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Pubblico l’articolo de Il Corriere del Veneto (18 maggio 2011) a firma di Giovanni Viafora, sulle elezioni Amministrative in Veneto: 76 i comuni che hanno rinnovato le cariche amministrative in Veneto. Di questi nove sono superiori ai 15 mila abitanti: otto andranno al ballottaggio; a Villorba, invece, il leghista Marco Serena si è imposto al primo turno. 33 sono le amministrazioni che il centrodestra si è aggiudicato dopo l’ultima tornata elettorale. II saldo attivo segna +3. In precedenza erano 30. Nel conto sia i comuni di marca Pdl, sia quelli leghisti. 4 sono i Comuni che la Lega ha perso a vantaggio di sindaci del Pdl. Il centrosinistra ha lasciato sul campo 8 amministrazioni, ma ne ha guadagnate due. Immutata la compagine Udc, che mantiene due poltrone.

PADOVA – Le regole della politica non sono quelle della matematica. Considerando le prime si potrebbe affermare che dall’ultima tornata elettorale non siano emerse sostanziali novità. I numeri dicono infatti che il «peso» dei vari partiti, nel comuni e nelle province del Veneto che hanno rinnovato le cariche (in tutto 76, ma otto aspettano ancora l’esito del ballottaggio), sia rimasto sostanzialmente invariato. Il centrodestra (Pdl più la Lega), che controllava in tutto 3o amministrazioni, ora ne avrà 33; la Lega che da sola ne guidava 6, ora ne avrà 8; il centrosinistra, che governava 19 municipi, ne terrà 13. E stabili restano anche le liste civiche, che passano da i6 a 17.  Considerando le regole della politica, invece, i risultati della consultazione offrono uno scenario molto meno omogeneo, quasi mutevole.
Se è vero che il «peso» dei partiti in complesso non è cambiato; ciò che è variato è stato il rapporto di forza all’interno delle varie coalizioni: sono nate nuove alleanze (come quelle di Rosolina, nel Veneziano, dove si è imposto un sindaco appoggiato da Pdl e Pd), si sono creati nuovi attriti (come a Grezzana, nel Veronese, dove la Lega ha fatto la guerra al Pdl, addirittura con l’aiuto del sindaco Flavio Tosi, ma poi ha dovuto abdicare) e quindi si sono mescolate le poltrone. Un movimento carsico rappresentato dal numero delle amministrazioni che hanno cambiato colore: ben 23, cioè quasi un terzo del totale.
Ed è da qui che si può analizzare anche l’altro dato politico, quello che riguarda la partita a scacchi tra Pdl e Lega, che si sono battagliate un po’ ovunque. Lo scrutinio ha detto che la Lega ha strappato due amministrazioni al Pdl (Castagnaro, nel Veronese e Montagnana, nel Padovano); ma ne ha cedute al partito del presidente Berlusconi ben quattro (Nanto a Vicenza, Grezzana, Nuvolone e in parte Nogara a Verona). Il Carroccio, tuttavia, pur senza cedere lo scettro, è stato sconfitto dal Pdl o da liste vicine al centrodestra in varie altre contese: da Bevilacqua e Colognola nel Veronese, fino a vari comuni del Bellunese. Ma quando si è alleato con il Pdl ha vinto praticamente sempre: Ceregnano (Rovigo), Fiesso dove da 70 anni governava il centrosinistra -ndr – (Venezia), Tregnago (Verona). Da sola, insomma, ha fatto fatica.
Ad analizzare questi fenomeni è il professor Marco Almagesti, docente di Scienza Politica al Bo. «Questi dati confermano una cosa – sostiene -, che sicuramente in Veneto c’è una certa staticità nei due schieramenti. Gli orientamenti di espressione del voto sono quelli, ed è difficile che un elettore si sposti da un’area per andare in un altra. Però ci sono continui aggiustamenti nelle macroaree. E’ definitivamente tramontata la stagione del bipartitismo all’italiana. Ed è emerso in tutta la sua forza l’impatto con il territorio che ha fatto emergere i conflitti». E la partita Lega-Pdl? «Con i rapporti di forza del Veneto quando sono insieme non c’è competizione – dice Almagesti -. Separarsi invece crea una sorta di disorientamento nell’elettorato. Chi si crea l’onere di smarcarsi, crea uno spaesamento. Ed è per questo che la Lega da sola ha spesso ceduto il passo al centrodestra. Le elezioni fanno emergere comunque che il centrodestra con la Lega sia ancora l’area più forte, anche se il calo del Carroccio a Treviso ha messo in evidenza anche una buona ripresa del Pd».
Il professore sottolinea due ulteriori aspetti. Il primo riguarda l’astensionismo. «C’è una certa insofferenza – dichiara – chi si sta astenendo lo fa perché non trova nella offerta politica quello che stanno cercando. E’ probabile che nell’area dell’astensione, ci siano le domande latenti a cui la politica deve dare risposta nei prossimi anni. Chi riuscirà a intuire le prospettive non attuate potrà avere un vantaggio notevole nei prossimi anni».
Il secondo invece il cosiddetto terzo polo, che in Veneto, con l’Udc ha si è confermata solo in due comuni (Badia Calavena e San Pietro a Verona). «Aspetterei a dire che sia fallito. Il terzo polo è forte nell’Italia Meridionale ed è ovvio che sia così. Tra tutte le regioni settentrionali il risultato del Veneto non è disprezzabile. L’area di centro non è fortissima, ma potrà avere peso ai ballottaggi. Il Veneto può essere invece una delle aree dove seguire questo esperimento. Ma in realtà i dati dicono che attualmente il vero terzo polo sia il partito di Beppe Grillo. «Fortissimi a Rovigo e Chioggia – chiosa il politologo -, si procurano voti da varie correnti. Prendono preferenze non solo dai critici al premier Berlusconi, ma anche da quelli che non si sentono contenti della proposta e dei vertici del Pd. Il caso di Rovigo, dove il centrosinistra si è diviso addirittura in tre liste, in questo caso è esemplare. La dirigenza del Pd dovrà ragionare su questo aspetto».




  1. 1 Perla 5-20-2011

    Nelle amministrative del 2008, a Roma Francesco Rutelli vinse al primo turno contro Gianni Alemanno. C’erano 6 punti di differenza (46% contro 40%). Al ballottaggio la situazione cambiò: Alemanno vinse la poltrona da sindaco con il 53,66% dei voti..

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