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  |   Pubblicato in Precari  |5 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Un ringraziamento a ciascuno dei Precari ed in particolare alla delegazione dei Precari Dirigenti Medici e Veterinari, Psicologi, Biologi, Farmacisti, Chimici, Fisici, Ingegneri, Dirigenti Amministrativi, che hanno concorso con le loro testimonianze e attivo impegno ad iniziare un nuovo capitolo della Sanit Veneta e della loro vita!…successivi passi ci attendono: non molliamo!

su www.precarius.com l’interpretazione autentica della Legge per la stabilizzazione dei Dirigenti Precari nel SSR




  1. 1 davide 11-12-2007

    I ringraziamenti devono essere si rivolti alla delegazione, ma credo che i maggiori ringraziamenti debbano essere fatti all “autista” della delegazione che con tenacia e diplomazia riuscito a organizzare l’udienza e ottenere una riflessione che ha dato origine ad una chiarezza ed una posizione “aperta” ai problemi dei precari.
    ancora grazie Giampiero!!!!

  2. 2 Giorgio 11-13-2007

    Non posso che unirmi al ringraziamento verso la delegazione e verso il condottiero :-)

  3. 3 geronimo 11-14-2007

    I GIOVANI, LA PRECARIETA’ E LE BUGIE DELLA POLITICA

    La politica nell’ultima campagna elettorale si spellata la lingua nel dichiararsi contro la precariet nel mondo del lavoro ed ha dichiarato di voler ABOLIRE tale barbarie sociale.
    Noi giovani che probabilmente siamo un p pi intelligenti di certi politicanti e di certi comici che parlano per slogan di cose che nemmeno conoscono, forse abbiamo un’idea leggermente diversa sul tema:
    dichiarasi a favore o contro la flessibilit nel mondo del lavoro da idioti perch non si possono avere posizioni aprioristiche su tale tema.
    Faccio un paio di esempi:
    1) in un’economia che funziona, flessibilit molto spesso sinonimo di riallocazione immediata della forza lavoro nei settori produttivi che si dimostrano in un determinato momento pi trainanti rispetto ad altri ( se oggi tira pi la produzione di bulloni, il contabile, l’operaio ed il magazziniere si riallocheranno immediatamente in tale settore)
    Al contrario in un’economia come quella italiana, la flessibilit solo un voler trasferire il rischio d’impresa sui lavoratori ( se io sono un imprenditore e sono tartassato dalle tasse, vendo poco o voglio pi utili, basta cacciare un p di precari e cos torno competitivo);
    2) In un certo senso la flessibilit ha dato una mano ai giovani alle prime armi nei primi approcci con il mondo del lavoro permettendo di entrare sicuramente con rapporti instabili nelle aziende ma altrettanto sicuramente di riempire un curriculum che altrimenti sarebbe rimasto vuoto.

    Da questi due esempi si evince che non ci sono crociate da fare sulla flessibilit ma semmai bisognerebbe orientarsi ad avversare quei meccanismi che trasformano la flessibilit in una sorta di precariato cronico e di lunga durata; in altri termini bisogna solo porre degli argini alla legge 30… e vabb che devo fare esperienza ma non mi puoi farmi fare l’atipico a vita !!!
    Ma analizziamo meglio le cose:
    La progressiva diffusione dei contratti cosiddetti “atipici” ha ormai assunto, nel bene e nel male, un ruolo di rilievo nella dinamica dell’occupazione tanto che si pu far risalire la ripresa occupazionale italiana all’inizio del 1998 con l’adozione del pacchetto Treu, che favoriva l’utilizzo di forme di lavoro a termine e a tempo parziale.
    La riforma Maroni non ha fatto altro che proseguire nella deregulation iniziata nel ’98.
    Da allora, infatti, la quota dei lavoratori impiegati a part time sul totale dei dipendenti passata dal 7% a oltre il 12% nell’intera economia, arrivando a oltre il 16% nel settore terziario privato(Dati del 2003).
    Anche i lavoratori a tempo determinato sul totale dei dipendenti salgono a loro volta, negli ultimi quattro anni, dal 7% a oltre il 12% se si escludono gli addetti all’agricoltura e al settore turistico-commerciale, dove sempre stata alta l’incidenza dei lavoratori stagionali. Pi elevata , inoltre, la quota delle donne con contratti a termine e, soprattutto, quella dei giovani con meno di trent’anni, che raddoppia rispetto alla media degli occupati.
    Ma significativo anche l’aumento dei lavoratori assunti a tempo indeterminato e a tempo pieno, la cui dinamica nel corso del 1999-2003 ha chiaramente beneficiato degli incentivi (credito d’imposta) introdotti dalla Finanziaria 2001 per i nuovi occupati a tempo indeterminato e in seguito parzialmente confermati.
    Se l’occupazione flessibile e precaria considerata un fattore in grado di influenzare positivamente le statistiche, ritengo che sia fattore in grado soprattutto di influenzare negativamente la vita di tutti quei giovani che, accettando all’inizio della loro carriera lavorativa la flessibilit come buon modo per affacciarsi al mercato del lavoro, ne sono rimasti pian piano intrappolati.

