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2italy_peFini contro Berlusconi. Berlusconi contro Fini. E’ la prima volta che si assite in diretta Tv allo scontro politico di due ancora (almeno formalmente fino adesso) alleati. Si esce dal “politichese”. Pane al pane, vino al vino. La “stanza dei bottoni” sotto i riflettori. Una sorta di “grande fratello” della politica, dove tutto avviene sotto gli occhi di tutti. Di sicuro una rivoluzione mediatica di cui in futuro non si potrà non tenerne conto: il “tiepido” non interessa più a nessuno. Il linguaggio diretto, quello andato in onda in diretta Tv tra berlusconi e Fini, fa della televisione il vero protagonista della scena politica. E ora alcune domande.
Quali sono le ragioni per cui Fini e Berlusconi hanno formato un unico partito, il Pdl, dall’ex Forza Italia ed ex Alleanza Nazionale? Quali sono le ragioni profonde dello scontro ora in atto? Si andrà alla rottura?
Ci saranno elezioni anticipate? Fini creerà gruppi parlamentari autonomi? Si dimetterà da Presidente della Camera? Berlusconi cercherà di ricucire lo strappo? Sarà possibile procedere con le tanto attese Riforme senza un’armonia di fondo? Esiste già un dialogo di Fini con Rutelli, Casini e Dalema? La Lega ha interesse a ritornare al voto?
Sicuramente le domande non si esauriscono qui….ma quali le risposte?




  1. 1 FRA DIAVOLO 4-23-2010

    IN MERITO ALL’ATTEGGIAMENTO DI FINI DEGLI ULTIMI TEMPI, CREDO PERSONALMENTE, CHE SOLTANTO L’EFFETTO DEGLI STUPEFACENTI PUO’ DETERMINARE QUESTI COMPORTAMENTI.

  2. 2 nino 4-23-2010

    finalmente qualcuno che non se la sente più di stare a 90 gradi continuando a dire che comunque tutto questo è per il bene degli italiani

  3. 3 Aurora 4-24-2010

    Il mio modesto parere,in qualità di ex camerata ; ho conosciuto Fini quando ancora non era
    nessuno e seguiva Giorgio Almirante in giro per l’Italia partecipando a tutti i suoi comizi: un vero tira piedi,in realtà si trattava di un ragazzo molto,molto ambizioso ed avido di potere,che dal suo “maestro” ha imparato ben poco. Almirante aveva degli ideali autentici,e li rivendicava pagando lo scotto della sua impopolarità ,il suo delfino,invece, ha abiurato quegli ideali a vantaggio della popolarità,del successo e del potere. Non mi meraviglio dunque ,se ora soffrendo di complessi di inferiorità difronte alla posizione politica di Berlusconi,e sentendosi sminuito ,in un ruolo tutto sommato di secondo piano,abbia bisogno di sognare nuove alleanze,nella recondita speranza di diventare lui il Primo fra tutti.Al di là delle motivazioni politiche,dunque,io credo che il problema fra i due sia solo il “Potere”che ,come affermò Andreotti : “…logora chi non ce l’ha.

  4. 4 gianni 4-24-2010

    tanto scalpore perchè fini ha osato per la prima volta dissentire:tutti dimenticano che bossi, il grande alleato, ha fatto cadere il governo di berlusconi due volte, ha affermato che è un mafioso e che mai si sarebbe messo con lui.
    ciò premesso se da un lato è giusto che in democrazia tutti debbano accettare le decisioni della maggioranza si può rilevare che
    1) democrazia è una parola insignificante quando il padrone decide e la
    2) maggioranza ubbidisce per servilismo e per convenienza;
    3) fini ha parlato all’interno del partito e la carica di presidente della camera non c’entra nulla altrimenti per analogia berlusconi, maestro del conflitto di interessi, o fa il premier o il padrone del partito.
    4) certo che l’effetto è stato avvilente soprattutto nel vedere che gli interessi del paese non contano niente e nel contempo i lecchini come bondi, alifano, ….in azione e da ciò si capisce perchè non si vuole cambiare la legge elettorale per dare agli italiani il diritto/dovere di scelta.i candidati se li sceglie il padrone del partito e tutti diventano ricattabili e ubbidienti.

  5. 5 Perla 5-1-2010

    Non ritengo che lo scontro tra Silvio Berlusconi ed il Presidente della Camera sia nato per delle motivazioni personali. Gianfranco Fini è un politico troppo navigato e lungimirante per ridurre la politica a mere questioni di poltrona e, al tempo stesso, è troppo intelligente per non essersi reso conto delle implicazioni economiche e socio-culturali che, a lungo termine, comporterà  l’alleanza del suo partito con la Lega.
    E’ da tempo che Fini, in qualità  di confondatore del PdL e quindi di uomo politico di parte, esprime (con estremo equilibrio e diplomazia vista l’alta carica che riveste) la propria opinione su alcune questioni di carattere politico riguardanti i problemi del paese, l’azione del governo, il ruolo del PdL all’interno della coalizione. Il fatto che non lo abbia voluto fare in maniera così plateale prima delle elezioni amministrative dimostra un alto senso del dovere e di devozione nei confronti del partito. Mi pare legittimo, però, che ora, con l’avvicinarsi del consueto avvicendamento di metà  legislatura nella presidenza di commissioni parlamentari, ecc., il gruppo di ex-AN voglia fare sentire il proprio peso e richieda una partecipazione più attiva e consapevole ai lavori del governo.La presenza di una pluralità  di opinioni e posizioni all’interno del proprio partito è espressione di democrazia. Il partito deve essere luogo di confronto e di dibattito! Uscire dal coro non significa volerlo dividere, o mettere in discussione la leadership di Berlusconi, come lo stesso Fini ha sottolineato in varie occasioni.
    Quando nel 2008 Gianfranco Fini ha fondato un nuovo partito insieme all’allora presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, ha dimostrato determinazione e coraggio. E’ entrato a farne parte come socio alla pari. E’ stato penalizzato per questa scelta da una parte del suo elettorato che non lo ha seguito su quella strada. Eppure è andato avanti. Aveva compreso che il paese era pronto per il bipolarismo. Ha definito “metastasi” le correnti interne, tipiche forse dei vecchi partiti e che erano finalizzate ad acquisire fette di potere. Ma altra cosa è una sana dialettica, un confronto democratico, leale su temi attuali, come il federalismo fiscale, la scuola, l’immigrazione, la coesione nazionale, la riforma costituzionale. Sono questi i punti di maggiore contrasto con la Lega.
    A fine legislatura gli italiani giudicheranno l’operato del PdL. Valuteranno come ha affrontato la crisi economica e anche la posizione assunta nei confronti delle idee politiche della Lega, che non necessariamente coincidono con quelle del PdL. E verificheranno se il programma elettorale sarà  stato rispettato o meno. Quando il 22 aprile, nel suo lungo discorso alla direzione nazionale Fini ha parlato di “dimostrazione di lealtà ”, intendeva proprio questo. Lo ’scontro’ era necessario e doveroso, per conservare la fiducia di chi ha votato PdL.

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