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  |   Pubblicato in Gazzettino, Sanità and Università   |2 commenti    |   Invia per e-mail questo post Invia per e-mail questo post

Riporto l’intervista pubblicata sulle pagine de Il Gazzettino martedi 9 agosto 2011, dal titolo: IL SOGNO DEL NUOVO OSPEDALE Policlinico con campus, un dubbio a sei zeri. Il medico-consigliere Giampiero Avruscio chiede chiarezza «La sede e le modalità: il governatore Zaia spiazza tutti», a firma di Federica Cappellato.
Un maxi-sogno rimpicciolito di tre quarti. «Il governatore ha spiazzato tutti. Si era quasi certi che la costruzione del nuovo ospedale si dovesse fare sul vecchio, invece Luca Zaia ha dichiarato che certo si farà il nuovo, ma su un’area diversa. L’unica è quella identificata tempo fa dalla delibera del consiglio comunale a Padova ovest, che avrebbe avuto senso per un progetto megagalattico come il “Patavium”. Ma tra 450 e 1750 milioni di euro c’è una bella differenza. È quellla che passa tra la costruzione di un nuovo ospedale di 900-1000 posti letto, con tutti i reparti di elevata specialità che si intersecano nel piano sanitario regionale, e un nuovo Policlinico universitario con annesso Campus per la ricerca e per la didattica. Almeno un po’ di chiarezza, sia nel progetto che nelle cifre».
L’invoca Giampiero Avruscio, vicepresidente del consiglio comunale di Padova, direttore della Medicina specialistica dell’Ulss 16.
«Realizzare un Campus universitario è compito dell’Ateneo che risponde ad un proprio ministero, con propri fondi e proprie finalità. Realizzare un ospedale è compito della Regione, che risponde ad altri obiettivi prevalentemente di tipo assistenziale: l’integrazione delle due cose è fattibile e anzi auspicabile – prosegue Avruscio – ma come la Regione non può pretendere che a costruire l’ospedale sia l’Università, allo stesso modo l’Università non può pretendere che a costruire il Policlinico con annesso Campus sia la Regione».
Padova, per storia e per cultura, merita l’eccellenza in campo medico-sanitario, sia per l’assistenza che per la didattica e la ricerca, ma «mentre l’sssistenza da anni ormai si muove tenendo come centro focale della propria azione il cittadino, attraverso un’organizzazione “a rete”, per cui l’ospedale diventa solo un momento tra le varie e molteplici organizzazioni territoriali, il sistema universitario rileva il medico-politico vive ancorato a vecchi modelli gerarchici, per lo più statici e autoreferenziali. Un sistema ipertrofico rispetto al numero degli studenti e poco propenso alle sfide innovative. Se l’Università con il proprio Ministero mettesse a disposizione i fondi necessari per collegarsi al nuovo ospedale con la costruzione del Campus, l’area di Padova ovest potrebbe avere senso, tenendo presente che costruendo il nuovo, si deve continuare a spendere per il mantenimento del vecchio. Se quella differenza di fondi tra 450 e 1750 milioni di euro non c’è, mantenere l’integrazione tra nuovo Ospedale e Università, per il bene dei cittadini da una parte e della ricerca e della formazione degli studenti dall’altra, ha la scelta obbligata di non buttare il bambino con l’acqua sporca»




  1. 1 Daniele Fabris Monterumici 8-23-2011

    Caro Giampiero,
    non vi è dubbio alcuno che i molti interrogativi, che sollevi, sono concreti ed ineludibili. Mi chiedo, d’altronde, come non partire da una constatazione storica. Tutti noi, Medici ospedalieri inseriti nella struttura padovana, siamo nati e cresciuti in simbiosi assoluta con l’ambiente universitario. Molti (direi quasi tutti) hanno iniziato il loro curriculum professionale e culturale negli istituti clinici universitari (sì certo, inseriti come sono nel complesso ospedaliero). …ed a un certo punto per molti è accaduto che il “cappello a disposizione” fosse di un tipo, piuttosto che dell’altro; ma ben poco è cambiato nella nostra formazione professionale.
    Penso che dividere oggi (anzi, domani!!) le due forze, con la motivazione di “diversi obiettivi”, sia, forse, una avventura che non porterà , nè ai cittadini, nè ai pazienti, nè alla qualità dell’assistenza, vantaggi concreti.
    Forse (anzi FORSE!!) non sarebbe più lungimirante UNIRE queste due forze? anche dal punto di vista della, come dire, referenza ministeriale?
    e, dirai tu, sotto quale bandiera cultural-professionale?
    Se ne può parlare, senza però partire, nè “noi” nè “loro” da preconcetti, ormai frusti
    Spero di perlarne presto con te
    Daniele Fabris

  2. 2 Giampiero 8-23-2011

    Carissimo Daniele,
    il mio auspicio è quello che si arrivi ad un progetto condiviso e che accomuni le due anime…nello stesso tempo c’è necessità  di fare chiarezza.
    A presto!!!

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