    La situazione complessiva del sistema Italia abbastanza deludente e la lunghezza del ciclo economico negativo ha avvolto il nostro Paese in una spirale stagflattiva dalla quale difficilmente ci si potr sottrarre se non con la radicale inversione di tendenza delle strategie economiche del nostro Paese.
    Gli artifici finanziari dei Governi succedutesi negli anni capaci solo di fare cassa, le manovre non strutturali sui conti pubblici ed il mancato aggancio della ripresa economica mondiale, difficilmente permetteranno a questo Governo come altri Governi di liberare risorse fresche, utili ad intervenire nei settori nevralgici del malessere Italiano.
    Certo se si evitassero demagogie e si indirizzassero i vari tesoretti alla riduzione del debito Pubblico, beh forse qualche risorsa fresca e strutturale la si riuscirebbe a recuperare.
    L’economia reale del nostro Paese soffre la scarsa competitivit nel settore dei servizi ove c’ poca concorrenza e la dinamica dei prezzi contribuisce massicciamente all’aumento dell’inflazione, elemento che pi di ogni altro frena i consumi interni nel nostro Paese ed inficia la fiducia dei mercati e delle famiglie.
    Se il sistema produttivo italiano, lungi dall’avere regali fiscali per giunta indirizzati quasi esclusivamente alle grandi imprese, avesse ottenuto dai Governi un concreto e generalizzato sgravio del costo del lavoro, forse avrebbe guadagnato in termini di competitivit sui mercati esteri ed interni, avrebbe controllato la dinamica dei prezzi ed avrebbe raggiunto risultati lusinghieri in termini di occupazione stabile senza puntare sulla precariet selvaggia.
    Chiaramente, oltre all’inflazione cavalcante le famiglie hanno risentito di questa ondata di flessibilit selvaggia e miope che ha funzionato pi come slogan che come moltiplicatore sull’occupazione.
    La flessibilit, infatti, non elemento che pu aprioristicamente rendere virtuose le dinamiche occupazionali, non tanto dal punto di vista quantitativo quanto qualitativo.
    In Italia, infatti, i contratti atipici hanno contribuito ad aumentare in termini meramente contabili il saldo occupazionale ma hanno diffuso un’incertezza ed un malessere sociale che ha paralizzato il sistema Paese.

