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  |   Pubblicato in Attività  in Comune, Gazzettino and Via Anelli  |2 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Da il Gazzettino di oggi 2 marzo 2011 dal titolo: «”Sfrattati” da via Anelli, oggi abusivi negli alloggi pubblici», a firma di Mauro Giacon

Sono ancora lì. Col contratto scaduto, al di fuori di ogni regola. Sono lì anche se non dovrebbero esserci. Perché ci sono degli impegni che il Comune aveva detto di prendersi e non li ha onorati. «Parliamo dei residenti di via Anelli che sono stati ospitati in alloggi pubblici dell’Ater e del Comune, quando è stato liberato il bronx. Ebbene, dopo quattro anni avrebbero dovuto andarsene. Anzi: i singles avevano solo due anni di tempo. Ho chiesto di sapere la situazione e metà degli alloggi tolti a cittadini in graduatoria, che avevano diritto di averli, sono ancora a loro disposizione. E’ una vergogna».
Le parole sono del vicepresidente del consiglio comunale Giampiero Avruscio (Pdl) che ha compiuto una ricerca. «Sono stati utilizzati complessivamente 155 alloggi pubblici per gli sgomberi. Di questi 55 sono ancora occupati da persone con contratto scaduto. Perché stanno ancora lì?». Questa la situazione registrata ufficialmente al 28 gennaio di quest’anno, ma altri dati più recenti parlano di cifre ancora superiori. Sui 73 alloggi dell’Ater sottratti alle graduatorie 36 sarebbero ancora occupati, mentre sui 66 del Comune sarebbero 34 quelli non ancora liberati.
L’accordo che ha coinvolto Comune, Ater e Regione che hanno finanziato pesantemente per questa emergenza un piano di edilizia alternativo (l’Ater sta finendo di costruire 54 alloggi a Torre e altri 30 si appresta a cominciare ad Altichiero su terreno comunale) prevedeva però dopo quattro anni il ritorno delle residenze a chi ne aveva diritto. Ricordiamo che le palazzine di via Anelli, diventate il supermercato della droga del Veneto, cominciarono ad essere scgomberate il 28 febbraio 2005, mentre l’ultimo lucchetto fu messo il 16 luglio del 2007, quindi per alcuni i quattro anni sono già scaduti.
«Mi risulta – continua Avruscio – che in questi anni siano andate via 371 persone ma che ce ne siamo ancora 210 con contratto scaduto. Di queste 164 sono nuclei famigliari e 46 sono singles. La maggioranza sono marocchini e nigeriani. A me sembra dunque che sia un flop il piano di accompagnamento e reinserimento denominato “Oltre il ghetto”». «Ci sono state varie vicissitudini in questa storia – continua Avruscio – ricorderò fra tutte il tentativo dell’amministrazione di disporre assegnazioni non solo ai residenti ma anche ai semplici domiciliati. Ma la reazione della Regione, che interviene nel piano con 15 milioni di euro, costrinse il Comune a fare in parte marcia indietro. In quei frangenti la Regione pretese garanzie dal Comune sia in merito alla trasparenza delle assegnazioni che nell’assicurare la massima tempestività per il reintegro del patrimonio edilizio da destinare all’edilizia residenziale pubblica. Ora ci sono ancora decine di appartamenti occupati in modo improprio, appartamenti “sequestrati” alla graduatoria Erp e quindi negati a quelle famiglie che avrebbero il sacrosanto diritto di abitarli».




  1. 1 Daniela 3-2-2011

    Ottimo il tuo intervento. Mi sorge però anche un’altra domanda: chi abita effettivamente in quelle case? Quali controlli ci sono per evitare eventuali sub-affitti???

  2. 2 Giampiero 3-2-2011

    Durante la fase di “sfollamento” di via Anelli le persone che occupavano quegli appartamenti avevano diritto ad un alloggio comunale transitorio per due anni se singles e per quattro anni se con famiglia, secondo tali criteri: 1)proprietari dell’appartamento 2)possesso di un contratto di affitto 3) possesso di qualche documento che comprovasse l’affitto (ricevuta della luce, acqua…), 4) sulla parola! I due e quattro anni servivano per trovare un altro appartamento sul mercato, in quanto abitare in via Anelli non dava diritto automaticamente al possesso di una casa popolare, visto che per questo esiste una graduatoria. Anzi la maggiorparte ha un reddito che non ne consente l’inserimento in tali graduatorie…
    Se già  all’inizio si potevano occupare alloggi popolari “sulla parola”, non vedo come possa il Comune vigilare e controllare chi abiti realmente quegli appartamenti…

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