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  |   Pubblicato in Coppie di fatto and Politica  |12 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Pubblico un mio intervento uscito sulle pagine de Il Gazzettino venerdi 1 ottobre 2010, che descrive purtroppo amaramente le condizioni in cui vivono molte famiglie nell’ambito di una più generale perdita di punti di riferimento. “La Famiglia è la Patria del cuore”. Lo scriveva Mazzini il 23 aprile 1860 ne “I Doveri dell’uomo”, dove le cose più
sante erano ritenute Dio, la Patria, l’Umanità e la Famiglia. A 150 anni dall’Unità d’Italia sono cambiate molte cose, soprattutto gli ideali di riferimento.
Oggi si discute se sia giusto o meno addobbare le aule con il crocefisso, se è corretto nelle scuole fare il presepe. Si discute se l’inno nazionale ci rappresenta, se nelle scuole devono esserci altri simboli al posto del tricolore, se i Padani siano italiani o meno.
E la Famiglia? Ci sono Leggi adeguate al sostegno di questo piccolo Stato in miniatura? E’ molto triste affermarlo, ma le famiglie soprattutto se numerose e con reddito medio-basso, con le attuali leggi, hanno dei vantaggi a separarsi. Alcuni esempi. Famiglia con 4 bambini e ambedue genitori che lavorano, lui percepisce 37.000 euro, lei 5.000, con reddito complessivo annuo di 42000 euro lordi. Gli assegni familiari percepiti in questo caso, con nucleo familiare di 6 persone, sono di 273,40 euro al mese. Se la famiglia si separa, lei con il reddito di 5.000 euro lordi e un nucleo familiare di 5 componenti, solo di assegni familiari percepisce 576,25 euro al mese e relativi benefits sociali che derivano dal basso reddito, come l’asilo nido comunale che costerebbe 90 euro contro 431 euro, le agevolazioni per le tasse scolastiche, buoni scuola, energia elettrica, affitto, ticket sanitari e quant’altro Un altro esempio: se la famiglia con 3 o quattro figli ha solo uno dei due genitori che lavora e percepisce ad esempio un reddito di 40.000 euro lordi, gli assegni familiari con tre figli a carico sono di 158,52 euro, se i figli sono quattro l’assegno è di 304,43 euro mensile.
Se la stessa famiglia decidesse di separarsi, il genitore senza reddito percepirebbe un assegno familiare di 458,33 euro con tre figli, 583,33 euro con quattro, 754 euro con cinque. Inoltre se in modo concordato l’assegno del coniuge per il mantenimento non supera i 5000 euro l’anno, ecco che scattano i benefici sociali per le tasse scolastiche, il buono scuola, l’asilo nido, la mensa scolastica, il bonus energia, l’affitto, l’esenzione dai ticket sanitari, la casa popolare. In più il coniuge che percepisce reddito detrae dalle tasse quell’assegno di mantenimento. Gli esempi sono molteplici e la differenza aumenta in relazione al numero di figli.
Ecco perché circa 8.000 persone (il 5%) secondo l’Associazione matrimonialisti italiani scelgono la `separazione simulata’ per ottenere vantaggi fiscali. Simulata perchè la coppia è affiatata e continua a vivere insieme. Sono tanti infatti i casi nei quali i coniugi, pur non avendo alcuna intenzione di vivere separati e di sospendere i doveri reciproci che discendono dal matrimonio, chiedono l’omologazione della propria separazione consensuale, al solo fine di mitigare alcune evidenti lacune dell’ordinamento in materia di tutela della famiglia. Infatti, è noto che alla base di molte separazioni coniugali consensuali non vi è l’effettiva crisi del rapporto, bensì l’esigenza di ottenere per via indiretta le agevolazioni fiscali che le leggi italiane negano alle famiglie fondate sul matrimonio.
Sono 150 anni che l’Italia è unita, ma quali sono i valori che oggi uniscono gli italiani?




  1. 1 Dona 10-2-2010

    Panoramica perfetta e reale. I miei complimenti.
    Oggi pur di salvaguardare la famiglia, ma soprattutto riuscire a mantenerla, si è costretti a questi atti di separazione.
    La causa di tutto cio’? TROPPE TASSE!!! e chi ne paga le conseguenze? solo chi percepisce reddito da lavoro dipendente, tassato fino all’ultimo centesimo.
    Non parliamo poi di sospensioni lavorative, disoccupazione, precariato , sanità , scuola ecc.;
    Non voglio aggiungere altro, ma il mio messaggio è chiaro. Bisogna cambiare questa politica dove oggi chi è ricco lo è ancor di piu’ e chi era ed è del ceto medio, sta diventando povero.
    Insomma l’Italia è una Nazione povera!!!! in tutti i sensi.
    Grazie Giampero per darci l’opportunità  di esprimere i nostri pensieri, reali e sinceri, non mollare!!!!