    Una politica del lavoro che non argini il ricorso sistematico e l’abuso del del precariato lavorativo per i giovani definibile come liberismo selvaggio, far west e macelleria sociale.
    Parimenti una politica del lavoro che miri ad abrogare la Legge Biagi, sarebbe definibile come demagogica e dannosa.
    Per porre in essere una politica del lavoro che venga incontro alle esigenze delle nuove generazioni e della famiglia, forse sarebbe corretto non abolire tutte le forme di lavoro flessibile, ma correggerne le storture.
    La legge 30 va emendata in modo che siano ben definiti e ristretti gli ambiti di applicazione del lavoro precario di cui oggi si abusa e che ad un aumento dell’insicurezza lavorativa corrisponda il giusto contrappeso in termini di ammortizzatori sociali e retribuzione..
    E’ necessario che si limiti il pericolo del precariato cronico impedendo con sanzioni pesanti ai datori di lavoro di contrattualizzare perpetuamente lo stesso lavoratore a tempo determinato ricorrendo a semplici tecniche di elusione delle norme.
    Sarebbe forse efficace incentivare le imprese ad assumere precari attraverso sgravi sul costo del lavoro proporzionali all’anzianit di precariato del lavoratore che assorbono con un contratto a tempo indeterminato e scoraggiando nel contempo il precariato perpetuo attraverso la progressivit degli oneri a carico azienda calmierata sempre sull’anzianit di precariato del lavoratore.
    Il Governo dovrebbe sostenere con maggiore forza il programma di riduzione del costo del lavoro rimodulando al rialzo gli oneri contributivi sul lavoro flessibile ed al ribasso quelli sui nuovi assunti stabilmente…. Invece per abolire lo scalone ha fatto l’esatto contrario !!!
    E’ necessario riformare la Legge Biagi inserendo gli opportuni meccanismi di protezione sociale sui lavoratori espulsi dai processi produttivi aiutandoli nel loro iter di riconversione e riqualificazione e nella ricerca di una nuova occupazione.
    Sarebbe anche importante che il Governo emendasse la Legge Biagi prevedendo pene pi severe sul lavoro nero e sull’elusione delle norme come ad esempio il meccanismo del contratto a tempo determinato con successiva proroga, poi stacco di 20 giorni e successivo contratto a tempo determinato.
    Tale meccanismo attualmente consentito ed il principale responsabile del cosiddetto precariato cronico.
    Si tratta di tecniche che andrebbero scoraggiate oltre che vietate.

    Urge riordinare un settore come quello delle norme in materia di diritto del lavoro, deturpato da una corrente di pensiero trasversale in base alla quale quanto maggiore la flessibilit tanto pi si sviluppa il mercato del lavoro.
    L’incertezza sul futuro manifestata a pi riprese dai giovani li a dimostrare che tale assioma errato se non prevede un argine a tali meccanismi.
    L’ instabilit del lavoro, oggi pi che mai costituisce il principale elemento frenante per la formazione di nuove famiglie, per la natalit, per la dinamica dei consumi e quindi per lo sviluppo del nostro Paese..

    Non posso non ricordare inoltre che recenti studi hanno messo in evidenza nessi di causalit tra salute e stabilit lavorativa evidenziando che chi gode di forme contrattuali e retributive migliori, si sottopone pi frequentemente a controlli medici e terapie preventive .
    Allora smettiamo di credere alla favole di chi ci racconta che la flessibilit un male e di chi ci viene a dire l’esatto contrario; sono le solite semplificazioni di una classe politica buona solo a sculettare in televisione.

  4. 4 Carla 11-16-2007

    Sono farmacista, attempata, con prole. Attualmente sono assunta a tempo determinato dopo una vita di contrattini libero professionali e borse di studio. Tante volte avrei voluto darmi per vinta (frase banale ma vera:non facile gestire lavoro e famiglia) e rimanermene in poltrona, ma sai com’ non si arriva a fine mese! Ma dopo tutto, visto che in altri paesi europei possibile, perch non deve essere possibile anche qui fare la mamma e fare bene il proprio lavoro con un minimo di tranquillit e sicurezza?
    Quindi avanti!

  5. 5 Giampiero 11-16-2007

    Forse il nodo centrale della “Cosa Pubblica” quello di recupararne e svelarne l’eticit, ormai nascosta da molto tempo… ringrazio molto per gli attestati di stima che sento di condividere con quanti hanno avuto il coraggio di “alzare la testa”. Caro Geronimo, ormai si instaurato una specie di “gemellaggio” culturale su alcune questioni fondamentali del nostro vivere quotidiano.Nella tua necessariamente lunga disamina, poni l’accento sull’economia del nostro Paese, attorno a cui tutto gira e sul sistema lavoro: da una parte si preservano i sacrosanti diritti ma anche i meno sacrosanti privilegi della “funzione pubblica”, che necessariamente “costano” e che per mantenere dall’altra si costruisce un mondo parallelo di schiavetti bravi, capaci, meritevoli, senza diritti, licenziabili in qualsiasi momento. Qualunque sistema e qualunque riforma di sistema secondo me non ha senso se non tiene in debito conto l’Eticit….la testimonianza di Carla, che ringrazio, ne un’ulteriore prova, soprattutto per come quotidianamente costruisce la propria vita nonostante tutto e contro tutto. La responsabilit di ciascuno di noi forse quella che lasciamo fare, che qualcuno deve fare per noi, che qualcuno si accorga della nostra esistenza, dei nostri diritti…la delega va bene, ma non una delega per la nostra vita…

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