13
set
1 Stella2 Stelle3 stelle4 stelle5 stelle (13 voti, media: 4.54 su 5)
Loading ... Loading ...
  |   Pubblicato in Politica and Terrorismo  |1 commento   |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

àˆ il 17 giugno 1974 quando Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci vengono uccisi nella sede di Padova del Movimento Sociale Italiano. àˆ appena trascorso un mese dalla conclusione del rapimento del giudice genovese Mario Sossi, rilasciato dalle Br sano e salvo alla fine di un lungo e tormentato braccio di ferro con lo Stato, che aveva dato alla banda armata comunista l’immagine di banditi gentiluomini, di coloro che erano riusciti a mettere in scacco le forze dell’ordine e a dividere drammaticamente quelle politiche, senza spargere una sola goccia di sangue. Il rapimento aveva generato immediatamente due fronti: quello della trattativa e quello della intransigenza (come avverrà  quattro anni dopo con Moro). Posizioni inconciliabili e perdenti: alla fine, a vincere saranno solo le BR, che offriranno all’opinione pubblica, l’incarnazione di novelli Robin Hood in un’escalation di azioni in cui non solo nessuno era mai morto, ma addirittura rimasto ferito. Fino a quel momento, fino alla tragedia di Padova, le Brigate Rosse avevano compiuto infatti solo gesti dimostrativi contro macchine e fabbriche, ma anche di una certa audacia e consistenza penale, come i diversi sequestri lampo di capi e capetti messi a segno su segnalazioni provenienti dall’interno delle stesse fabbriche. Ma ora quei due omicidi denunciavano un tragico salto di qualità  nell’escalation del partito armato: una nuova fase in cui nulla sarebbe più stato come prima.

I terroristi si presentano a Padova e Renato Curcio confesserà : «Si e trattato di incidente sul lavoro. Noi puntavamo al cuore dello Stato». Si scatena una ridda di ipotesi che vanno dalle “fantomatiche Brigate Rosse” alle piste nere, fino al delirio di un regolamento di conti tra fascisti. Insomma, le stesse congetture funamboliche e colpevolmente demenziali avanzate un anno prima dopo il rogo di Primavalle, dove due figli di un missino erano morti carbonizzati nella loro abitazione. Anche in quella occasione c’era stato chi – e non certo l’ultimo qualunquista che passava per strada, ma fior di intellettuali – aveva avallato la tesi “interna”: cioè che i Mattei avrebbero dato fuoco al loro appartamento per far ricadere la colpa sull’ultrasinistra, non valutando bene l’impossibilità  di controllare il fuoco e mettere al riparo tutti i componenti di una famiglia numerosa, o che fossero stati puniti da una faida fascista.

Il sipario sulle diverse speculazioni cala quando, finalmente, le BR diffondono un comunicato in cui si assumono la responsabilità  del duplice omicidio, pur precisando che comunque quelle morti non erano volute, ma che erano la conseguenza della reazione inconsulta dei due missini. Ma Giralucci e Mazzola non erano due “incidenti”. Erano due persone col loro lavoro, i loro affetti, le loro idee. Anche politiche. Ed era proprio questa la loro “colpa”: quella di avere una propria identità  politica e, peggio, di praticarla in un periodo in cui morire di politica era una eventualità  all’ordine del giorno. Per Mazzola e Giralucci, questa nefasta “eventualità ” si concretizza a Padova il 17 giugno 1974 fra le 9.30 e le 10 del mattino, quando al numero 24 di via Zabarella che ospita la sede dell’Msi-Dn di Padova arriva un commando brigatista per una “perquisizione e acquisizione di documenti”, prassi ormai consueta e collaudata delle Br.

Ma questa volta qualcosa va storto, come confermerà  la ricostruzione fatta in aula di giustizia da una componente del commando, Susanna Ronconi: Serafini faceva il palo, Semeria guidava l’auto, la stessa Ronconi era rimasta sulle scale in attesa dei documenti prelevati da mettere in una borsa, mentre Ognibene e Pelli erano entrati nella sede. La settimana prima, in visita di ricognizione si era presentato alla sede del Msi Roberto Ognibene che, dando generalità  false e dichiarando la propria simpatia per il Msi, aveva annunicato la sua prossima iscrizione al partito. Penetrati all’interno del locali che avrebbero dovuto “perquisire” con tutta tranquillità  perché vuoti quella mattina, Pelli e Ognibene si trovarono invece inaspettatamente al cospetto di due persone: Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, entrambi casualmente presenti nella sede del partito. Un imprevisto di fronte al quale i due brigatisti reagirono estraendo le pistole, una P38 e una 7,65 con silenziatore, ma Mazzola si avventò contro uno dei due, subito imitato da Giralucci. Fu in quel momento che Giralucci fu colpito alla spalla, mentre Mazzola riceveva un colpo alla gamba destra. Poi furono finiti entrambi con un colpo alla testa.