  2. 2 Maurizio 10-2-2010

    Quello che dici fa pensare e non poco!

  3. 3 mario 10-3-2010

    Caro Giampiero la verità  è che nel guazzabuglio di leggi su leggi oggi esistente – una vera babele – non solo non si orizzontano i poveri cittadini., ma non ci capisce più niente neppure chi prepara le leggi (non ti dico chi le vota) per cui escono questi aborti di palesi ingiustizie che in un sistema organico e razionale di disposizioni non avrebbero spazio! Bisogna continuare a lavorare per correggere le mille contraddizioni che quotidianamente ci affliggono. Forza e coraggio!

  4. 4 Enrico 10-4-2010

    Credo che la stessa situazione si verifichi al momento del pensionamento: se uno dei coniugi supera un determinato livello di reddito l’altro percepisce solo l’importo minimo anche se ha maturato contributi pieni! Quando si diventa anziani, conviene separarsi!

  5. 5 Giampiero 10-4-2010

    E’ molto triste ammetterlo, ma il fenomeno delle “separazioni simulate” in questo periodo di crisi è in aumento. Le leggi sulla famiglia sono molto lacunose e poco “protettive”, soprattutto se si tratta di famiglie numerose e con reddito medio o medio-basso! E’ un dato di fatto che ci sono sempre più persone che preferiscono convivere senza sposarsi, famiglie con un solo genitore, con una natalità  assolutamente ai minimi termini rispetto ad una popolazione composta sempre più di “vecchi”! E già  solo questa proporzione “rovescia” scombussola tutto il sistema sociale e pensionistico…

  6. 6 Perla 10-14-2010

    Caro Giampiero,
    nel tuo intervento riporti dei casi limite; non si tratta di una ricerca sociologica o di dati esponenziali, anzi, il fenomeno sembra addirittura poco credibile. Scegliere la via della separazione simulata in cambio di vantaggi fiscali non rientra, a mio parere, nella natura e nella prassi degli italiani. Inoltre, sorge spontanea una domanda. Se, come sostieni, esistono delle lacune nell’ordinamento in materia di tutela della famiglia, perché l’attuale governo, che sembra essere molto sensibile all’argomento, non ha provveduto a cambiare la normativa?
    Se, infine, il numero delle persone che preferiscono convivere piuttosto che sposarsi, è in aumento, il motivo è da attribuire indubbiamente a quel cambiamento di valori (e di usi e costumi aggiungerei) che citi all’inizio del tuo articolo, e non certo a considerazioni di natura fiscale! Un saluto..

  7. 7 Giampiero 10-14-2010

    Grazie per le acute osservazioni! In verità  la famiglia italiana versa da moltissimi anni in difficoltà . I matrimoni sono in continuo calo rispetto alle convivenze, mentre divorzi e separazioni sono in aumento. Al concetto di famiglia si sta sovrapponendo il concetto di “famiglie” le più varie…E’ chiaro che i valori fondamentali su cui lo Stato Italiano è nato, come il concetto tradizionale di Famiglia è andato mutando radicalmente nel tempo, ma è altrettanto vero che da moltissimi anni a questa parte non c’è stato nessun governo che abbia posto in campo politiche serie ed efficaci di sostegno alla famiglia. Già  il “Quoziente Familiare” che si prospetta e di cui si parla ormai da tempo va nella direzione giusta. I casi cosiddetti “estremi”, cioè le famiglie numerose con quattro o cinque figli, erano la normalità  fino agli anni 60 e forse 70. Le politiche familiari dei governi che si sono succeduti non hanno certo incentivato le famiglie numerose, tanto è che la natalità  in Italia è sostenuta dagli extracomunitari! Il fenomeno delle “separazioni simulate” delle famiglie con reddito medio-basso che hanno dai tre figli in sù, soprattutto in questo periodo di crisi sono invece in aumento…non lo dico io, ma l’Associazione matrimonialisti italiani. Io ho potuto solo raccogliere qualche testimonianza indiretta…

