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  |   Pubblicato in Gazzettino and Sanità  |1 commento   |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Pubblico l’articolo di domenica 10/10/10 de Il Gazzettino, a firma di Federica Cappellato, dal titolo: “Pronto Soccorso Missionario”. Riflessioni, analisi e dati sulle prestazioni di Pronto Soccorso di Padova dal 2006 ad oggi (Azienda Ospedaliera e Ospedale Sant’Antonio, esclusi il Pronto Soccorso Pediatrico e ostetrico-ginecologico). Dati che impongono una valutazione e un approccio alle prestazioni sanitarie che necessariamente devono trovare una migliore e più efficace razionalizzazione, al fine di rendere un servizio migliore e più appropriato alle esigenze dei cittadini.

Efficiente sì, ma è una «voragine» per il bilancio sanitario. E’ il Pronto Soccorso, e Giampiero Avruscio, Direttore della Medicina specialistica dell’Ulss 16 e Vice Presidente del Consiglio comunale, spalanca la porta su uno sperpero dai contorni enormi che rientra sotto il nome di consumismo sanitario. «A Padova il numero di prestazioni è dell’ordine di 14 pro capite contro la media nazionale di 9. Questo vuol dire che siamo più attivi di altri ma – sostiene Avruscio moltissime prestazioni richieste dai cittadini sono inutili e gravano sul costo generale della sanità . Poi c’è il peso, non trascurabile, del fattore “accoglienza”: negli ultimi quattro anni circa 6.000 prestazioni ambulatoriali di Pronto soccorso sono state effettuate per extracomunitari non residenti, i cosiddetti stp (stranieri temporaneamente presenti), assistiti in modo gratuito dal nostro sistema sanitario regionale. A questo si aggiungono circa 3 milioni e mezzo di curo di ricoveri a extracomunitari privi di qualsiasi forma di assistenza nei Paesi di origine e in Italia clandestinamente. Ovviamente si tratta di costi non rimborsabili».
Il grosso problema tuttavia è che il Pronto soccorso, nella maggior parte della sua attività , non svolge le funzioni per cui è nato. Moltissimi utenti lo usano come fosse un poliambulatorio con tutto ciò che ne consegue in termini di efficacia del servizio e tempi di attesa». Dal 2006 ad oggi, su una media annua di oltre 100.000 accessi di padovani al Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera e del Sant’Antonio, esclusi quello pediatrico e ginecologico, i codici rossi (pazienti in pericolo di vita) sono stati meno del 3% e sommati ai codici gialli (i gravi) sono saliti al 30%. Il dato si appesantisce relativamente agli stranieri, su 18.000 accessi annui in media, l’1% cento è  in codici rossi, il 14% gialli. Negli ultimi quattro anni, vi sono stati 19.164 accessi da parte di romeni, 9.665 entrate di cittadini moldavi, 9.651 di marocchini, 7.725 di nigeriani, 4.505 albanesi e 4.487 tunisini e solo di queste ultime due nazioni la percentuale di pazienti gravissimi o gravi ha superato il 20%. «Questo vuol dire – conclude Avruscio – che più dell’80%, e fino all’85% nel caso degli stranieri, di chi ricorre al Pronto soccorso lo fa in modo inappropriato, per urgenze che in realtà  non sono tali. Se si considera che a ciò si accompagnano esami di laboratorio, radiologici e altri test strumentali, trasporti interni, consulenze specialistiche e quant’altro, l’inappropiatezza genera uno sperpero di risorse enorme».




  1. 1 AndreaDFC 10-13-2010

    Sono totalmente d’accordo nella necessità  di regolamentare meglio l’utilizzo del Pronto Soccorso. Anche perchè, è inutile nasconderselo, non si può fare beneficienza quando mancano le risorse.

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