dell’ULSS 16 (Padova e Piove di Sacco) hanno da poco il loro “nuovo” ospedale, dove cura e continuità assistenziale socio-sanitaria sono assicurate e si spera che lo siano sempre di più. Capisco la sofferenza dell’Università, i cui mali si sono incancreniti nel tempo, come la gerontocrazia (i ricercatori hanno un’età media di 55 anni), l’autoreferenzialità, l’incapacità di richiamo da altre Regioni che non siano sottosviluppate dal punto di vista sanitario, l’incapacità di attirare finanziamenti. E tutto questo nonostante  mille medici ospedalieri che “tirano la carretta” in Azienda Ospedaliera. Concludendo, se di nuovo Policlinico Universitario in realtà si tratta, l’Università ha tutto il diritto di “dettar legge”, per competenza e “mission”, tanto è vero che ha un proprio Ministero. Per l’Ospedale no, vecchio o nuovo che sia, lo dimostra la storia della sanità Veneta e Padovana in particolare e lo dimostra ancora di più oggi, con tutta l’organizzazione assistenziale presa a modello da altre Regioni. Quando si vuole parlare di Ospedale, coloro che hanno come “mission” l’assitenza al cittadino, sono pronti a dare il loro massimo contributo, al fine di evitare madornali errori di organizzazione, programmazione  e di gestione, che si ripercuoterebbero inevitabilmente sulla salute dei cittadini! Un’ultima, non per importanza, annotazione: se ci fosse la stessa volontà dimostrata per quest’opera, si potrebbe eliminare il precariato di 500  dirigenti della Sanità del Veneto!




  1. 1 Giorgio 3-26-2010

    Solo per un “sano” rispetto della storia del monoblocco Ti ricordo che questo è stato voluto dall’Amm.ne Ospedaliera!
    Quattro “sfigati” armati solo di grande buona volontà e coraggio, che ho avuto il piacere di conoscere di persona, si sono imbarcati in una impresa ciclopica alla fine degli anni ‘50.
    Tutto era partito bene, in sostanza era tutto ospedale nel senso che tu hai dato alla parola “mission”.
    Poi le prime “metastasi”, ma ancora non particolarmente infiltranti, come l’urologia seguita dalla Chir. Plastica.
    L’uscita di scena degli ultimi primari di medicina ospedaliera ha fatto precipitare tutto e se vai a fare un conteggio dei posti letto ospedalieri ci resti male.
    Speriamo che “San Buon Senso” (mi verrebbe da dire lo Spirito Santo, ma credo non abbia neanche Lui voglia di metterci il naso) faccia in modo che siano interpellati tutti gli Attori e che le decisioni finali siano prese dopo aver consultato Tutti.

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