  8. 8 elisa 10-15-2010

    Vorrei soffermarmi sul commento di Perla che, forse non ha ben presente cosa vuol dire avere una famiglia numerosa oggi.
    Facciamo un po’ di conti:
    2 figli adolescenti costano circa 300 euro l’uno (tra scuola, sport e qualche uscita);
    2 figli tra 0 e 4 anni costano di asilo nido o baby sitter circa 800 euro;
    Durante i periodi “critici” si arriva a spendere anche 200 euro di farmaci al mese, molti dei quali pure non detraibili fiscalmente perchè considerati “etici”.
    Da questo conto non sono compresi vestiti,spese dentistiche, e tutto ciò che riguarda vitto e alloggio (consumi compresi) di una famiglia numerosa, che tra l’altro per potersi spostare ha pure bisogno di una macchina “maxi”.
    Se poi si aggiunge la precarietà  del lavoro, diventa davvero difficile arrivare a fine mese!
    Ma chi non ha provato non può sapere, io stessa prima di raggiungere quota 4 non mi ponevo il problema poiché due stipendi ci bastavano. Il problema lo sto vivendo ora, giorno per giorno e quanto descritto nell’articolo fa veramente riflettere: “dove va a finire il valore della famiglia di fronte a necessità  di sopravvivenza quotidiana?”

    Elisa

  9. 9 perla 10-16-2010

    Cara Elisa, comprendo le Sue preoccupazioni e posso capire il Suo punto di vista. Il suo commento richiama alla mente altri casi e altre situazioni. Come, per esempio, la storia di quell’ impiegato ministeriale di Roma che, per arrotondare lo stipendio, tutte le mattine dopo aver timbrato il cartellino, si recava altrove per svolgere un secondo lavoro. Oppure il caso di quella signora veneta che di giorno lavorava come cassiera in un supermercato e di notte si dedicava ad un’altra professione, più remunerativa forse, ma indubbiamente meno rispettabile. Potrei continuare, l’elenco è lungo. Si tratta sempre di scelte personali, cosi come è una scelta personale simulare una separazione per motivi fiscali. Scelte che implicano valori etici e morali e che comportano condizionamenti, rinunce e compromessi, che quasi sempre ledono la dignità  dell’uomo.

  10. 10 Giampiero 10-16-2010

    Cara Perla, non è sicuramente “etico” paragonare la scelta di prostituirsi con una separazione simulata! Semmai è da paragonare con la scelta di molte famiglie a non pretenedere la fatturazione da parte di chi viene a dipingere in casa o a fare qualche piccolo lavoro di muratura o di giardinaggio o di elettricità  se il conto da pagare è meno salato! E questo viene fatto perchè le famiglie non possono detrarre dalle dichiarazioni dei redditi tali spese, allora diventa più conveniente pagare in “nero”, perchè si ha un risparmio. E questo con la prostituzione non ha niente a che vedere. Semmai bisogna chiedersi se è “etico” per uno Stato obbligare molte famiglie a scelte non “etiche”, ad “arrangiarsi” come possono, soprattutto quando lo stesso Stato, dai Comuni ai Governi Centrali che si sono succeduti nel tempo, da una parte non attuano politiche di sostegno alle famiglie, dall’altra sprecano denaro pubblico in consulenze, stipendi, apparati, consigli di amministrazioni, opere inutilizzabili, ecc, ecc….
    Il messaggio che lo Stato attraverso le Sue leggi dà  è quello che separarsi conviene, soprattutto se si hanno molti figli e uno stipendio medio-basso. Questo è un fatto! Il valore della Famiglia lo si rende importante, anche attraverso le leggi.

  11. 11 elisa 10-16-2010

    Cara Perla, lo scenario ch dipinge è certamente vero , ma per quel che riguarda le scelte personali direi che più che di scelta si tratta di valutare ciò che è meno peggio per garantire un futuro ai figli, e se la legge non lo fa allora anche i valori passano in secondo piano, e questo lo dico amaramente…molto amaramente.
    Elisa

  12. 12 Perla 10-18-2010

    Non voleva essere un confronto; infatti, ho parlato di “altri casi e altre situazioni”… Per quanto riguarda le fatturazioni in nero, hai ragione, è un circolo viziozo che andrebbe spezzato! E’ una prassi purtroppo molto diffusa nel nostro paese e non riguarda solo artigiani e operai, ma anche liberi professionisti, docenti, medici ecc. Si tratta, quindi, di una consuetudine che non nasce necessariamente da una situazione di disagio, anche se ha origine proprio laddove, in passato, una cattiva conduzione dello Stato e dei beni pubblici ha favorito il fenomeno dell’”arte di arrangiarsi”..

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