Sedici anni dopo, l’11 maggio 1990, i giudici della Corte d’Assise di Padova condanneranno i responsabili di quegli omicidi con queste pene: Roberto Ognibene a 18 anni di reclusione, Susanna Ronconi e Giorgio Semeria a 9 anni e sei mesi, Martino Serafini a 6 anni, un mese e dieci giorni. Fabrizio Pelli era intanto morto in carcere nel 1979 per leucemia. Contro la sentenza proporranno appello sia il PM, sia la difesa. Il processo di Appello si aprirà  il 20 novembre 1991 di fronte alla Corte d’Assise di Venezia, e il 9 dicembre dello stesso anno, Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedranno convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio, rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi riceveranno 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, mentre ad Ognibene verrà  confermata la pena di 18 anni: tutte pene inasprite rispetto al primo grado. Serafini nel luglio 1992 otterrà  la grazia, ma il 1° agosto verrà  riarrestato per scontare due anni e mezzo di pena residua. Ronconi e Semeria usufruiranno della semilibertà  e anche Ognibene godrà  dei benefici dovuti alla legge sui dissociati e lavorerà  presso il comune di Bologna. (Fonte: Il Giornale di Vicenza, 12/9/2007, “I terroristi si presentano a Padova” a firma di Pino Casamassima)

Anno 2007: Il ministro Ferrero nomina Susanna Ronconi Presidente della Consulta per le tossicodipendenze, che sarà  costretta a dimettersi dopo un esposto in Procura presentato contro il Ministro da Piero Mazzola, figlio di Giuseppe, in quanto nella condanna è specificato che Susanna Ronconi non può ricoprire incarichi pubblici: la nomina ministeriale infatti è un incarico pubblico. Il Ministro afferma che non ne era a conoscenza! Nessuno ha chiesto le dimissioni del Ministro, che è ancora al suo posto! (ne ho già  parlato tempo fa in: “Lettera al Ministro Ferrero“)

Sempre nel 2007 sono arrestate 15 persone del Centro Sociale Gramigna a Padova, sospettate di appartenere alle BR. Due di loro, Davide Bortolato presunto capo delle nuove BR e Claudio Latino, presunto capo della cellula milanese e già  protagonista del pestaggio al professor Petter durante gli anni dell’Autonomia di Toni Negri, sono assegnatari di due alloggi del Comune di Padova.

Solo nel 2007, 33 anni dopo l’omicidio, le Istituzioni commemorano con una cerimonia ufficiale, l’eccidio di Via Zabarella.

Ancora nel 2007 la lapide che ricorda il barbaro omicidio di Mazzola e Giralucci è posta ad una distanza di 5 cm da quel muro di via Zabarella, per il rifiuto opposto dai condòmini: 5 cm che vengono definiti “della vergogna”, a significare la mancanza di senso civico della Città .

Anno 2007, al Festival del cinema di Venezia, l’attrice Fanny Ardant dichiara: “Oggi in Italia avete quello che per me è un eroe: Renato Curcio. Lui non è diventato un uomo d’affari. Le BR? Un fenomeno passionale!”




  1. 1 Fernando D'Anna 9-17-2007

    LA CRUDA CRONISTORIA LOCALE DI QUESTI FATTI DOVREBBE ESSERE ESPOSTA ALLA SIGNORA ARDANT (e chi e’?) E A TANTI CITTADINI DI PADOVA E D’ITALIA: ALLA PRIMA,PERCHE’ SE NE STIA MEGLIO QUIETA OLTREOCEANO E IGNORANTE DI VERE VERITA’ CHE ACCADONO DA QUESTE PARTI, AI SECONDI,PERCHE’ RIFLETTANO BENE E INTERAMENTE SU QUALI PIEDISTALLI DOVREBBERO PESARE “DEMOCRATICAMENTE” I REALI PRINCIPI DI CIVILTA’ E RISPETTO UMANO SPESSO DIMENTICATI PER OPPORTUNISMO,QUINDI TRADITI. IL MALESSERE ECONOMICO POTREBBE FORSE ANDARE DI PARI PASSO COL MALESSERE CIVILE? MEDITATE,MEDITATE SU COSA C’E’ DA SPAZZAR VIA PRESTO PRIMA DELLA CATASTROFE IRREVERSIBILE COMUNE.

Per lasciare un commento inserisci nei campi seguenti Nome, E-Mail (non verrà pubblicata) e un indirizzo web (facoltativo). ATTENZIONE: Avruscio.it non è responsabile per il contenuto dei commenti, i quali appartengono esclusivamente a chi li ha scritti. Mi riservo comunque di eliminare eventuali commenti non pertinenti con l'articolo o dal contenuto offensivo. Gli indirizzi IP degli utenti vengono memorizzati automaticamente e in caso di violazione di legge verranno comunicati all'autorità competente.

cerca